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JOFC San Donaci, Di Livio: "Le maglie storiche della Juve danno carica"
Stasera serata juventina con lo JOFC di San Dona, in provincia di Brindisi. Sarà presente anche Radio Bianconera. Special guest Angelo Di Livio. Queste le sue parole, al microfono del Direttore di RBN Antonio Paolino: "Vedendo queste maglie storiche della Juve vengono i brividi, ti danno una forza e una carica incredibili". Così il presidente del Club Giuseppe Pierri: "Questi sono i veri campioni che hanno fatto la storia della Juve".
Alajbegovic ancora protagonista: gol al 80' e la Bosnia pareggia con la Svezia
Kerim Alajbegovic trova ancora il modo di lasciare il segno con la BBosniaIl giovane bianconero ha firmato all'80' il gol dell'1-1 contro la Svezia, regalando alla sua Nazionale un pareggio importante.
Alajbegovic ha ricevuto il pallone sulla fascia e ha provato a mettere in mezzo un cross morbido dalla zona dell'area. La traiettoria ha beffato tutti: il pallone ha toccato terra senza essere deviato dall'attaccante e si è infilato direttamente nell'angolino, sorprendendo il portiere svedese.
Una rete un po' fortunosa, complice anche l'intervento non perfetto del portiere, ma che porta comunque la firma del giovane talento della Juventus. Per Alajbegovic è il secondo gol consecutivo con la Bosnia, dopo quello realizzato nella precedente sfida contro la Romania.
2 ottobre 2024, Lipsia-Juventus 2-3: la notte più bella della Juve di Thiago Motta
Accadde oggi, 2 ottobre 2024. Due anni fa la Juventus viveva una delle serate più emozionanti della sua stagione. Alla Red Bull Arena di Lipsia, la squadra di Thiago Motta batteva il Lipsia per 3-2 in rimonta, al termine di una partita incredibile: due volte sotto nel punteggio, costretta a giocare in dieci uomini per oltre mezz'ora e capace comunque di conquistare tre punti pesantissimi in Champions League.
Una serata che sembrava l'inizio di qualcosa
La partita comincia nel peggiore dei modi. Dopo appena pochi minuti la Juventus perde Bremer per un problema al ginocchio e poco dopo anche Nico Gonzalez è costretto a lasciare il campo per un problema muscolare. Due cambi obbligati che complicano immediatamente i piani di Motta.
Al 30' il Lipsia passa in vantaggio con Benjamin Sesko, che sfrutta una ripartenza e batte Di Gregorio con una conclusione potentissima. La Juventus reagisce, ma all'intervallo è sotto di un gol.
Vlahovic rimette in piedi la Juve
La ripresa regala una Juventus completamente diversa. Al 50' arriva il pareggio: Cambiaso trova Dusan Vlahovic, che controlla e lascia partire un sinistro straordinario per l'1-1.
Ma la partita è tutt'altro che finita. Al 57' Michele Di Gregorio viene espulso per un fallo di mano fuori dall'area e la Juventus rimane in dieci. Poco dopo il Lipsia conquista anche un calcio di rigore e Sesko realizza il 2-1.
Sembra il colpo definitivo, ma quella Juventus non si arrende.
La rimonta in dieci uomini
Al 68' arriva ancora Vlahovic. Il serbo raccoglie un pallone in area e con un'altra splendida conclusione di sinistro firma il 2-2. La Juventus, nonostante l'inferiorità numerica e una partita segnata dagli infortuni, continua addirittura ad attaccare.
E al 82' arriva il capolavoro. Francisco Conceição riceve palla, salta un avversario, entra in area e con una conclusione precisa batte Gulacsi. 3-2 Juventus.
È il momento simbolo di quella notte. Conceição viene travolto dall'abbraccio dei compagni e Thiago Motta corre dalla panchina verso il gruppo, lasciandosi andare a una delle esultanze più spontanee e iconiche della sua esperienza juventina.
Resistere fino alla fine
Gli ultimi minuti sono un assedio. Il Lipsia prova in tutti i modi a trovare il pareggio, ma la Juventus resiste. Kalulu si rende protagonista di interventi decisivi, Perin, entrato al posto di Yildiz dopo l'espulsione di Di Gregorio, compie parate fondamentali e nel recupero anche Cambiaso salva sulla linea di porta.
Al triplice fischio è festa bianconera. Lipsia 2, Juventus 3. Una rimonta ottenuta in trasferta, in Champions League, contro una squadra di grande livello e soprattutto dopo essere rimasti in dieci.
