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Nick Woltemade, il fenicottero di Brema alla corte di Madama: sogno di una notte di fine estate.
Nick Woltemade, il fenicottero di Brema alla corte di Madama: sogno di una notte di fine estate.
E se cominciassimo a realizzare i sogni stasera durante Juventus-Milan, con un gol del fenicottero di Brema? C’era una volta a Brema un ragazzo alto come un campanile e sottile come una promessa, uno di quei pertiche che sembrano sfidare la gravità e la geometria dei campi da calcio. Si chiamava Nick, di cognome Woltemade, e i suoi piedi parlavano una lingua strana, la lingua dei corazzieri che sognano di essere ballerine di danza classica. Un gigante buono, emerso dalle nebbie del Weserstadion, dove il fiume mormora storie di marinai e di vecchie glorie, un ragazzo che portava il pallone non come un attrezzo da lavoro, ma come un segreto da custodire gelosamente tra le pieghe di una falcata lunghissima. Il calcio, lo sappiamo, è una geografia del destino. Spesso i bambini del nord, cresciuti a pane e vento del Mare del Nord, guardano verso sud come i girasoli cercano un dio distratto. E il sud, per quel gigante venuto dalla Bassa Sassonia, si è tinto improvvisamente di un biancore accecante, il bianco e il nero della Juventus, la signora severa che siede sul trono di Torino, esigente e implacabile come un notaio piemontese. A Torino cercano sempre l’ordine, la geometria esatta, la quadratura del cerchio. E invece si ritrovano in casa questo spilungone venuto dal freddo, un’anomalia genetica in un mondo di velocisti tascabili. Woltemade, parola dal significato letterale di “virtuoso”, non corre: naviga per il prato. Ha la grazia goffa dei fenicotteri che tentano il volo e la sproporzione magnifica di chi è cresciuto troppo in fretta, lasciando che le gambe precedessero il resto del mondo. La storia del pallone è piena di questi giganti gentili, di torri d’avorio scese in battaglia. Come dimenticare Jan Koller, il gigante ceco che sembrava un eroe di Hašek uscito da una birreria di Praga per abbattere le porte con la forza di una quercia secolare? O Peter Crouch, il palo della luce che sapeva trattare il pallone con la delicatezza di un vasaio? Sono i miracoli della natura prestati al rettangolo verde: corpi fuori misura che sfidano la fisica cartesiana, dimostrando che la grazia non è questione di centimetri, ma di intenzione. Woltemade appartiene – e qui lo si spera vivamente! - a questa stirpe rara. Non è un centravanti statico, una boa piantata nell'area di rigore ad aspettare che piova dal cielo un pallone benedetto. No. A Nick piace girare intorno al gioco come un satellite pigro, cucire la trama, inventare corridoi invisibili con quel suo passo felpato e sbilenco. Lo vedi impattare la palla e c'è un istante di pura ilarità prospettica: la spalla sfiora le nuvole, il busto si piega in un’angolazione impossibile, eppure il piattone destro carezza il cuoio con la delicatezza d'ago di un ricamatore, lasciando il difensore piantato nell'erba a inseguire l'ombra di una torre che danza. È un trequartista travestito da colosso, un nove e mezzo o un dieci e mezzo, che guarda tutti dall'alto in basso, letteralmente e metaforicamente. Eppure, la Juventus è un tritacarne affascinante. A Torino non basta avere talento; bisogna avere la scorza dura, la corazza interiore di chi sa che ogni pallone pesa come un macigno e ogni errore viene soppesato sulla bilancia della storia. La maglia bianconera ha una sua gravità specifica spaventosa. Ti stringe le spalle, ti entra sotto la pelle, ti chiede di vincere prima ancora di imparare a conoscere i compagni di squadra. Un poeta avrebbe sorriso di fronte a questo trasferimento, annotando nel suo taccuino invisibile la parabola di un ragazzo che lascia il Nord Europa per cercare il fuoco sotto il sole d'Italia. Perché il calcio, in fondo, è una caccia al tesoro collettiva, un viaggio picaresco in cui i sognatori provano a domare un pallone di cuoio per non soccombere alla noia del mondo. I tedeschi, si sa, fanno il proprio dovere. Hanno dentro una specie di orologio svizzero piantato nel petto, una regolarità metronomica che non ammette cedimenti. Non si arrendono mai, neanche quando la pioggia cade battente e il campo diventa un pantano, neanche quando il pubblico mormora e la pressione si fa insostenibile. C’è una tempra di ferro in quella terra di foreste e leggende, la