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Verso l'Europa League: Gatti si candida per un posto da titolare
Verso l'Europa League: Gatti si candida per un posto da titolare
Gatti sgomita per un posto nella Juve impegnata giovedì allo Stadium nella prima gara di Eurpa League.  Spalletti potrebbe cambiare modulo e passare alla difesa a tre, soprattutto si profila un turno di riposo per Bremer, così il giocatore sarebbe certo del posto, con Kalulu e Lucumi a completare la linea arretrata. Gatti è impiegato poco da Spalletti, tanto che era finito sul mercato. Il colpo di testa con cui ha permesso alla Juve di vincere a Frosinone potrebbe cambiare qualcosa nelle gerarchie del tecnico.  
Marinozzi: "Vicario è uno dei pochi a capire il peso della storia della Juve"
Marinozzi: "Vicario è uno dei pochi a capire il peso della storia della Juve"
La rabbia di Vicario nel post partita di Sassuolo-Juventus per il punto gettato al vento dai bianconeri è al centro del pensiero di Andrea Marinozzi, che ne ha parlato ai microfoni di DAZN: "Credo che il portiere con quelle dichiarazioni abbia dimostrato di essere l'unico nella squadra in campo ieri a rendersi conto di cosa comporti davvero far parte della Juventus, è un po' il discorso che torna puntuale quando si parla dell'importanza per un club come quello bianconero di avere italiani in campo. Questo tipo di ragionamento lo avrebbe fatto sicuramente anche Locatelli, ne sono certo. La verità è che quando non puoi vincere devi portare a casa almeno un pareggio, che per la lotta Champions alla fine dei giochi può pesare".
PodcastJuve piccola e fragile: Spalletti irriconoscibile, tifosi infuriati
Juve piccola e fragile: Spalletti irriconoscibile, tifosi infuriati
“Così piccola e fragile”, Drupi ci perdonerà se utilizziamo una sua canzone per connotare la Juve di Spalletti, nel mirino dei tifosi, come da copione. Del resto si parla sempre di amore. Tanto quello dei sostenitori bianconeri, meno da parte di chi questa maglia la indossa. In alcuni casi, senza avere la “patente” per farlo. Il tonfo contro il Sassuolo racchiude tutti i problemi presenti da qualche anno nella vita della Vecchia Signora. Che ormai non ha più diritto di cittadinanza nel salotti del calcio nobile, costretta a frequentare locali un tempo impensabili. Gli aggettivi per connotare la Juve sono diversi: oltre a fragile, folle, squilibrata, inconsistente, irrispettosa. Cambiano dirigenti, tecnici, giocatori, la sostanza resta invariata: “Poca roba”, direbbe qualcuno. La Juve è questa, bisogna rassegnarsi. Il mercato pare non abbia dato la scossa, anzi. Intanto si gioca senza centravanti. Kolo Muani sta dimostrando di non essere adatto a questa squadra. Qui si chiama in causa la dirigenza per averlo inseguito a lungo, sborsando peraltro 50 milioni. A Woltemade diamo tempo, ma comunque non è un nove. Dirigenza chiamata in causa. Poi ovviamente Spalletti: irriconoscibile. Per come prepara le partite (male), poi per l'atteggiamento arrembante dei suoi, senza un minimo di equilibrio. Sembrava di vedere una squadra di Zeman, aiuto. Fondamentale la mancanza di un giocatore in grado di far ragionare i compagni, un leader. Sui social tifosi scatenati, chiedono l'esonero dell'allenatore. La risposta di Carnevali: “Cambiare tecnico non rientra nel mio spirito”. Avvisati i nostalgici di Conte. La cui ombra, però, aleggia sempre di più nelle vicinanze della Continassa.