La notte che sembrava poter cambiare tutto
Quella sera sembrava davvero il preludio di qualcosa di importante. La nuova Juventus di Thiago Motta aveva mostrato personalità, coraggio e capacità di reagire alle difficoltà. Era una squadra che sembrava poter crescere partita dopo partita e quella vittoria appariva come uno dei primi grandi segnali di una possibile svolta.
La storia, purtroppo, avrebbe raccontato qualcosa di completamente diverso. Nei mesi successivi la Juventus avrebbe perso continuità e il progetto Motta sarebbe entrato in una crisi sempre più profonda, fino all'esonero del 23 marzo 2025 e all'arrivo di Igor Tudor sulla panchina bianconera.
Tudor riuscirà poi a raggiungere l'obiettivo Champions, conquistando la qualificazione all'ultima giornata grazie al 3-2 sul campo del Venezia. Ma questo rende ancora più particolare il ricordo di quella notte di Lipsia.
Perché il 2 ottobre 2024 la Juventus di Thiago Motta sembrava davvero sul punto di iniziare qualcosa di grande. Una squadra capace di rimontare due volte, di vincere in dieci e di festeggiare tutti insieme sotto il settore dei tifosi. Probabilmente la serata più bella dell'era Motta alla Juventus, e forse quella che più di tutte lasciò la sensazione che quella squadra potesse diventare qualcosa di molto importante.
Buon compleanno Omar Sivori: oggi il Cabezón bianconero avrebbe compiuto 91 anni
Accadde oggi, 2 ottobre 1935. A San Nicolás de los Arroyos, in Argentina, nasce Omar Enrique Sivori, uno dei giocatori più geniali e amati della storia della Juventus. Il Cabezón, come viene soprannominato per la sua folta capigliatura, oggi avrebbe compiuto 91 anni.
Il Cabezón arriva a Torino
Nel 1957 la Juventus lo porta in Italia dal River Plate. È l'inizio di una storia destinata a diventare leggenda. Insieme a Giampiero Boniperti e John Charles, Sivori forma il celebre Trio Magico, uno degli attacchi più spettacolari della storia bianconera.
Con il suo fisico minuto, il mancino educatissimo e una capacità straordinaria di saltare gli avversari, Sivori diventa rapidamente uno dei simboli della Juventus. Il suo calcio è fatto di dribbling, tunnel, fantasia e gol, spesso accompagnati da quella personalità irriverente che lo rende impossibile da confondere con qualsiasi altro giocatore.
Tre Scudetti e tre Coppe Italia
In otto stagioni con la Juventus, dal 1957 al 1965, il Cabezón colleziona 253 presenze ufficiali e 167 gol. Numeri che raccontano soltanto una parte della sua grandezza.
Sivori conquista tre Scudetti, nelle stagioni 1957-58, 1959-60 e 1960-61, e tre Coppe Italia. Nel 1960 conquista anche il titolo di capocannoniere della Serie A, segnando 28 reti.
Il primo Pallone d'Oro della Juventus
Il momento più prestigioso arriva nel 1961. Le sue prestazioni con la Juventus gli valgono il Pallone d'Oro, diventando il primo calciatore bianconero a conquistare il premio. È il riconoscimento internazionale che consacra definitivamente Sivori tra i grandi campioni del calcio mondiale.
Quella stagione è anche quella del terzo Scudetto juventino della sua esperienza torinese, conquistato con una squadra guidata ancora una volta dal talento di Sivori, Boniperti e Charles. Il Cabezón è il volto più imprevedibile di quella Juventus e il suo modo di giocare rimane impresso nella memoria dei tifosi.
Un amore mai finito
Nel 1965, dopo otto stagioni in bianconero, Sivori lascia la Juventus e passa al Napoli. La sua avventura italiana prosegue fino al 1969, ma il legame con la Signora non si spezza mai.
Omar Sivori muore il 17 febbraio 2005, a 69 anni. Ma il suo ricordo rimane intatto: 167 gol, tre Scudetti, tre Coppe Italia e soprattutto il primo Pallone d'Oro conquistato da un giocatore della Juventus.
Oggi, nel giorno della sua nascita, la Juventus ricorda il suo Cabezón: un talento irripetibile, capace di trasformare una partita in uno spettacolo e di lasciare un segno profondo nella storia bianconera.
Juve-Cremonese, amichevole da sosta: cosa ci lascia la partita di oggi
La Juventus perde 0-1 contro la Cremonese nell’amichevole disputata alla Continassa, ma il risultato è probabilmente l’aspetto meno importante della giornata. In una sosta per le Nazionali così lunga, con tanti titolari lontani e diversi giocatori da recuperare, Luciano Spalletti ha sfruttato il test per mettere minuti nelle gambe e soprattutto provare alcune soluzioni.