stessa tempra che ha spinto i filosofi di quel paese a interrogarsi sul senso dell’infinito. Solo che qui l’infinito si misura in metri di campo da coprire e in duelli aerei da vincere contro difensori feroci come cani da guardia. Farà bene? Chissà. Il futuro è una terra straniera, un libro scritto con inchiostro simpatico che si lascia leggere solo col passare dei giorni. A volte i giganti si perdono nei vicoli stretti del campionato italiano, soffocati dalle marcature preventive, aggrediti da stopper tascabili e cattivi che non lasciano respirare neanche i santi. Altre volte, invece, la loro grandezza diventa un faro nella notte, un punto di riferimento immobile attorno a cui gira tutto il sistema solare della squadra. Pensiamo a Zlatan Ibrahimović, che aveva la stessa stazza monumentale e la stessa insolvenza verso la banalità. Zlatan arrivò a Torino con la spavalderia dei re della strada, trasformando ogni scetticismo in polvere. Woltemade non ha la stessa spavalderia svedese; ha il passo più timido, lo sguardo di chi si stupisce ancora della propria altezza, l'aria del bravo ragazzo che ha paura di pestare i piedi ai compagni nello spogliatoio. Ma sotto quella cortesia nordica pulsa il motore implacabile dei conquistatori silenziosi. Kafka avrebbe forse scritto un racconto su questo: un uomo che si risveglia improvvisamente a Torino, circondato da una lingua che non comprende del tutto, sotto lo sguardo scrutatore di dirigenti in abito scuro e tifosi esigenti che pretendono miracoli ogni domenica. Un processo kafkiano alla rovescia, dove l'imputato è condannato a segnare gol e a far innamorare la curva con le sue lunghe leve. Ma il campo, fortunatamente, non ha bisogno di romanzi per esistere; è esso stesso un romanzo che si scrive da solo, minuto dopo minuto. Quando Nick calcerà il suo primo pallone sotto la luce dei riflettori dell'Allianz Stadium, con quel modo tutto suo di coordinarsi, scoordinato eppure efficace, si fermerà il tempo per un istante. Si percepirà il fruscio metallico dei tacchetti sul prato bagnato, il vapore caldo del fiato che taglia l'aria di Torino sotto i fari abbaglianti, e quel sordo "pop" del pallone stoppato a seguire: tre metri di falcata che divorano la metà campo nello spazio di un battito di ciglia, mentre il brusio di quarantamila spettatori si stacca dagli spalti per farsi silenzio d'attesa. I tifosi della Juventus trattengono sempre il fiato davanti ai giocatori enigmatici, a quelli che non rientrano negli schemi preconfezionati. Amano i lottatori sanguigni, è vero, ma hanno un debole segreto per i poeti malinconici, per quelli che sembrano capitati lì per caso e che invece, alla fine, finiscono per decidere le partite con un colpo di tacco o un inserimento surreale. La Germania ha regalato alla Juventus campioni memorabili, uomini di granito e di classe purissima, da Helmut Haller ad Andreas Möller, da Thomas Haessler a Jurgen Kohler, fino a Sami Khedira. Ognuno di loro ha portato a Torino un pezzo della propria patria laboriosa e rigorosa. Woltemade porta qualcosa di diverso: porta la leggerezza dell’imprevedibile, la stravaganza di un gigante che sa accarezzare la sfera con la delicatezza di un bambino. Riuscirà a conquistare la corte sabauda? La risposta fluttua nell'aria tiepida delle serate di coppa, tra i cori della curva e il ticchettio dei cronometri. Nel frattempo, il gigante di Brema ha allacciato gli scarpini. Ha fatto le valigie, ha lasciato le rive del fiume amato per tuffarsi nel caos di una squadra che non sa accontentarsi mai. Inquadrato dall'alto nel buio del tunnel prima di entrare in campo, le strisce verticali bianche e nere sembrano allungarsi all'infinito sulla sua schiena, riducendo i compagni a stature da comparsa; poi fa tre passi felpati verso la luce, piega il collo gigante per aggiustarsi i parastinchi e rivela caviglie sottili come steli, pronte a reggere il peso di un'intera storia. E mentre il pallone rotola verso il cerchio di centrocampo, c'è chi scommette che i suoi piedi lunghi sapranno disegnare traiettorie che nessuno, prima di lui, aveva mai osato immaginare. Perché il calcio, in fondo, appartiene a chi ha il coraggio di essere diverso, a chi non si piega alle leggi della gravità, e cammina un metro sopra la terra, sospeso tra il sogno e la realtà. Roberto De Frede
Buffon: "Woltemade può essere un valore aggiunto. Futuro da dirigente della Juve? Ecco cosa ho in mente..."