Barzagli: "Alla Juve anni fantastici, oggi sto cercando di capire se voglio fare l'allenatore"
Barzagli: "Alla Juve anni fantastici, oggi sto cercando di capire se voglio fare l'allenatore"
Intervistato da VivoAzzurro Tv, Andrea Barzagli, colonna della Juventus e della Nazionale da giocatore ed oggi collaboratore di Silvio Baldini nell'Under 21, ha raccontato la sua carriera nel mondo del calcio, dai primi passi all'esperienza Mondiale, fino ai successi in bianconero. "Mia madre portava me e mio fratello al campo" "Fin da bambino ho avuto la passione per questo sport, una passione sostenuta dalla mia famiglia, e mentre mia madre scarrozzava me e mio fratello per i campi, mio padre, che aveva un camion di alimentari con cui riforniva i mercati, si alzava alle 4 di mattina. Sono cresciuto vivendo da vicino i sacrifici della mia famiglia, ma è stata un'infanzia felice. All'inizio ho giocato a centrocampo, prima da ala destra, poi a lungo da centrocampista. Bepi Pillon decise che non era il mio ruolo: fu lui a mettermi difensore, e per fortuna, perché non sarei mai arrivato a certi livelli da centrocampista". Il Mondiale e poi la Juve "Il mister Lippi mi mise in campo dopo il rosso a Materazzi contro l'Australia, non sentii la pressione nonostante fosse la partita più importante della mia carriera grazie a lui che mi tranquillizzò prima del mio ingresso in campo. Contro l'Ucraina fu diverso, giocai dall'inizio ed avevo uno stato d'animo diverso, perché c'era maggiore tensione e una consapevolezza diversa. Ma sono stato aiutato da tutti, perché c'era tantissima qualità". Dopo il Mondiale, per Barzagli ci fu l'esperienza al Wolfsburg e poi l'arrivo alla Juventus con la nascita della BBC: "A Torino sono stati anni meravigliosi, ho trovato fiducia in me stesso con una mentalità e una continuità che non avevo prima. Sono stati anni intensi, con la testa solo su quello: sono andato sempre al massimo, è una vita che mentalmente ti pressa tanto". Oggi c'è l'Under 21 "Il rapporto con mister Baldini mi ha stupito e continua a stupirmi. Non ci conoscevamo e all'inizio è stata una sorpresa, nessuno si aspettava questa collaborazione. È un padre per questi ragazzi, è uno che ha vissuto una vita piena di tutto, che parla e che ha da spendere sempre una buona parola cercando di farli crescere. È un allenatore molto moderno e molto bravo. Personalmente, sto facendo questo percorso per capire se fare l'allenatore sia la mia strada del futuro e mi serviva un approccio con un allenatore di esperienza che mi facesse vedere il lavoro e come si sta all'interno di uno staff".
Rampulla: "Kolo Muani è ormai un problema, Spalletti deve trovare una soluzione"
Rampulla: "Kolo Muani è ormai un problema, Spalletti deve trovare una soluzione"
L'ex portiere Michelangelo Rampulla ha parlato anche della sconfitta della Juventus ai microfoni di "Maracanà" su TMW Radio, analizzando la sconfitta dei bianconeri contro il Sassuolo: "È stata una partita strana e se è vero che le vittorie aiutano a vincere una sconfitta come quella di ieri, in una partita in cui hai avuto anche tante occasioni per portare a casa i tre punti, non può certo far bene. Ho visto una squadra scollata e vedere in campo tanti stranieri, con il solo portiere italiano mi è dispiaciuto tanto per la Juve, non è una squadra quadrata. La Juve un tempo si fondava su un gruppo di giocatori italiani di talento, oggi invece prende tanti stranieri che però in campo fanno male. Woltemade mi ha impressionato in negativo, ha sbagliato un gol di testa incredibile...ma spero gli diano tempo e minuti, facciamolo giocare e vediamo se inizia a rendere. Kolo Muani invece è ormai un problema conclamato e Spalletti deve trovare una soluzione, perchè così non lo si può vedere. Tecnico a rischio? Non lo so, ma sono convinto che soltanto per la Juventus Conte sarebbe disposto a prendere una squadra in corsa".
Dopo CR7 Pioli allenerà anche Salah? Su di lui c'è il Trabzonspor
Dopo CR7 Pioli allenerà anche Salah? Su di lui c'è il Trabzonspor
Il Trabzonspor sta accelerando i tempo per portare in panchina quello che sarà il nuovo allenatore. Secondo le indiscrezioni provenienti dalla Turchia, l'ex tecnico di Milan e Fiorentina Stefano Pioli sarebbe in cima alle preferenze della dirigenza, che avrebbe già mosso i primi passi per verificare la possibilità di raggiungere rapidamente un'intesa. Per Pioli si tratterebbe di una nuova esperienza all'estero dopo quella vissuta sulla panchina dell'Al-Nassr. Negli ultimi anni l'allenatore italiano non è riuscito a ripetere i risultati raggiunti durante il suo periodo rossonero, culminato con la conquista dello Scudetto, attraversando successivamente parentesi meno fortunate con il club saudita e con la Fiorentina. La priorità del Trabzonspor sarebbe comunque quella di convincere Pioli, considerato il profilo più adatto per dare il via a un nuovo progetto tecnico e riportare la squadra a competere per obiettivi importanti. Il club, però, non vuole farsi trovare impreparato qualora la trattativa con l'allenatore italiano dovesse complicarsi. Le alternative sarebbero già state individuate e portano a due nomi molto conosciuti nel calcio turco: Senol Gunes e Burak Yılmaz.
