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Un'Italia gagliarda e un Donnarumma fenomeno fermano i Bleus: 1-1 con la Francia
Una grande Italia ferma la Francia allo Stade de France. Gli Azzurri pareggiano 1-1 contro i Bleus di Zidane al termine di una partita giocata con personalità, attenzione e grande capacità di soffrire. Una risposta importante dopo la vittoria in Turchia e un punto pesante contro una Francia ricca di talento.
Un'Italia attenta e coraggiosa
La Francia prova a prendere subito il controllo della partita, ma l'Italia riesce a coprire bene gli spazi e, quando può, prova anche a giocare. Gli Azzurri tengono botta per tutto il primo tempo e vanno all'intervallo sullo 0-0, con la Francia che non riesce a costruire grandi occasioni.
Nella prima frazione l'Italia mostra soprattutto organizzazione e compattezza. La squadra di Mancini soffre il possesso dei Bleus, ma lo fa senza scomporsi e riuscendo anche a creare qualche situazione interessante davanti a Maignan.
Olise inventa, Bastoni risponde
Nella ripresa la Francia cambia ritmo e parte forte. Al 55' arriva il vantaggio: Michael Olise si inventa un grandissimo gol su calcio di punizione e batte Donnarumma, portando i Bleus sull'1-0.
Qui, però, arriva la reazione dell'Italia. Al 68' Bastoni va in pressione altissima, recupera il pallone sulla trequarti e si presenta davanti a Maignan. Il difensore azzurro rimane freddo e firma l'1-1 con una conclusione precisa.
Donnarumma sale in cattedra
Ed è soprattutto nella ripresa che la partita si trasforma nella serata di Gianluigi Donnarumma. Dopo il gol di Olise, il portiere azzurro diventa protagonista assoluto e si supera in più occasioni, tenendo in piedi l'Italia nei momenti di maggiore pressione francese.
Interventi su Doué, Dembélé, Olise, Rabiot e Camavinga: Gigio sembra un muro e risponde presente ogni volta che la Francia riesce ad arrivare dalle sue parti. Una prestazione da fenomeno assoluto, che permette agli Azzurri di restare in partita fino alla fine.
Kalulu, altra buona prova con la Francia
Per la Juventus c'è anche la buona notizia legata a Pierre Kalulu, unico bianconero sceso in campo. Il difensore ha giocato tutti i 90 minuti da terzino destro, offrendo una prova ordinata sia in fase di contenimento sia quando ha avuto la possibilità di spingersi in avanti.
Dopo il ritorno in Nazionale, Kalulu conferma così il buon momento vissuto con la Francia, contribuendo alla prestazione dei Bleus in una partita molto intensa.
Finale aperto, Francia in dieci
Nel finale la Francia rimane anche in dieci uomini per l'espulsione di Upamecano, ma l'Italia non riesce a trovare il colpo del sorpasso. Gli Azzurri, però, hanno anche qualche occasione per provare a completare la rimonta e chiudono la partita con la sensazione di aver conquistato un punto importante.
Finisce 1-1. L'Italia esce dallo Stade de France con una prestazione di carattere, dimostrando di sapersi difendere contro una squadra tecnicamente superiore senza rinunciare a giocare. E soprattutto con un Donnarumma monumentale, decisivo nella ripresa, che regala agli Azzurri un pareggio pesante nella corsa alla qualificazione.
Buon compleanno Omar Sivori: oggi il Cabezón bianconero avrebbe compiuto 91 anni
Accadde oggi, 2 ottobre 1935. A San Nicolás de los Arroyos, in Argentina, nasce Omar Enrique Sivori, uno dei giocatori più geniali e amati della storia della Juventus. Il Cabezón, come viene soprannominato per la sua folta capigliatura, oggi avrebbe compiuto 91 anni.
Il Cabezón arriva a Torino
Nel 1957 la Juventus lo porta in Italia dal River Plate. È l'inizio di una storia destinata a diventare leggenda. Insieme a Giampiero Boniperti e John Charles, Sivori forma il celebre Trio Magico, uno degli attacchi più spettacolari della storia bianconera.