Cambiaso in cabina di regia: un esperimento da seguire
La novità più interessante riguarda Andrea Cambiaso. Rientrato dall’infortunio, il giocatore è stato schierato centralmente, davanti alla difesa, in una posizione lontana da quella del classico terzino. Non è la prima volta che Spalletti pensa a un utilizzo più avanzato e centrale per l’esterno bianconero.
La crescita di Celik a sinistra, utilizzato a piede invertito e protagonista di un buon avvio di stagione, può infatti modificare le gerarchie sulle fasce. Cambiaso, grazie alla qualità tecnica, alla capacità di giocare dentro al campo e alla duttilità, può diventare una risorsa anche dalla cintola in su.
La sconfitta conta relativamente
La Cremonese ha trovato il vantaggio al 12' con Bonazzoli, servito da Licina dopo una ripartenza nata da una palla persa dalla Juventus. I grigiorossi hanno poi avuto altre occasioni, mentre Kolo Muani non è riuscito a trovare la via del gol.
Ma con una Juventus priva di molti dei suoi giocatori impegnati con le Nazionali, il test aveva soprattutto una funzione di allenamento e sperimentazione. Spalletti ha potuto distribuire minuti, provare posizioni diverse e dare spazio a diversi giovani in vista della ripresa del campionato.
Montero e Marchisio: il cognome pesa, il percorso è tutto da scrivere
La giornata ha però regalato anche un'immagine dal forte valore simbolico. Nella ripresa hanno fatto il loro esordio con la prima squadra della Juventus due figli d’arte: Alfonso Montero e Davide Marchisio.
Montero, classe 2007, è un difensore centrale e sta vivendo proprio in questa stagione il passaggio alla Next Gen dopo il percorso nel settore giovanile. È il figlio di Paolo Montero, storico difensore bianconero, ma ha già iniziato a costruire il proprio percorso lontano dall'ombra del padre.
Marchisio è invece classe 2009 ed è un centrocampista, proprio come papà Claudio. Cresciuto nel settore giovanile bianconero, ha appena firmato il primo contratto da professionista fino al 2028 ed è stato aggregato all'Under 18.
Due cognomi pesanti, una storia ancora da scrivere
È inevitabile che i cognomi facciano rumore alla Juventus. Montero e Marchisio rappresentano due storie importanti della memoria bianconera, ma per entrambi questo deve essere soltanto il punto di partenza.
L'esordio contro la Cremonese, arrivato in un'amichevole e in una situazione particolare, non può naturalmente dire molto sul loro futuro. Può però rappresentare un momento speciale e un ulteriore segnale del lavoro che la Juventus sta facendo sul proprio settore giovanile.
Spalletti guarda già oltre la sosta
La vera utilità di una partita come questa sta quindi nelle indicazioni che può raccogliere l'allenatore. Cambiaso in mezzo al campo, i giovani osservati da vicino, Kolo Muani che cerca condizione e minutaggio e una rosa da ricomporre progressivamente con il ritorno dei Nazionali.
La sconfitta contro la Cremonese resterà probabilmente una nota a margine. Molto più interessante sarà capire se alcuni degli esperimenti provati alla Continassa, a cominciare da quello di Cambiaso, potranno diventare soluzioni reali per la Juventus che tornerà in campo in campionato.
PodcastLa Juve e la narrazione unilaterale, rigorosamente negativa
La Juve è il soggetto calcistico in vetta ai criteri di selezione della notizia per la stampa italiana. Soprattutto quando le cose vanno male. Le vendite dei giornali aumentano, come gli accessi sui siti o gli ascolti se si tratta di TV e radio. E' una legge giornalistica non scritta. In questi ultimi anni di magra bianconera sotto il profilo delle vittorie, i media di cui sopra hanno avuto un seguito importante. Tutto lecito, sia chiaro, bisogna però avere un equilibrio nel raccontare qualsiasi fatto, anche perché c'è una deontologia professionale da rispettare. Questo spesso non avviene. E' così da sempre quando c'è di mezzo la Juve: Calciopoli, questione plusvalenze, fino al recente annuncio del cda dell'aumento di capitale di 250 milioni. Una mossa che fa sognare i tifosi della Vecchia Signora.
