Michel, mon président: Platini presidente della Juventus fa sognare i tifosi

Un nome. Una leggenda. Un sogno che sussurra alla memoria e accende la fantasia dei tifosi juventini più romantici e più stanchi. Michel Platini presidente della Juventus: non una boutade, ma una suggestione potente, concreta, necessaria.
"Michel, ma belle", verrebbe da dirgli, anche se al femminile (il termine corretto sarebbe "Michel, mon beau"), con quel sorriso sornione che lui conosce bene. Perché Platini non è solo un ex fuoriclasse: è un uomo che il calcio lo ha vissuto in campo e nei palazzi, con la stessa classe tagliente con cui danzava tra le difese degli anni Ottanta. È uno che sa. Sa come si parla. Sa come si comanda. E soprattutto sa cosa vuol dire essere Juventus.
MICHEL, CLASSE E COMPETENZA, COME L'AVVOCATO
Platini presidente della Juventus, dicevamo. Per chi ha amato la Juve degli anni ‘80, basterebbe quel nome per spolverare le emozioni sepolte sotto il peso delle ultime stagioni in chiaroscuro. Una suggestione? Forse. Ma anche un’idea che ha un senso, e non solo romantico. Michel ha classe innata, carisma da vendere, ironia tagliente come un bisturi francese, e soprattutto un’intelligenza politica che conosce le stanze del potere calcistico meglio di chiunque altro. Uno che non ha paura di dire quel che pensa, e lo fa con garbo e veleno, come sapeva fare sul campo con la palla tra i piedi.
In lui molti rivedono l’eleganza dell’Avvocato. Non solo per quella “r” così aristocratica e parigina da sembrare torinese. Ma per la visione. Per l’istinto. Per quel modo di incarnare il calcio come cultura, come affare, come stile di vita.
UNA JUVE CHE DETTA LEGGE
E allora, perché no? In un momento in cui la Juventus cerca di ricostruirsi un’identità, un volto credibile e autorevole in campo e fuori, Platini rappresenterebbe il perfetto manifesto di una rinascita. E se al suo fianco ci fosse anche Alessandro Del Piero, allora sì che l’apoteosi sarebbe completa. Uno come simbolo del passato glorioso, l’altro come ponte tra storia e futuro. Il resto – dirigenti, squadra, idee – verrebbe da sé. Perché con due figure così, il messaggio sarebbe chiaro: la Juventus torna ad essere la Juventus. Quella vera. Quella che non chiede permesso, ma detta legge. Con classe, ma senza sconti.
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