Con il suo fisico minuto, il mancino educatissimo e una capacità straordinaria di saltare gli avversari, Sivori diventa rapidamente uno dei simboli della Juventus. Il suo calcio è fatto di dribbling, tunnel, fantasia e gol, spesso accompagnati da quella personalità irriverente che lo rende impossibile da confondere con qualsiasi altro giocatore.
Tre Scudetti e tre Coppe Italia
In otto stagioni con la Juventus, dal 1957 al 1965, il Cabezón colleziona 253 presenze ufficiali e 167 gol. Numeri che raccontano soltanto una parte della sua grandezza.
Sivori conquista tre Scudetti, nelle stagioni 1957-58, 1959-60 e 1960-61, e tre Coppe Italia. Nel 1960 conquista anche il titolo di capocannoniere della Serie A, segnando 28 reti.
Il primo Pallone d'Oro della Juventus
Il momento più prestigioso arriva nel 1961. Le sue prestazioni con la Juventus gli valgono il Pallone d'Oro, diventando il primo calciatore bianconero a conquistare il premio. È il riconoscimento internazionale che consacra definitivamente Sivori tra i grandi campioni del calcio mondiale.
Quella stagione è anche quella del terzo Scudetto juventino della sua esperienza torinese, conquistato con una squadra guidata ancora una volta dal talento di Sivori, Boniperti e Charles. Il Cabezón è il volto più imprevedibile di quella Juventus e il suo modo di giocare rimane impresso nella memoria dei tifosi.
Un amore mai finito
Nel 1965, dopo otto stagioni in bianconero, Sivori lascia la Juventus e passa al Napoli. La sua avventura italiana prosegue fino al 1969, ma il legame con la Signora non si spezza mai.
Omar Sivori muore il 17 febbraio 2005, a 69 anni. Ma il suo ricordo rimane intatto: 167 gol, tre Scudetti, tre Coppe Italia e soprattutto il primo Pallone d'Oro conquistato da un giocatore della Juventus.
Oggi, nel giorno della sua nascita, la Juventus ricorda il suo Cabezón: un talento irripetibile, capace di trasformare una partita in uno spettacolo e di lasciare un segno profondo nella storia bianconera.
Juve-Cremonese, amichevole da sosta: cosa ci lascia la partita di oggi
La Juventus perde 0-1 contro la Cremonese nell’amichevole disputata alla Continassa, ma il risultato è probabilmente l’aspetto meno importante della giornata. In una sosta per le Nazionali così lunga, con tanti titolari lontani e diversi giocatori da recuperare, Luciano Spalletti ha sfruttato il test per mettere minuti nelle gambe e soprattutto provare alcune soluzioni.
Cambiaso in cabina di regia: un esperimento da seguire
La novità più interessante riguarda Andrea Cambiaso. Rientrato dall’infortunio, il giocatore è stato schierato centralmente, davanti alla difesa, in una posizione lontana da quella del classico terzino. Non è la prima volta che Spalletti pensa a un utilizzo più avanzato e centrale per l’esterno bianconero.
La crescita di Celik a sinistra, utilizzato a piede invertito e protagonista di un buon avvio di stagione, può infatti modificare le gerarchie sulle fasce. Cambiaso, grazie alla qualità tecnica, alla capacità di giocare dentro al campo e alla duttilità, può diventare una risorsa anche dalla cintola in su.
La sconfitta conta relativamente
La Cremonese ha trovato il vantaggio al 12' con Bonazzoli, servito da Licina dopo una ripartenza nata da una palla persa dalla Juventus. I grigiorossi hanno poi avuto altre occasioni, mentre Kolo Muani non è riuscito a trovare la via del gol.
Ma con una Juventus priva di molti dei suoi giocatori impegnati con le Nazionali, il test aveva soprattutto una funzione di allenamento e sperimentazione. Spalletti ha potuto distribuire minuti, provare posizioni diverse e dare spazio a diversi giovani in vista della ripresa del campionato.
Montero e Marchisio: il cognome pesa, il percorso è tutto da scrivere
La giornata ha però regalato anche un'immagine dal forte valore simbolico. Nella ripresa hanno fatto il loro esordio con la prima squadra della Juventus due figli d’arte: Alfonso Montero e Davide Marchisio.
