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Kolo Muani a SKY: «Il gol fa piacere, ma volevamo vincere. Con Woltemade cambia tutto»
Il gol del pareggio non basta a cancellare la delusione per un risultato che la Juventus sperava di trasformare in una vittoria. Al termine dell'1-1 contro il Cagliari, Randal Kolo Muani ha parlato ai microfoni di Sky Sport, soffermandosi sulla rete realizzata, sulle soluzioni offensive adottate da Luciano Spalletti e sulle difficoltà incontrate dalla squadra nel concretizzare le occasioni create.
Kolo Muani: «La cosa importante era vincere»
L'attaccante francese ha accolto positivamente il fatto di essere riuscito a trovare la via del gol, ma il suo pensiero è rivolto soprattutto ai punti lasciati per strada. Per il centravanti bianconero, infatti, la soddisfazione personale passa in secondo piano rispetto al risultato collettivo.
«Non sono molto contento: sono contento per aver segnato, ma non è importante perché era importante vincere e portare a casa questi tre punti».
L'intesa con Woltemade: «È una situazione differente»
Tra gli argomenti affrontati nell'intervista c'è anche la possibilità di giocare con un altro attaccante al proprio fianco. La presenza di Woltemade offre alla Juventus una soluzione diversa in fase offensiva, consentendo a Kolo Muani di interpretare la partita con maggiori possibilità di movimento.
«Faccio quello che mi dice l'allenatore, però con Woltemade sicuramente è una situazione differente in campo».
Il problema della Juventus non è l'ambientamento
Kolo Muani ha infine escluso di aver incontrato particolari difficoltà nell'adattarsi al calcio italiano. Il francese ha invece individuato nella finalizzazione uno degli aspetti sui quali la squadra deve continuare a lavorare, considerando le numerose opportunità avute anche contro il Cagliari.
«Non ho avuto difficoltà nell'ambientamento. Secondo me abbiamo avuto tante occasioni anche in questa partita. Non è difficile l'ambientamento, è difficile invece, ogni tanto, ovviamente, realizzare e segnare».
Le parole dell'attaccante fotografano il sentimento della Juventus dopo il pareggio: il gol ritrovato rappresenta un segnale positivo, ma per trasformare le prestazioni in vittorie servirà maggiore precisione sotto porta.
Kolo Muani croce e delizia: un punto prezioso a Cagliari, ma che rimpianto!
Quattro anni fa, una lunga pausa del genere, un po' più lunga e un po' più avanti, aveva portato Luciano Spalletti allo storico scudetto del tatuaggio partenopeo. Di fronte, Pisacane è uno che quella città ce l'ha nel dna. Pensi Napoli e poi i mori: sulla bandiera che sventola in Sardegna c'è il Cagliari, per uno scontro tra i due allenatori già visto un anno fa. Alla fine, ai tre fischi, sarà scontro più che verbale, quasi fisico tra i due: per il tecnico ospite sarà anche la prima espulsione nella panchina bianconera.
Gara di nervi, di emozioni che si accendono nel finale.
Di fatto, per buona parte, al contrario, anestetizzata dal Cagliari in fotocopia della scorsa stagione: attenzione dietro con pochi brividi, soliti Mina e compagni ad irretire l'avversario - ci casca pure Spalletti -, gol alla prima puntata offensiva. Il flipper con cui Daniel Maldini costruisce e ritrova la palla che punisce l'incolpevole Vicario da due passi è qualcosa difficile da spiegare. Così come è difficile da spiegare la mancata reazione della Juve, frastornata e tramortita dal gol subito, sconfortata dai numeri del Cagliari, che ha preso solo due gol in tutto il campionato. Così come è difficile, se non impossibile, spiegare l'assenza di Zhegrova nel primo tempo, vedendolo assaltare da solo la porta avversaria una volta subentrato nella ripresa. A maggior ragione, pensando che comunque giovedì non sarà disponibile per l'Europa - altra scelta incomprensibile a questo punto -.
