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Romano: "La Juve osserva i progressi di Adzic per un futuro a Torino"
Romano: "La Juve osserva i progressi di Adzic per un futuro a Torino"
Fabrizio Romano, attravaverso i propri canali social, ha parlato dei progressi di Vasilije Adzic mostrati a partire dall'inizio di questa stagione con la maglia del Sassuolo. Il centrocampista classe 2006 infatti, da quando si è trasferito in prestito dalla Juventus in terra emiliana, ha avuto una crescità esponenziale clamorosa condita, nelle prime 5 giornate, da 3 reti. A tal proposito, come riporta l'esperto di mercato numero 1 al mondo, il club bianconero starebbe osservando da vicino le prestazioni del montenegrino pensando ad un futuro pieno di successi e soddisfazioni con la maglia bianconera. Queste le parole di Romano sul ragazzo: "già dopo la sconfitta contro il Sassuolo vi avevamo raccontato di come l’operazione in prestito fosse stata impostata nell’ottica di un controllo futuro. In estate la Juve avrebbe potuto monetizzarlo a titolo definitivo accettando offerte superiori ai 15-16 milioni complessivi provenienti dalla Germania, ma ha preferito cederlo solo in prestito, anche per la volontà del ragazzo di restare legato ai colori bianconeri. L’accordo con il Sassuolo prevede un prestito oneroso da 500 mila euro con diritto di riscatto a 12 milioni, ma la Juventus mantiene il controriscatto fissato a 1,7 milioni per riportarlo a Torino. La società crede fermamente nel suo potenziale, anche ricordando l’impatto positivo dell’anno scorso, come il gol contro l’Inter e sta monitorando con grande entusiasmo il suo brillante inizio di stagione in vista dei programmi futuri. Spalletti apprezza molto le caratteristiche del ragazzo e sarebbe felice di accoglierlo cresciuto e maturato in vista delle prossime stagioni".
Juve, alla luce dell'infortunio di Grabara, ai bianconeri è stato offerto Neto
Juve, alla luce dell'infortunio di Grabara, ai bianconeri è stato offerto Neto
Non c'è pace in casa Juventus: nel corso dell'allenamento di ieri, il ginocchio di Grabara, che tanto bene aveva fatto al suo esordio contro il NEC, ha fatto crack. Si tratta dell'ennesimo infortunio subito dai bianconeri dall'inizio della stagione, un dato scorcentante quello registrato dall'infermeria nelle ultime settimane. A tal proposito, dovendo correre ai ripari, al club piemontese, nelle ultime ore, sarebbe stato offerto Neto. Come riportato dall'esperto di mercato Fabrizio Romano, il portiere brasiliano, che tornerebbe volentieri a vestire la maglia bianconera dopo l'esperienza vissuta tra il 2015 e il 2017, ha gli stessi agenti di Douglas Luiz, i quali sarebbero in ottimi rapporti con Massara e Carnevali. Prima di prendere una decisione in merito, però, la dirigenza piemontese consulterà Spalletti per una scelta di concerto: in lizza ci sarebbe anche Sergio Rico, portiere spagnolo classe 1993 ex PSG, anch'egli svincolato e proposto alla società. Vedremo quale sarà la soluzione scelta dagli uomini di mercato per sopperire a questo nuovo infortunio di nuova stagione. 
Conceicao scavalcato nelle gerarchie Juve, due club inglesi sul portoghese
Conceicao scavalcato nelle gerarchie Juve, due club inglesi sul portoghese
Francisco Conceicao, soprattutto nelle ultime settimane, avrebbe perso la propria "centralità" all'interno dl progetto tecnico di Luciano Spalletti. Complice l'esplosione di un grande Alajbegovic, che sta prendendo sempre più dimestichezza con il nostro campionato, e vista la rinascita di un Nico Gonzalez che ha saputo riprendersi la Juve e i tifosi non solo come leader tecnico, ma anche carismatico, il portoghese sarebbe drasticamente sceso nelle gerarchie. A tal proposito, come riporta  "Calciomercato.com", l'attaccante esterno classe 2002, che paga anche il divario nei gol fatti rispetto ai 2 compagni che gli hanno "soffiato" il posto da titolare, sarebbe seguito da 2 club di Premier League. Si tratterebbe di Liverpool e Manchester United e, davanti a questo scenario, la dirigenza bianconera, dal canto suo, potrebbe prendere in esame la possibilità di cedere il cartellino di Conceicao già a gennaio, o magari a giugno, per una cifra superiore ai 40 milioni di euro. 