Montero, classe 2007, è un difensore centrale e sta vivendo proprio in questa stagione il passaggio alla Next Gen dopo il percorso nel settore giovanile. È il figlio di Paolo Montero, storico difensore bianconero, ma ha già iniziato a costruire il proprio percorso lontano dall'ombra del padre.
Marchisio è invece classe 2009 ed è un centrocampista, proprio come papà Claudio. Cresciuto nel settore giovanile bianconero, ha appena firmato il primo contratto da professionista fino al 2028 ed è stato aggregato all'Under 18.
Due cognomi pesanti, una storia ancora da scrivere
È inevitabile che i cognomi facciano rumore alla Juventus. Montero e Marchisio rappresentano due storie importanti della memoria bianconera, ma per entrambi questo deve essere soltanto il punto di partenza.
L'esordio contro la Cremonese, arrivato in un'amichevole e in una situazione particolare, non può naturalmente dire molto sul loro futuro. Può però rappresentare un momento speciale e un ulteriore segnale del lavoro che la Juventus sta facendo sul proprio settore giovanile.
Spalletti guarda già oltre la sosta
La vera utilità di una partita come questa sta quindi nelle indicazioni che può raccogliere l'allenatore. Cambiaso in mezzo al campo, i giovani osservati da vicino, Kolo Muani che cerca condizione e minutaggio e una rosa da ricomporre progressivamente con il ritorno dei Nazionali.
La sconfitta contro la Cremonese resterà probabilmente una nota a margine. Molto più interessante sarà capire se alcuni degli esperimenti provati alla Continassa, a cominciare da quello di Cambiaso, potranno diventare soluzioni reali per la Juventus che tornerà in campo in campionato.
PodcastMattioli a RBN: “Questa non è più la Juve. Andrea Agnelli sapeva essere presidente”
Il giornalista Mario Mattioli è intervenuto a Radio Bianconera nella serata di oggi. Mattioli, durante la trasmissione Fuori di Juve, è partito da un commento sulla gestione di Spalletti:
"Spalletti deve conoscere questa squadra. Deve conoscere cosa vuol dire allenare la Juve. Qualcuno dirà che ha esperienza, ma non sempre si capisce pienamente cosa vuol dire essere alla Juve. Una volta che l'avrà compreso pienamente, probabilmente riuscirà a trasmettere questo alla squadra. Quando ha perso col Sassuolo, in quella maniera immonda, la Juve ha schierato anche 5 sostituti. Di italiano c'era solo Vicario. Elkann ha detto che va riportata la Juve a essere più italiana. Verrebbe da dire: ci pensate adesso? Tutti i soldi spesi per giocatori buoni ma non da Juve...La Juve nel suo dna ha il dovere di provare a vincere il campionato. Non l'hanno capito ancora i dirigenti. Ora di Andrea Agnelli si potranno dire tante cose, però non si può dire che lui non avesse capito cosa volesse dire essere presidente della Juve. E comunque trapelava, anche nel modo di gestire e di parlare, tutto questo. Questa non è più Juve. La speranza è quella che pian piano ci si riprenda. Con quali giocatori? Nella squadra di classe vera non ce n'è. Servirebbe qualcuno in mezzo al campo che sappia fare gioco. E con tutti i soldi presi, un centravanti navigato non si poteva prendere? Woltemade è bravino, ma non è roba da Juve. Kolo Muani è costato una barca di soldi, mi sembrano tanti. Spero esploda definitivamente, ma non ho capito questa lotta spasmodica per prenderlo".
Sulla ricapitalizzazione Juve da parte di Exor: "Si vuole tornare a vincere, tanto è vero che Elkann ha convocato tutta la gestione juventina per vedere a gennaio cosa occorre fare. Individuare quei 2-3 elementi subito che servono alla Juve, sperando che rimanga in quelle zone alte la Juve per fare il salto. In primis di arrivare in Champions. Il capitale immesso è per tentare di rientrare nelle posizioni che spettano alla Juve, per la sua storia".