Juventus, la priorità è blindare Kalulu: si lavora al rinnovo fino al 2030
Juventus, la priorità è blindare Kalulu: si lavora al rinnovo fino al 2030
Nonostante le voci di mercato che arrivano dalla Premier League anche in queste ore e una prestazione sottotono contro il Sassuolo, in casa Juventus le idee sono chiare: la priorità assoluta resta il rinnovo di Pierre Kalulu. Il difensore francese, arrivato dal Milan nell'estate 2024, è diventato in poco tempo un punto fermo della retroguardia bianconera, distinguendosi per continuità e affidabilità. Il contratto attuale del giocatore ha scadenza nel 2029 (2,4 milioni netti di ingaggio), ma la dirigenza della Continassa vuole muoversi in anticipo per prolungare l'accordo fino al 2030, sia per respingere le sirene provenienti dalla Premier League, dove secondo diverse fonti Manchester United e Liverpool avrebbero messo gli occhi sul difensore, sia per spalmare gli ammortamenti. Sul piano economico, le richieste dell'entourage del giocatore si aggirerebbero intorno ai 4 milioni di euro più bonus, mentre la proposta della Juventus sarebbe più vicina ai 3,5 milioni, variabili incluse: una distanza che le due parti stanno provando a colmare. Si attendono novità nelle prossime settimane.
Koopmeiners, i numeri ingannano: la Juve aspettava un altro giocatore
Koopmeiners, i numeri ingannano: la Juve aspettava un altro giocatore
Il 7.0 di Koopmeiners potrebbe sembrare, a prima vista, la fotografia di una buona prestazione. E in parte lo è. Il centrocampista della Juventus non ha giocato una partita disastrosa, non ha commesso una serie di errori tecnici e i suoi numeri sono complessivamente puliti. Eppure, guardando la partita e soprattutto ciò che la Juventus aveva bisogno da lui, il giudizio non può essere altrettanto positivo. Perché il problema di Koopmeiners a Sassuolo non è stato quello di aver fatto male tante cose. È stato quello di non aver fatto abbastanza cose importanti. Ed è una differenza fondamentale quando si parla di un giocatore dal quale la Juventus si aspetta di più, soprattutto in una partita nella quale era chiamato a sostituire Manuel Locatelli. Il 7 di Koopmeiners nasce dai dati, ma non racconta tutto Il 7.0 di Koopmeiners non va letto come un giudizio soggettivo sulla sua partita. Il sistema di valutazione utilizza un algoritmo che mette insieme un numero molto elevato di statistiche, alimentate dai dati dettagliati di Opta Stats Perform, considerando anche il ruolo e le diverse funzioni svolte dal giocatore. E infatti i numeri di Koopmeiners contro il Sassuolo sono tutt'altro che negativi. Ha chiuso con il 92% di precisione nei passaggi, 16 passaggi riusciti su 18 nell'ultimo terzo di campo, 7 passaggi progressivi, 2 lanci lunghi su 2, un dribbling riuscito e quattro palloni recuperati. Sono dati che descrivono un giocatore coinvolto nella manovra, preciso e capace di gestire correttamente il pallone. Ma qui arriva la differenza tra il dato e la lettura della partita. Koopmeiners ha fatto tante cose bene, ma non ha fatto abbastanza cose importanti. Il sistema può premiare la qualità e la quantità delle azioni eseguite, mentre l'analisi tattica deve chiedersi anche quanto quelle azioni abbiano inciso realmente sulla partita e quanto abbiano risposto alle esigenze della Juventus. E sotto questo aspetto il quadro cambia. 0.10 di xG, 0.04 di xA, nessun key pass e nessun tocco nell'area avversaria raccontano un centrocampista che ha partecipato alla costruzione, ma senza riuscire a trasformare quella partecipazione in una vera incisività offensiva. La Juventus aspettava qualcosa in più Il contesto rende la prestazione ancora più significativa. Koopmeiners era chiamato a prendere il posto di Locatelli, cioè del giocatore che normalmente rappresenta uno dei principali riferimenti della Juventus nella gestione e nell'equilibrio della squadra. Ma soprattutto, dopo alcune settimane nelle quali sembrava finalmente intravedersi qualche segnale positivo, ci si aspettava di vedere un ulteriore passo avanti. Contro il Parma era arrivato il gol del 2-0 nel finale, mentre contro il Milan aveva fornito l'assist per il gol di Gatti. Due episodi che sembravano poter rappresentare una piccola svolta. A Reggio Emilia, invece, quella sensazione si è nuovamente fermata. Non è stata una prestazione da bocciare completamente, ma è mancato proprio quel salto di qualità che la Juventus continua ad aspettarsi da lui. Quell'occasione dal limite pesa Il momento che meglio fotografa la partita di Koopmeiners arriva nel primo tempo. La Juventus riesce a trovare uno spazio centrale e il pallone arriva al centrocampista al limite