L'esonero di Spalletti sui taccuini dei tifosi
L'esonero di Spalletti sui taccuini dei tifosi
Può una manciata di gol rifilati a un NEC di nebbiosa provenienza — con quelle magliette con striscia orizzontale che paiono più la divisa di un gregario del Giro d'Italia negli anni eroici di Binda che non l'attrezzatura di un sodalizio calcistico — bastare davvero a estirpare il dubbio dal cuore del tifoso e a consacrare finalmente la nascita di una creatura spallettiana trionfante? O si tratta soltanto di un miraggio nel deserto della Continassa, un fuoco di paglia alimentato da avversari troppo arrendevoli, un effimero balsamo pronto a dissolversi al primo soffio di vento contrario, lasciando il nocchiero toscano ancora una volta solo al timone, in balia di flutti ben più minacciosi? Nell’aria densa e inquieta di questi giorni bianconeri, tra le redazioni dei giornali e i tavolini bagnati dei bar dello sport, si respira già l’odore acre dell’esonero. È un profumo antico, che pizzica il naso di tifosi e addetti ai lavori, un mormorio insistito che corre di bocca in bocca come un vento di tramontana: c’è chi, con la fede incrollabile dei testardi, non vuole nemmeno sentirne parlare, convinto che le crisi siano solo nuvole passeggere destinate a dissolversi al primo raggio di sole; e c’è chi, al contrario, ha già la valigia pronta per l’allenatore, brandendo la scure del giudizio sommario con la stessa rapidità con cui si cambia canale a metà partita. Poi si sa il tifoso è un essere mirabilmente bizzarro, un funambolo dell'anima che passa dalle stalle alle stelle nel giro di una manciata di secondi. Ed ecco che, improvvisa come un colpo di scena da baraccone, arriva la roboante vittoria per 5 a 0 in Europa League contro il mediocre NEC. Una goleada che per novanta minuti ha ubriacato i romantici cuori, spingendo una folla di entusiasti a sedare ogni perplessità e a librarsi d'un tratto verso le stelle, dimenticando i patimenti della vigilia e le opache serate di campionato per inneggiare al genio ritrovato. Ma i dubbi restano lì, appostati dietro l'angolo. C’è una pioggia che non bagna le cose per davvero, ma serve solo a farle sembrare più vecchie. Quando il tifoso guarda la sua squadra perdere strada, gli viene naturale immaginare un addio che nella realtà non c’è ancora stato. Luciano Spalletti sta sempre lì, sulla panchina della Juventus, ma nella testa di chi soffre la domenica quell’esonero è già avvenuto un centinaio di volte. Bisognerebbe arrivarci davvero a Torino, sotto certi portici dove l’aria profuma di caffè amaro e di malinconia, per capire come funziona il cuore di chi tifa. Il tifoso della Juve non sa stare nel mezzo: non gli basta sperare, vuole la certezza del dominio, quella sicurezza antica che un tempo sembrava dovuta. Quando la vittoria traballa, il futuro diventa subito un pensiero nero e la panchina si fa solitudine. Sognare l’addio dell’allenatore è un modo come un altro per difendersi dal dolore. Si pensa che basti cambiare un uomo per cancellare le serate storte, per ritrovare quel calore e quell'anima che sembrano smarriti. È l’illusione che voltando pagina, da qualche parte, ci sia ad aspettarci un mattino più chiaro. Ma intanto la pioggia continua a cadere e la realtà resta lì, stanca, a fare i conti con la pazienza che manca. Abbiamo ora contemplato la malinconia quasi autunnale con la pipa spenta in bocca e lo sguardo perso, ma ci sono momenti in cui l’unica chiave di lettura possibile diventa quella regalataci dall'inimitabile scrittore britannico. Immaginiamo, per un istante, la panchina della Juventus come una di quelle barche sul Tamigi occupate da tre cittadini londinesi – diciamo George, Harris e Jerome – convinti di essere degli esperti navigatori e invece completamente incapaci di distinguere la prua dalla poppa. La scena è tragicomica. Luciano, nelle vesti di un capitano Jerome un po’ sovraeccitato, sbraita dalla linea laterale brandendo una cartellina tattica che assomiglia a una mappa del tesoro disegnata da un bambino miope. «Remate! Sfruttate le corsie esterne! Mantenete il baricentro alto!» urla, mentre i suoi centrocampisti si