Buffon: "Woltemade può essere un valore aggiunto. Futuro da dirigente della Juve? Ecco cosa ho in mente..."
Questa sera la Juventus ospiterà il Milan, il primo big match della stagione dove sarà importante che i bianconeri mostrino subito di voler competere per i primi posti. In vista della partita, l'ex portiere della Vecchia Signora, Gianluigi Buffon, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de la Gazzetta dello Sport. "Il mio primo Juve-Milan? La prima sfida a San Siro. Shevchenko mi fece un gol irripetibile, non so nemmeno quanto voluto. Qualcosa di strabiliante. Però, ovviamente, l’immagine che ho di Juve-Milan è Manchester, la finale di Champions 2003". "Chi vedo meglio? Il Milan può avere l’entusiasmo della novità: nuovo progetto, nuovo allenatore, nuovi giocatori e può vivere sulle ali dell’entusiasmo. Quando si cambia tanto, però, serve tempo per trovare la quadra. La Juventus parte più avvantaggiata, forte dei nove mesi di lavoro di Spalletti e di un mercato indirizzato in parte anche da Luciano. La dirigenza e Spalletti hanno operato veramente bene. Mi incuriosisce Woltemade. Voglio vedere se con la sua fisicità, i suoi 198 centimetri abbinati a un’ottima tecnica, sarà dominante come mi aspetto". "Woltemade valore aggiunto? Direi proprio di sì. Woltemade nel campionato italiano degli ultimi anni può essere un valore aggiunto". "Chi decide la partita? Mi piacerebbe fosse Conceiçao. E soprattutto Kolo Muani: sbloccarsi in una partita così sarebbe l’ideale". "Kolo Muani? Kolo ha voluto fortemente la Juve, un aspetto che deve inorgoglire tutti. Ma se lo vedo a Torino, non gli dico nulla: è già stato chiaro Spalletti con lui dopo Frosinone. Non c’è più nulla da aggiungere". "Spalletti? Luciano è una sorta di Mago Merlino. Perfezionista meticoloso, dal cuore buono. Spalletti tramite i suoi studi, la conoscenza del calcio e la profondità dei rapporti cerca una chimica perfetta e vincente nel presente e nel futuro". "Se mi ha chiesto consigli? Non gli ho detto nulla e vi dico perché: il mondo Juve va vissuto. E solo quando lo vivi, lo capisci. Luciano già l’anno scorso è entrato nel cuore dei tifosi. La squadra, al di là dei risultati, ha dato risposte importanti e lui ha sempre parlato senza filtri alla gente evidenziando l’onore e l’orgoglio nel rappresentare la Juventus con tutta la sua storia". "Vicario? A Guglielmo ho dato solo un consiglio: godersi l’esperienza. Giocare nella Juventus è un privilegio, ovunque vai respiri l’importanza della maglia". "Se è sottovalutato? No, ma è valutato da tanta gente che non ha una conoscenza piena del ruolo del portiere. Vicario è stato molto criticato nell’ultimo anno al Tottenham, ma è reduce da una esperienza forgiante, è stato protagonista e vincente in Premier. La passata stagione ha pagato dazio perché quando una squadra va male al 99,99% ci va di mezzo anche il portiere". "Grabara? Lui è come Szczesny, non è una riserva. Sono portieri che danno garanzie anche da titolari: gli impegni sono tanti, è giusto far sentire importanti tutti". "Ruolo da dirigente nella Juve? Ho in mente due strade. O un’avventura che abbia dentro una parte di sentimento che mi possa trascinare, un qualcosa che riguardi la mia storia. Altrimenti un progetto accattivante con degli obiettivi impensabili per una realtà nuova che parte dal basso per arrivare verso l’infinito e oltre. Vedremo".
Milik fuori da tutto: ora che succede?
Milik fuori da tutto: ora che succede?