Su tutti, spicca il titolo di una nota rivista settimanale, peraltro non sportiva: “Juve, il pozzo senza fondo di Elkann: un miliardo senza vincere nulla”. Il riferimento è alle immissioni di denaro della Exor dal 2019 ad oggi. Certamente degli errori sono stati commessi nelle ultime stagioni, soprattutto rispetto alla scelta delle varie dirigenze, degli allenatori e sul mercato. Ma declinare tutto al negativo in modo così drastico fa riflettere. Non ricordo tutta questa enfasi, per esempio, durante la dittatura della Juve, quando conquistò nove scudetti consecutivi e Coppe varie. Quasi fosse la normalità. Qui siamo in un doppio binario. Da una parte la disonestà intellettuale e professionale, dall'altra il tifo. Quest'ultimo condizionante, anche rispetto alla narrazione di vicende giudiziarie riguardanti altri club. Si chiama difformità. Di esempi ne abbiamo tanti.
PodcastMattioli a RBN: “Questa non è più la Juve. Andrea Agnelli sapeva essere presidente”
Il giornalista Mario Mattioli è intervenuto a Radio Bianconera nella serata di oggi. Mattioli, durante la trasmissione Fuori di Juve, è partito da un commento sulla gestione di Spalletti:
"Spalletti deve conoscere questa squadra. Deve conoscere cosa vuol dire allenare la Juve. Qualcuno dirà che ha esperienza, ma non sempre si capisce pienamente cosa vuol dire essere alla Juve. Una volta che l'avrà compreso pienamente, probabilmente riuscirà a trasmettere questo alla squadra. Quando ha perso col Sassuolo, in quella maniera immonda, la Juve ha schierato anche 5 sostituti. Di italiano c'era solo Vicario. Elkann ha detto che va riportata la Juve a essere più italiana. Verrebbe da dire: ci pensate adesso? Tutti i soldi spesi per giocatori buoni ma non da Juve...La Juve nel suo dna ha il dovere di provare a vincere il campionato. Non l'hanno capito ancora i dirigenti. Ora di Andrea Agnelli si potranno dire tante cose, però non si può dire che lui non avesse capito cosa volesse dire essere presidente della Juve. E comunque trapelava, anche nel modo di gestire e di parlare, tutto questo. Questa non è più Juve. La speranza è quella che pian piano ci si riprenda. Con quali giocatori? Nella squadra di classe vera non ce n'è. Servirebbe qualcuno in mezzo al campo che sappia fare gioco. E con tutti i soldi presi, un centravanti navigato non si poteva prendere? Woltemade è bravino, ma non è roba da Juve. Kolo Muani è costato una barca di soldi, mi sembrano tanti. Spero esploda definitivamente, ma non ho capito questa lotta spasmodica per prenderlo".
Sulla ricapitalizzazione Juve da parte di Exor: "Si vuole tornare a vincere, tanto è vero che Elkann ha convocato tutta la gestione juventina per vedere a gennaio cosa occorre fare. Individuare quei 2-3 elementi subito che servono alla Juve, sperando che rimanga in quelle zone alte la Juve per fare il salto. In primis di arrivare in Champions. Il capitale immesso è per tentare di rientrare nelle posizioni che spettano alla Juve, per la sua storia".
PodcastLucchesi a RBN: “Mercato, il lavoro è stato ottimo. Spalletti fra i top in Europa”
Fabrizio Lucchesi, storico dirigente sportivo e attuale direttore sportivo del Guidonia Montecelio, è stato ospite a Fuori di Juve, trasmissione di Radio Bianconera. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni, a partire dalla ricapitalizzazione di Exor: "E' una grande iniezione di denaro, che va letta in questo momento di grande contrazione del calcio italiano, di grande positività. Un club che guarda al futuro, che sa che se vuole tornare ai fasti di prima deve necessariamente investire. E' una grande mossa quella di Elkann, ha dato un grande segnale di forza e prospettiva".
"Il mercato? Fatto a quattro mani con l'allenatore. E' un mercato di visione, di ripartenza. Non sarà un mercato importante, ma credo che il lavoro sia stato ottimo. I frutti si vedranno più avanti, la squadra dever ancora crescere molto. La bacchetta magica non c'è. E' difficile ricostruire in queste situazioni".
"Spalletti? Gli allenatori sono il bersaglio quando non si vince. Lui gestisce una rosa formata da ottimi giocatori ma ancora non a regime. Oggi è uno tra i top in Italia e in Europa. Credo sia ingeneroso essere molto critici con lui. Facciamolo lavorare e si valuterà più avanti. La Juve se la gioca per un posto in Champions League. Uscire credo sia un bagno di sangue per la società, inciderebbe sulla prossima programmazione e renderebbe vano buona parte della ricapitalizzazione. Giusto che parli così Carnevali. Se non entra tra le prime quattro sarebbe al di sotto del suo standard".
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