PodcastLucchesi a RBN: “Mercato, il lavoro è stato ottimo. Spalletti fra i top in Europa”
Fabrizio Lucchesi, storico dirigente sportivo e attuale direttore sportivo del Guidonia Montecelio, è stato ospite a Fuori di Juve, trasmissione di Radio Bianconera. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni, a partire dalla ricapitalizzazione di Exor: "E' una grande iniezione di denaro, che va letta in questo momento di grande contrazione del calcio italiano, di grande positività. Un club che guarda al futuro, che sa che se vuole tornare ai fasti di prima deve necessariamente investire. E' una grande mossa quella di Elkann, ha dato un grande segnale di forza e prospettiva".
"Il mercato? Fatto a quattro mani con l'allenatore. E' un mercato di visione, di ripartenza. Non sarà un mercato importante, ma credo che il lavoro sia stato ottimo. I frutti si vedranno più avanti, la squadra dever ancora crescere molto. La bacchetta magica non c'è. E' difficile ricostruire in queste situazioni".
"Spalletti? Gli allenatori sono il bersaglio quando non si vince. Lui gestisce una rosa formata da ottimi giocatori ma ancora non a regime. Oggi è uno tra i top in Italia e in Europa. Credo sia ingeneroso essere molto critici con lui. Facciamolo lavorare e si valuterà più avanti. La Juve se la gioca per un posto in Champions League. Uscire credo sia un bagno di sangue per la società, inciderebbe sulla prossima programmazione e renderebbe vano buona parte della ricapitalizzazione. Giusto che parli così Carnevali. Se non entra tra le prime quattro sarebbe al di sotto del suo standard".
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Juventus, non solo Kayode. Ai bianconeri piace anche Ndour della Fiorentina
Come vi abbiamo raccontato la Juventus si è pentita di aver lasciato andare Michael Kayode ai tempi delle giovanili e ora, nonostante i 40 milioni di valutazione che ne fa il Brentford, il sogno sarebbe quello di riportarlo a casa. Un prezzo, quello fatto dagli inglesi, che non solo spaventa, ma che è anche tremendamente simile a quello per un altro ragazzo italiano sulla lista di Giovanni Carnevali.
TuttoJuve riporta che alla Juventus piace Cher Ndour, classe 2004 della Fiorentina. Anche in questo caso il cartellino si aggira sui 40 milioni, il che lascia intendere che allo stato attuale dele cose sarebbe praticamente impossibile acquistarli entrambi nella prossima Estate. Molto dipenderà però dai risultati sportivi e dalle eventuali cessioni da qui ad un anno.
Chiesa ancora fermo con il Liverpool. Tre squadre di Serie A pensano a lui
Federico Chiesa sta "vivendo" la terza stagione in Inghilterra con la maglia del Liverpool. L'utilizzo delle virgolette non è casuale dal momento che l'attaccante italiano è alle prese da fine Agosto con dei problemi alla schiena tali da non permettergli di essere convocato neanche una volta in gare ufficiali. Una fotografia emblematica di un'esperienza oltremanica che non ha mai regalato gioie a livello individuale.
L'ex Juventus compirà fra pochi giorni 29 anni e a questo punto l'idea di tornare in Italia per ritrovarsi non appare così remota. Secondo Calciomercato.it ci sarebbe addirittura l'Inter sul giocatore, ma non sono da trascurare neanche gli interessamenti di Lazio e Atalanta.
L’Italia affronta la Francia di Zidane. Le formazioni ufficiali, c’è anche Kean
Fra poco l'Italia scenderà in campo per la terza giornata dei gironi della Nations League. L'avversario di turno sarà la Francia di Zidane allo Stade de France di Parigi e la speranza degli Azzurri è di dare continuità alla vittoria contro la Turchia. Di seguito riportiamo le formazioni ufficiali delle due squadre:
FRANCIA: Maignan; Kalulòu, Jacquet, Upamecano, Truffert; Cherki, Da Cunha, Rabiot; Olise, Dembelé, Doué.
ITALIA: Donnarumma; Kayode, Scalvini, Bastoni, Calafiori; Frattesi, Fagioli, Tonali; Kean, Pio Esposito, S. Esposito.
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