Dopo essere stato escluso dalla lista UEFA, Arkadiusz Milik non è stato inserito da Luciano Spalletti nemmeno in quella per la Serie A. Teoricamente, il centravanti polacco sarebbe pagato dalla Juventus semplicemente per giocare in Coppa Italia, visto che non esistono liste per quella competizione, ma possono essere impiegati tutti i tesserati. Chiaro che la situazione non faccia piacere né al giocatore né alla Juventus, che deve comunque pagare uno stipendio praticamente “a ufo”. Dalle parti della Continassa, però, si sentono la coscienza pulita, poiché hanno ad inizio mercato cercato di convincere Milik a firmare la risoluzione consensuale, ma non si è mai trovato l’accordo. Ed è andato a vuoto anche il tentativo in extremis dei giorni scorsi. Luciano Spalletti, del resto, dopo averlo elogiato molto ad inizio raduno estivo, si era espresso in tutt’altra maniera negli ultimi tempi, sottolineando la fragilità fisica del calciatore. A cui ora non rimane che la possibilità di trasferirsi in qualche campionato "esotico" oppure rivalutare una risoluzione che potrebbe aprirgli nuove porte in Europa.
Occhio all’ex Rabiot: seconda volta da avversario all’Allianz
Occhio all’ex Rabiot: seconda volta da avversario all’Allianz
Un anno dopo, Adrien Rabiot torna all’Allianz Stadium da avversario della Juventus. Sarà la seconda volta per il francese, che domani sera vestirà nuovamente la maglia del Milan davanti a quello che per cinque stagioni è stato il suo pubblico. La prima volta era stata proprio nella passata stagione, quando Rabiot si presentò a Torino con la maglia rossonera nell'era Massimo Allegri. La partita finì 0-0, con il francese protagonista della solita prestazione di sostanza in mezzo al campo. Questa volta, però, arriverà con qualche emozione in meno e con una consapevolezza diversa. Rabiot ha già lasciato il segno a Torino Il campionato del Milan è iniziato proprio nel segno dell'ex juventino. Alla prima giornata contro il Torino, Rabiot è entrato nella ripresa e ha cambiato la partita: prima ha servito l'assist per il gol di Cissé, poi ha trovato personalmente la rete del raddoppio. Due minuti per incidere in maniera decisiva sulla prima vittoria della squadra di Ruben Amorim. 1 Arriva quindi alla sfida con la Juventus con il morale alto e con la sensazione di essere ancora un giocatore capace di lasciare il segno nelle partite importanti. Da talento discusso a padrone del centrocampo La storia di Rabiot alla Juventus è stata una crescita progressiva. I primi anni non furono semplici: il francese faticò a trovare continuità e a mostrare con regolarità il livello che gli veniva riconosciuto. Poi, soprattutto nelle ultime stagioni, il suo rendimento è cambiato. Rabiot è diventato uno dei centrocampisti più importanti della squadra, grazie alla capacità di unire fisicità, corsa, inserimenti e qualità tecnica. La stagione 2022/23 rappresentò il suo picco realizzativo in bianconero, con 8 gol in campionato e 11 complessivi. Non era più soltanto il centrocampista chiamato a dare equilibrio: era diventato un giocatore capace di accompagnare l'azione, attaccare l'area e fare la differenza anche negli ultimi metri. Domani un altro ritorno, ma con meno emozioni Quello di domani sarà quindi un ritorno particolare, ma probabilmente diverso dal primo. Rabiot ha già rivisto l'Allianz da avversario e ha già affrontato la Juventus con una maglia diversa. Stavolta ci sarà meno sorpresa, ma forse ancora più voglia di lasciare il segno. Perché cinque anni in bianconero non si cancellano. E se il francese ha lasciato Torino dopo essere diventato, stagione dopo stagione, uno dei riferimenti della squadra, adesso avrà l'occasione di dimostrare ancora una volta di essere un giocatore capace di incidere anche contro il suo passato. Il padrone di quel centrocampo non veste più di bianconero. Domani sera, però, tornerà ancora una volta a casa. E proverà a lasciare il segno dall'altra parte.