scontrano l’uno contro l’altro con la grazia scoordinata di tre cani bassotti che cercano di infilarsi contemporaneamente nella stessa cuccia. Harris – l'imprendibile trequartista pagato a peso d'oro – si ferma a metà campo a sistemarsi i calzettoni, lamentandosi del fatto che l’umidità disturba la sua ispirazione artistica. George, ovvero il terzino sinistro, guarda la palla sfilargli tra le gambe con la placida indifferenza di chi sta aspettando l’autobus in un giorno di sciopero generale. E in tutto questo bailamme, a completare il quadretto, ci mancava soltanto Montmorency. Il celebre fox-terrier della comitiva britannica avrebbe fatto bella mostra di sé in mezzo al campo, offrendo prestazioni tattiche e un senso della posizione persino più ordinati di quelli ammirati in queste uscite stagionali, magari mettendosi comodo sul dischetto del rigore a guardare la palla rotolare via con aria di sufficienza. E adesso? Eccoci giunti al dilemma shakespeariano, tragicamente piantato sull'orlo della sosta per le nazionali e, soprattutto, sul ciglio della supersfida di oggi pomeriggio contro l’Atalanta. Basterà la goleada agli olandesi a sterilizzare i malumori, o sarà proprio la Dea – con il suo pressing asfissiante e la sua lezione di calcio impartita dal vecchio Sarri – l'ago della bilancia capace di buttare giù o salvare definitivamente Spalletti? La dirigenza si torce le mani nei salotti ovattati della Continassa, mentre sullo sfondo aleggia l'ombra pesante, ingombrante e magnetica di Antonio Conte, pronto a riaccendere quel furore antico che sembra svanito nel nulla. Arrivati a questo punto, spogliati momentaneamente della sciarpa e vestiti degli abiti del filosofo di provincia, ci tocca interrogarci sul senso ultimo delle cose: il cambiamento serve davvero a redimere i peccati, o è soltanto l'ennesimo giro sulla stessa giostra rotta? Nel dubbio che la salvezza stia in una carezza o in una rivoluzione, mentre la pioggia continua a battere sui vetri e l'orologio scorre inesorabile verso il fischio d'inizio di oggi pomeriggio, la grande domanda rimane lì, sospesa nell'aria fredda di Torino: riuscirà il vecchio nocchiero ferito a raddrizzare la barca contro lo scoglio atalantino, o ci ritroveremo tutti a recitare il de profundis prima di cena? In fondo, la vera fortuna del tifoso sta proprio qui: nell’essere l’unico essere vivente capace di pretendere la felicità eterna da novanta minuti di corsa dietro a un cuoio cucito. Se Spalletti affonderà contro l’Atalanta o se inventerà l’ennesima piroetta tattica per restare a galla — esorcizzando l'ennesimo esonero immaginato al banco del bar — cambierà ben poco nell’economia dell’universo, ma cambierà tutto nella digestione della nostra domenica sera. E allora tanto vale prenderla con filosofia, quella buona da osteria: in attesa che la dirigenza decida se comprare un nuovo timoniere o direttamente una barca più grande, conviene tenersi stretta l'illusione. Perché se è vero che la giostra è rotta e continua a girare a vuoto, è anche vero che finché c’è un pallone al centro del campo, persino tre uomini in barca — e un cane su un dischetto del rigore — hanno il diritto di credere che la prossima sponda sarà quella della terra promessa. Roberto De Frede
Juve-Atalanta: L'elenco dei convocati di Spalletti per il match
Juve-Atalanta: L'elenco dei convocati di Spalletti per il match
E' ormai prossimo l'inizio del match che verrà contrapporsi la Juventus di Luciano Spalletti e l'Atalanta dell'ex bianconero Maurizio Sarri. In questo senso, qualche minuto fa, tramite i propri social, il club piemontese ha diramato l'elenco dei convocati in vista della partita. Da segnalare le assenze di Grabara (l'ultimo degli infortunati), Boga, Locatelli, Thuram, Yildiz, Cambiaso, Cabal, Ekhator e Milik. Di seguito l'elenco diramato dal club in vista della sfida. Juventus-Atalanta, i convocati: 2 Celik, 3 Bremer, 4 Gatti, 6 Kelly, 7 Conceicao, 8 Koopmeiners, 9 Kolo Muani, 11 Zhegrova, 12 Douglas Luiz, 15 Kalulu, 17 Alajbegovic, 22 McKennie, 23 Pinsoglio, 24 Rugani, 25 Vicario, 26 Lucumi, 27 Woltemade, 29 Sarr, 31 Gonzalez, 40 Radu, 43 Pagnucco, 49 Makiobo. 