dell'area. È una situazione nella quale il Koopmeiners che la Juventus ha acquistato dall'Atalanta dovrebbe poter fare la differenza. Invece il tiro è troppo debole e soprattutto troppo centrale, permettendo a Muric di intervenire senza particolari difficoltà. Non è un errore clamoroso e non si può giudicare una partita soltanto da un'occasione. Ma è proprio questo il punto: in una gara nella quale la Juventus fatica a trovare spazi sulle fasce e viene costretta spesso a cercare soluzioni centrali, quelle poche occasioni diventano ancora più importanti. Koopmeiners aveva la possibilità di trasformare una buona giocata collettiva in un episodio decisivo. Non ci è riuscito. Il movimento sulla sinistra non basta Un altro aspetto interessante della sua partita riguarda la posizione. Koopmeiners ha spesso cercato di spostarsi verso la fascia sinistra, anche per provare a costruire dal basso sfruttando il suo piede mancino. È una soluzione che può avere una logica: allargarsi, creare una linea di passaggio, partecipare alla costruzione e provare a far avanzare la squadra. I suoi numeri nei passaggi confermano infatti una buona qualità nella gestione del pallone. Il problema è ciò che viene dopo. La sua presenza sulla sinistra non si trasforma abbastanza spesso in una giocata capace di rompere la struttura del Sassuolo. Non c'è quella continuità nell'attaccare gli spazi, nell'arrivare alla conclusione o nel servire l'uomo negli ultimi metri che ci si aspetterebbe da un giocatore con le sue caratteristiche. La pulizia tecnica c'è, l'incisività molto meno. Il vero Koopmeiners è ancora lontano Ed è proprio questo il tema centrale. La Juventus non sta aspettando semplicemente un centrocampista capace di completare il 90% dei passaggi. Per quello esistono altri giocatori. Sta aspettando il Koopmeiners capace di incidere, quello visto a Bergamo quando riusciva a essere contemporaneamente centrocampista, costruttore e uomo capace di arrivare negli ultimi metri. Un giocatore che poteva cambiare la partita con un inserimento, un tiro dalla distanza, una verticalizzazione o una giocata individuale. A Sassuolo quella versione del giocatore non si è vista con continuità. E questo spiega perché una prestazione numericamente positiva possa comunque lasciare una sensazione negativa. Il problema non sono i passaggi sbagliati È forse il modo più semplice per spiegare la questione: il problema non sono i passaggi sbagliati, ma quelli che non fanno la differenza. Koopmeiners ha perso pochi palloni, ha giocato con precisione e ha svolto correttamente molte delle sue funzioni. Ma quando una squadra come la Juventus ha bisogno che uno dei suoi centrocampisti più importanti prenda in mano la partita, la semplice correttezza non può essere l'obiettivo finale. Serve anche la capacità di trasformare quella correttezza in pericolosità. Un passo indietro proprio nel momento sbagliato La sostituzione al 71', con circa venti minuti ancora da giocare, è un altro elemento che contribuisce alla lettura della sua partita. Spalletti sceglie di cambiare il centrocampo e di affidarsi ad altre soluzioni nella parte finale della gara. Non significa che Koopmeiners fosse stato il principale problema della Juventus. La sconfitta di Reggio Emilia nasce da molteplici fattori e da una gestione collettiva del finale che coinvolge tutta la squadra. Ma proprio perché da lui ci si aspettava una prestazione capace di orientare la partita, il suo rendimento finisce inevitabilmente tra le note meno positive. Il 7 non è sbagliato: è la partita che racconta qualcosa in più Alla fine, quindi, non bisogna necessariamente mettere in discussione il 7.0. Se guardiamo i dati, è un voto comprensibile. Koopmeiners ha svolto bene molte azioni, ha mantenuto una buona precisione e non ha prodotto una lunga serie di errori. Ma il calcio non è soltanto la somma delle azioni riuscite. Conta anche quando quelle azioni arrivano, dove arrivano e soprattutto quanto riescono a cambiare la partita. Ed è qui che il giudizio deve essere più severo. Perché la Juventus, contro il Sassuolo, non aveva bisogno soltanto di un Koopmeiners ordinato. Aveva bisogno del giocatore capace di fare un passo avanti rispetto alle prestazioni precedenti e diventare finalmente un fattore. A Reggio Emilia questo non è successo. E per un giocatore sul quale la Juventus ha investito tanto e dal quale continua ad aspettarsi un salto di qualità, questa partita rappresenta un nuovo passo indietro. Non due passi indietro perché abbia giocato male. Ma perché, ancora una volta, il vero Koopmeiners è sembrato più vicino nei numeri che nella sostanza della partita.