56 anni fa il primo gol di Roberto Bettega, la nascita di Bobby gol Penna Bianca
56 anni fa il primo gol di Roberto Bettega, la nascita di Bobby gol Penna Bianca
Accadde oggi, 6 settembre 1970. Cinquantasei anni fa, sul campo del Novara, comincia ufficialmente la storia di Roberto Bettega come goleador della Juventus. I bianconeri pareggiano 2-2 nella seconda giornata del girone eliminatorio di Coppa Italia, ma quella partita entra nella storia soprattutto per il primo gol in maglia juventina di quello che sarebbe diventato uno degli attaccanti più importanti della storia del club. Il primo gol di Bettega Bettega ha appena 19 anni ed è tornato alla Juventus dopo l'esperienza in prestito al Varese. A Novara viene schierato titolare da Armando Picchi e al 41' trova la rete del momentaneo 2-0, dopo il rigore trasformato da Pietruzzo Anastasi al 5'. È il primo gol ufficiale di Bettega con la prima squadra della Juventus, arrivato alla sua seconda presenza. Il Novara reagisce nella ripresa e riesce a rimontare con una doppietta di Gabetto, a segno al 61' e al 72'. Finisce 2-2, ma per la Juventus quel pomeriggio lascia soprattutto un'immagine destinata a ripetersi per molti anni: quella di Bettega che gonfia la rete con la maglia bianconera. Nasce Bobby Gol Quello di Novara è soltanto il primo passo di una carriera straordinaria. Bettega diventerà infatti uno degli attaccanti più completi e prolifici della storia juventina, protagonista assoluto degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta. Con la Juventus conquisterà sette Scudetti, due Coppe Italia e una Coppa UEFA, chiudendo la sua esperienza da calciatore con 482 presenze e 179 gol. Elegante, potente, fortissimo nel gioco aereo e dotato di una tecnica raffinata, Bettega diventerà per tutti “Penna Bianca”, oltre che “Bobby Gol”. Il suo nome finirà così accanto a quelli dei grandi attaccanti che hanno scritto la storia della Juventus. Dalla maglia alla scrivania La storia di Bettega con la Juventus, però, non si sarebbe fermata al campo. Dopo la carriera da calciatore sarebbe tornato a ricoprire ruoli dirigenziali nel club, continuando a rappresentare una delle figure più importanti e riconoscibili della storia bianconera. Per questo, a 56 anni di distanza, quel Novara-Juventus del 6 settembre 1970 può essere ricordato per un risultato che conta relativamente poco rispetto a ciò che sarebbe successo dopo. Quel giorno, infatti, Roberto Bettega segnò il suo primo gol con la Juventus. Il primo di una lunga serie, l'inizio della storia di Penna Bianca in bianconero.
Juventus-Milan: pronostico, quote e analisi del primo big match della Serie A
Juventus-Milan: pronostico, quote e analisi del primo big match della Serie A
Domenica 6 settembre alle 20:45 l'Allianz Stadium ospita il posticipo della terza giornata. Juventus e Milan arrivano entrambe a punteggio pieno, un incrocio anticipato che vale già la vetta e che si gioca in una serata dal peso specifico enorme. Pronostici Juventus - Milan e quote Due squadre a sei punti, quattro gol fatti e uno subito in due per parte: numeri che raccontano solidità più che spettacolo. I nostri pronostici Juventus - Milan partono proprio da qui. ●    X primo tempo — 2.15 su Snai ●    Multigol 1-3 — 1.67 su Goldbet ●    No Goal — 1.90 su Lottomatica Sull'1X2 il mercato è più freddo di quanto il contesto suggerisca: il segno 1 oscilla intorno a 2.10-2.20 tra Eurobet e Goldbet, il pareggio si muove sui 3.30, mentre il successo rossonero viaggia fra 3.40 e 3.60. Il fattore campo pesa, la classifica no: si gioca alla terza giornata. L'Under 2.5, proposto in area 1.65-1.72, resta il mercato che meglio fotografa la storia recente di questa sfida. Gli ultimi due confronti di campionato sono finiti 0-0, e in cinque incroci di Serie A il Milan non ha mai bucato la porta bianconera. L'Over 2.5, per capirci, viene bancato oltre 2.05: le lavagne raccontano una partita che, probabilmente, si deciderà su un episodio. Quote soggette a variazione. Consigliamo di visitare i siti ufficiali per saperne di più. Formazioni Juventus-Milan Juventus (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí, Celik; Locatelli, Douglas Luiz; Conceição, Koopmeiners, Boga; Kolo Muani. Indisponibili Yildiz (operato al metatarso), Khéphren Thuram ed Ekhator; in dubbio Cambiaso