Lui da una parte per Conceicao, Alajbegovic dall'altra per McKennie sono quel poco di adrenalina bianconera: in mezzo Kolo Muani è assente tra veli e movimenti lontano dalla porta, Nico si sgonfia via via, forse appannato dai recenti voli intercontinentali. Con l'entrata di Woltemade per l'argentino, la Juve si denuda di ogni riserva e Spalletti fa all-in. Non che il tedescone faccia una grande partita, ma di fatto costringe a cambiare l'interpretazione della gara da parte di Kolo Muani, che aggredisce l'area su due palle dentro di Alajbegovic: nella prima pareggia, nella seconda prende la traversa.
Il finale è un caos come già contro il Sassuolo. Questa volta la Juve la potrebbe vincere più che perdere, leggasi la già citata traversa, ma non trova il pertugio nelle mischie, fra errori, spintoni e trattenute. Coi battiti del cuore altissimi, al triplice fischio sono scintille tra le panchine: Pisacane e Spalletti out, un punto e un rosso a testa.
Il Cagliari resta davanti in classifica, domenica arriva a Torino la Lazio capolista: se serve davvero uno stimolo perché la squadra non si rilassi, nulla di meglio.
Pisacane a DAZN: «Se Spalletti è preoccupato, significa che siamo sulla strada giusta»
Il pareggio per 1-1 contro la Juventus lascia soddisfazione, ma anche un pizzico di rammarico, in casa Cagliari. La prestazione dei rossoblù contro una delle squadre più attrezzate del campionato ha convinto Fabio Pisacane, che nel post-partita ai microfoni di DAZN ha analizzato la prova dei suoi, soffermandosi anche sul confronto con Luciano Spalletti dopo il fischio finale.
Proprio sul finale della gara, il tecnico rossoblù ha usato parole misurate ma con una sfumatura polemica, lasciando intendere che il confronto avrebbe potuto concludersi in maniera diversa. Pisacane ha comunque riportato l'attenzione sulla prestazione della squadra e sulla consapevolezza di poter competere anche contro avversari di alto livello.
Pisacane sul confronto con Spalletti: «Poteva finire tutto con un abbraccio»
Il primo tema affrontato dall'allenatore del Cagliari è stato proprio l'episodio avvenuto al termine della partita. Pisacane ha espresso dispiacere per come si sono concluse le cose, facendo riferimento anche all'atteggiamento mostrato da Spalletti durante la serata.
«Partirei dal finale perché sicuramente poteva finire tutto con un abbraccio. Dispiace. Penso che mister Spalletti ieri già ha dato la sensazione di essere preoccupato e questo è un qualcosa che ci rende giustizia, in questo momento soprattutto rende giustizia ai ragazzi. Penso anche a fine primo tempo quello che si è visto non è piacevole, però ripeto, alla fine sicuramente poteva finire tutto in un abbraccio».
Il passaggio più significativo arriva quando Pisacane interpreta la preoccupazione della Juventus come un segnale positivo per il percorso del Cagliari: «Se succede che alla sesta giornata la Juve è preoccupata, che non può vincere a Cagliari, questo ci fa capire che siamo sulla buona strada».
L'allenatore ha poi riconosciuto il valore dell'avversario, spiegando che il pareggio rappresenta un risultato importante alla luce della prestazione offerta dai rossoblù.
«Perché poteva finire con un abbraccio? Perché hanno meritato ampiamente il pareggio; per il potenziale che hanno potevano sicuramente meritare anche di vincere la partita, fosse stato il contrario c'era da preoccuparsi».
Le ambizioni del Cagliari: «Finché possiamo rimanerci, ce la metteremo tutta»
Pisacane ha spiegato che la delusione percepita nello spogliatoio, nonostante il valore dell'avversario, rappresenta un segnale della crescita mentale del gruppo. Il Cagliari vuole provare a mantenere un livello competitivo superiore rispetto alle aspettative, pur restando consapevole dei propri limiti.