Le ultime sulle scelte di Spalletti in vista di Juve-Atalanta
Le ultime sulle scelte di Spalletti in vista di Juve-Atalanta
Luciano Spalletti è a lavoro per rivedere gli ultimi dettagli in vista della partita di questa sera contro l'Atalanta, in programma alle ore 18 allo Stadium. A tal proposito, Guglielmo Vicario, Gleison Bremer e Francisco Conceicao sono pronti a tornare in campo dal 1' dopo aver riposato in Europa League contro il NEC. Come riporta la "La Gazzetta dello Sport", il tecnico toscano non avrebbe intenzione di rinunciare ai 3 giocatori contro i bergamaschi (il portiere dopo l'infortunio di Grabara era comunque una scelta obbligata) e li schiererà confermando il 3-4-2-1 come modulo iniziale. Gli ultimi dubbi che rimangono riguardano il reparto offensivo: Woltemade e Kolo Muani sarebbero in ballottaggio per il posto da titolare, con il francese classe 1998 che sarebbe in leggero vantaggio sul gigante tedesco. Questo dubbio è molto probabile che venga sciolto soltanto a pochi minuti dall'inizio della partita , l' ultima prima della sosta per le nazionali. Ciò che fa ben sperare è il fatto che, nel match contro il NEC, entrambi gli attaccanti si sono sbloccati. 
Juve: offerto Bissouma i bianconeri avrebbero rifiutato
Juve: offerto Bissouma i bianconeri avrebbero rifiutato
Dopo l'infortunio di Thuram e Locatelli alla Juventus sarebbe stato offerto Yves Bissouma, centrocampista della nazionale del Mali adesso all'Ajax. A svelare questo retroscena è Fabrizio Romano, il giocatore avrebbe potuto raggiungere i bianconeri a parametro zero, ma la dirigenza ha preferito declinare. La motivazione riguarda il non voler riempire il reparto che già ha i vari Douglas Luiz, Koopmeiners, Owusu e Sarr.
Dopo l'infortunio di Grabara la Juve pensa a Neto o Sergio Rico
Dopo l'infortunio di Grabara la Juve pensa a Neto o Sergio Rico
Alla Continassa continua la maledizione degli infortuni, nel corso dell'allenamento di ieri Kamil Grabara si è rotto il crociato e adesso la Juventus deve necessariamente agire sul mercato degli svincolati. Come riportato da Tuttosport, uno dei profili graditi è quello dell'ex Neto, l'alternativa altrimenti è Serigio Rico, che dopo l'incidente a cavallo dove ha quasi rischiato la vita non è riuscito a tornare ai livelli di un tempo. I profili svincolati si contano sulle dita di una mano. I bianconeri potrebbero anche attendere gennaio per trovare qualcuno che possa dare maggiori garanzie. 
Romano: "La Juventus crede molto in Adzic e nel suo potenziale, per questo..."
Romano: "La Juventus crede molto in Adzic e nel suo potenziale, per questo..."
La stagione al Sassuolo di Vasilije Adzic è iniziata nel migliore dei modi. Il giocatore si sta trovando molto bene e la Juventus osserva i suoi progressi. L'esperto di mercato, Fabrizio Romano, parla proprio di come si comporteranno i bianconeri con il cartellino del centrocampista montenegrino. "Capitolo Vasilije Adžić. Già dopo la sconfitta contro il Sassuolo vi avevamo raccontato di come l’operazione in prestito fosse stata impostata nell’ottica di un controllo futuro. In estate la Juve avrebbe potuto monetizzarlo a titolo definitivo accettando offerte superiori ai 15-16 milioni complessivi provenienti dalla Germania, ma ha preferito cederlo solo in prestito, anche per la volontà del ragazzo di restare legato ai colori bianconeri. L’accordo con il Sassuolo prevede un prestito oneroso da 500 mila euro con diritto di riscatto a 12 milioni, ma la Juventus mantiene il controriscatto fissato a 1,7 milioni per riportarlo a Torino. La società crede fermamente nel suo potenziale — ricordando l’impatto positivo dell’anno scorso, come il gol contro l’Inter — e sta monitorando con grande entusiasmo il suo brillante inizio di stagione in vista dei programmi futuri".
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