Luciano hai in mano la squadra? Follie tattiche e..l'ombra di Antonio Conte
Luciano hai in mano la squadra? Follie tattiche e..l'ombra di Antonio Conte
Il fischio finale di Reggio Emilia lascia addosso un senso di vertigine e una paura tremenda. La sconfitta contro il Sassuolo ha un nome e un cognome ben precisi: Luciano Spalletti. Non sono solo i tre punti persi a fare male, ma è il modo in cui sono evaporati. Le dichiarazioni post-partita del tecnico, anziché rassicurare l'ambiente, hanno alzato al massimo il livello d'allarme. Oggi è il 15 settembre e non è ammissibile pensare di aver già buttato via una stagione. Di partite a Radio Bianconera ne ho commentate tante e di sconfitte anche dolorose  ne abbiamo viste, ma la follia degli ultimi 5 minuti no, non erano ancora capitati. Per quanto mi riguarda una follia e una gestione inaccettabile. La domanda sorge spontanea, dolorosa ma necessaria: Luciano, hai davvero in mano la situazione? Certi atteggiamenti visti in campo e fuori preoccupano, e non poco. Gli ultimi cinque minuti del match sono stati letteralmente scioccanti. Una confusione totale, una fragilità emotiva e tattica inaccettabile. Quella mezz'ora finale non è stata da Juventus, con il Sassuolo libero di palleggiarci in faccia, giocando come il gatto con il topo. E a lasciare interdetti è una gestione tecnica che, in questo avvio, sta mostrando crepe.  Come si può pensare di reggere a centrocampo anche contro un normalissimo Sassuolo con Douglas Luiz e Teun Koopmeiners? Due calciatori  totalmente snaturati, schiacciati in compiti di copertura che non gli appartengono e che hanno finito per spaccare in due la squadra. Tralasciando gli errori in fase di finalizzazione dell'olandese, tornato quello che conosciamo purtoppo da due anni  A questo si aggiunge la fissazione per un Randal Kolo Muani che al momento appare semplicemente impresentabile. Il francese vaga per il campo senza una collocazione precisa e definita, abulico, eppure resta l'inamovibile centro di gravità di un attacco ancora a secco. Perché? A tutto ciò si sommano sostituzioni strane e un paradosso che grida vendetta: questa Juventus viene letteralmente retta da quelli che in estate erano considerati esuberi o partenti, gli unici a metterci anima e gol (come la doppietta di Edon Zhegrova), mentre i presunti pilastri del nuovo corso naufragano. Sia chiaro, in questo momento sono davvero pochi i giocatori in rosa che stanno dimostrando di meritare questa maglia, ma lo spettacolo visto a Sassuolo resta ingiustificabile. Chi scrive vuole andare avanti con te, Luciano. La fiducia non è azzerata, il credito nei confronti del tuo valore resiste. Ma la paura, adesso, è tanta. La Juventus non può permettersi l'ennesima stagione di transizione anonima, l'ennesimo anno buttato alle ortiche tra rimpianti e scontento. Vogliamo credere nel tuo progetto, vogliamo soffrire ed uscirne insieme. Ma se dovesse accadere l'imponderabile, se la rotta non dovesse essere invertita immediatamente, la società non potrà farsi cogliere impreparata. Bisognerà guardarsi intorno. Bisognerà pensare a chi questa squadra sa come scuoterla dalle fondamenta. Bisognerà pensare a lui: Antonio Conte ed è inutile che vi dica quanto questo mi costi. Ma il bene e l'amore per la Juve viene davanti a tutto. E a tutti. 
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