e McKennie. Milan (3-4-2-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Modrić, Musah, Bartesaghi; Loftus-Cheek, Cissé; Ramos. Fuori Gabbia, mentre Pulisic cerca i primi minuti stagionali. Partiti Leão, Giménez e Fofana. Il rebus di Spalletti: attacco da reinventare L'infermeria condiziona tutto. Senza Yildiz, il quale garantiva l'unico strappo affidabile nella metà campo avversaria, e senza Thuram, la Juventus perde qualità, fisicità e soluzioni. Kolo Muani non ha ancora inquadrato la porta, David è finito all'Atlético fra i fischi dello Stadium, e Woltemade — arrivato dal Newcastle il 1° settembre in prestito secco — difficilmente partirà titolare dopo tre giorni alla Continassa. Non stupisce che i bookmaker vedano il gol del tedesco intorno a 3.50: una carta da partita in corso, più che un riferimento. Amorim e il Milan senza numeri dieci Il Milan di Rúben Amorim ha vinto due partite senza Leão, senza Giménez e con Pulisic in tribuna, il che dice qualcosa sulla struttura del suo 3-4-2-1. Il dato che ci ha colpito riguarda i tempi: le reti rossonere sono arrivate al 64', 66', 69' e 89'. Sommando anche i gol juventini di Nico González e Koopmeiners, sei delle sette reti complessive delle due squadre in campionato sono state segnate dopo il sessantesimo. Da lì nasce la nostra preferenza per l'X primo tempo, quotato 2.15 su Snai e in area 2.05 su Goldbet. Crediamo che assisteremo a una gara di posizione, con pochissimi errori concessi e ritmi che si alzeranno soltanto nell'ultima mezz'ora. Il Multigol 1-3 copre gli scenari più credibili; il No Goal, che sfrutta due difese ancora imbattute, ci sembra la lettura più coerente con il pronostico Juventus - Milan che ci siamo costruiti guardando le quote Juventus-Milan e, soprattutto, le assenze. ________________________________________ Contenuto a carattere informativo e di analisi sportiva. Il gioco è riservato ai maggiori di 18 anni e può causare dipendenza patologica. Per informazioni e supporto: Telefono Verde nazionale per le problematiche legate al gioco d'azzardo dell'Istituto Superiore di Sanità, 800 558 822 (gratuito e anonimo).  
Yildiz e McKennie, gli insostituibili: la Juve cerca due nuove risposte
Yildiz e McKennie, gli insostituibili: la Juve cerca due nuove risposte
La Juventus si avvicina alla sfida con il Milan con due assenze pesanti e con la necessità di trovare soluzioni diverse per non perdere troppo della propria identità. Kenan Yildiz e Weston McKennie non ci saranno, e Spalletti ha riconosciuto senza giri di parole che si tratta di due giocatori “difficili da sostituire”. Il punto, però, non è trovare due calciatori che facciano esattamente le stesse cose. È trovare nella rosa le caratteristiche che possano ridurre il peso delle loro assenze. E in questo momento due nomi sembrano particolarmente interessanti: Nico Gonzalez per Yildiz e Teun Koopmeiners per McKennie. Nico Gonzalez, la risposta all'assenza di Yildiz La Juventus perde con Yildiz uno dei giocatori capaci di creare qualcosa dal nulla. Il turco porta imprevedibilità, qualità tecnica, capacità di ricevere tra le linee e di inventare la giocata. Non esiste un sostituto naturale di queste caratteristiche, ma Nico Gonzalez può rappresentare una risposta molto credibile. L'argentino ha qualità nell'uno contro uno, può partire largo oppure accentrarsi, attaccare la profondità e soprattutto prendersi responsabilità negli ultimi metri. Ma oltre alla tecnica c'è un aspetto che può diventare importante in una squadra privata del proprio talento più imprevedibile: la personalità. Nico non sembra essere un giocatore che si nasconde quando la partita diventa complicata. Contro il Parma è entrato e ha immediatamente cambiato il volto della squadra, fino a segnare il gol del vantaggio. È stata una risposta importante anche alla scelta di Spalletti di volerlo fortemente a Torino quando il suo futuro sembrava ancora incerto. Non dovrà diventare Yildiz. Dovrà essere Nico Gonzalez. Ma proprio la sua qualità e il suo carisma possono permettere alla Juventus di non perdere completamente quella capacità di accendere la partita che il turco garantisce. Koopmeiners, l'alternativa a McKennie deve essere diversa Per McKennie il discorso cambia completamente. L'americano è un tuttocampista, uno di quei giocatori che possono essere contemporaneamente centrocampisti, esterni, incursori e uomini di equilibrio. La sua capacità di correre, difendere, attaccare lo spazio e inserirsi è difficile da replicare. Per questo a Koopmeiners non si può chiedere di fare il McKennie. Può però diventare una soluzione diversa, capace di dare alla Juventus qualcosa che l'olandese possiede e che negli ultimi tempi è mancato: qualità nel palleggio, presenza tra centrocampo e trequarti, inserimenti e capacità di arrivare al tiro. Il gol segnato contro il Parma può essere importante soprattutto per la fiducia. Non cambia da solo il giudizio su Koopmeiners, ma può rappresentare quel piccolo scatto mentale necessario per ritrovare il giocatore che a Bergamo era diventato uno dei centrocampisti più completi e incisivi del campionato. Se McKennie garantisce quantità, dinamismo e copertura di campo, Koopmeiners può provare a compensare con una maggiore qualità nelle giocate offensive e con la capacità di incidere dalla seconda linea. Non la stessa soluzione, ma una soluzione differente per ottenere un'altra forma di equilibrio. Due assenze, due strade diverse È proprio questa la chiave della gestione delle assenze. Yildiz e McKennie sono insostituibili nelle loro caratteristiche, ma questo non significa che la Juventus sia costretta a diventare una squadra più debole quando non ci sono. Per Yildiz può esserci Nico Gonzalez, con la sua tecnica, la sua imprevedibilità e soprattutto la personalità necessaria per prendersi la responsabilità della giocata. Per McKennie può esserci Koopmeiners, chiamato a ritrovare quella qualità e quella capacità di incidere che aveva mostrato all'Atalanta. Spalletti non deve quindi cercare due copie dei suoi giocatori più importanti. Deve trovare un nuovo equilibrio attraverso caratteristiche differenti. Ed è forse questa la vera prova della Juventus contro il Milan: capire se una squadra che ha perso due dei suoi riferimenti più difficili da sostituire sia già abbastanza matura per costruire, anche senza di loro, una soluzione alternativa.
Juve-Milan, occhi sul gol: i marcatori più attesi
Juve-Milan, occhi sul gol: i marcatori più attesi
Non solo il risultato finale: in Juventus-Milan le quote guardano anche ai possibili protagonisti sotto porta. E, in questo caso, il mercato individua due nomi bianconeri davanti a tutti: Randal Kolo Muani è il principale candidato a trovare la rete, con una quota di 2,75, seguito dal nuovo arrivato Nick Woltemade, proposto a 2,88. Il francese non è ancora riuscito a segnare nelle prime due giornate, mentre per il tedesco quella contro il Milan potrebbe essere l'occasione per il debutto davanti ai nuovi tifosi. Subito dietro ai due attaccanti della Juventus c'è Nico González, che rappresenta una soluzione particolarmente interessante anche in ottica quote. L'argentino è indicato a 3,63 e arriva al big match dopo essere stato decisivo nel successo contro il Parma. Un dato che aggiunge ulteriore interesse alla sua quota è rappresentato dai precedenti: González ha già trovato il gol tre volte contro il Milan. Tra i rossoneri, invece, il nome in cima alle quote è quello di Gonçalo Ramos. Il portoghese, già a segno contro il Venezia nella seconda giornata, viene proposto a 3,06 per un'altra rete. Alle sue spalle c'è Christian Pulisic, la cui marcatura è quotata 3,19. Due opzioni che confermano come anche il reparto offensivo del Milan possa rappresentare una minaccia concreta per la difesa bianconera. La quota più interessante tra gli outsider arriva però dalla sponda rossonera e porta il nome di Adrien Rabiot. L'ex centrocampista della Juventus è infatti proposto a 5,16 per trovare la rete contro la sua vecchia squadra. Un eventuale gol avrebbe quindi un peso particolare anche sul piano personale, oltre a rappresentare la sorpresa del mercato dei marcatori di Juventus-Milan. In definitiva, le quote individuano in Kolo Muani e Woltemade i principali candidati al gol per la Juventus e in Gonçalo Ramos e Pulisic le prime scelte del Milan. Ma attenzione agli outsider: Nico González a 3,63 e soprattutto Rabiot a 5,16 possono offrire due alternative decisamente più interessanti, in una sfida nella quale il primo gol potrebbe cambiare completamente l'inerzia della partita. ```1
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