«Noi dentro il nostro spogliatoio, come staff, sappiamo che bisogna avere le antenne dritte. Se loro hanno questa sensazione significa che sono dei ragazzi ambiziosi, che vogliono fare qualcosa di diverso dagli altri anni. Che non vuol dire stare lassù, però fin quando possiamo rimanerci ce la metteremo tutta».
Il tecnico ha anche richiamato l'importanza dell'organizzazione nelle fasi più complicate della gara, definendo essenziale la capacità di soffrire senza perdere equilibrio: «Ovviamente sappiamo che poi all'interno della partita, di ogni partita, ci vuole una sofferenza organizzata».
Il gioco del Cagliari e la costruzione attraverso il centrocampo
Passando agli aspetti tattici, Pisacane ha sottolineato il lavoro svolto dalla squadra nella costruzione centrale, con la ricerca del terzo uomo e la capacità di uscire dalla pressione avversaria. Il tecnico ha voluto però mantenere il discorso legato alle reali possibilità della rosa, senza lasciarsi trascinare da giudizi eccessivi dopo una prestazione positiva.
«Ovviamente mi piace sempre sottolineare le nostre reali possibilità, altrimenti passiamo per presuntuosi. Contro un potenziale del genere che c'era dall'altra parte, ho detto al mio staff che se avessimo perso questa sera non potevo dire niente alla squadra, perché ha fatto le due fasi come le avevamo preparate».
Pisacane ha poi spiegato quanto sia importante adattare le idee di gioco alle caratteristiche dei singoli: «Io non alleno me stesso, alleno i giocatori. Anche l'anno scorso si potevano fare determinate cose, però poi avevamo dei centrocampisti diversi come caratteristica e portavamo avanti dei piani gara totalmente diversi».
Tra i calciatori citati dall'allenatore ci sono Romano, Winks e Adopo, oltre a Massolin, schierato in una partita particolarmente impegnativa. L'obiettivo è continuare a migliorare nella gestione del pallone e nella capacità di palleggiare sotto pressione.
«Avere la qualità di Romano, di Winks in mezzo al campo, di Adopo, che ha messo dentro una importante comprensione del gioco, Massolin che lo si fa debuttare questa sera in un match dalla percentuale di rischio altissima, è un qualcosa che poi noi vogliamo, ripeto, nelle nostre reali possibilità, di cercare di gestire meglio sicuramente il palleggio, che è quello su cui dobbiamo crescere indubbiamente».
Maldini decisivo: «Ha riconosciuto gli spazi in modo egregio»
Un passaggio importante dell'analisi ha riguardato Daniel Maldini, autore del gol rossoblù e prezioso nel trovare spazi contro la difesa juventina. Pisacane ha spiegato che il giocatore rende al meglio quando può muoversi in modo dinamico, leggendo le situazioni senza essere vincolato a una posizione troppo rigida.
«Daniel è un giocatore che ha bisogno di muoversi in modo dinamico, per cui si deve riconoscere lo spazio. Io quello che dico sempre ai ragazzi è che non cerco di dargli tantissime informazioni, ma cerco di metterli nelle condizioni di riconoscere quelle che contano le informazioni. E questa sera lo ha fatto in modo egregio».
La fase difensiva e lo spirito del gruppo
Infine, Pisacane ha difeso il lavoro della squadra anche sul piano difensivo, ricordando che contro avversari dotati di grande qualità individuale è inevitabile concedere qualche occasione. Per il tecnico, la differenza sta nella disponibilità dei giocatori a sacrificarsi e a proteggere la propria porta.
«Quando c'è di fronte gente così forte nell'uno contro uno qualcosa devi concedere. Però mi piace sottolineare lo spirito della squadra, perché a volte si tende a tirare fuori, non lo so se perché siamo lassù, però i tiri concessi. I tiri concessi sono in linea con una squadra che gioca per il nostro obiettivo».
Il messaggio finale è legato alla capacità di lottare su ogni pallone e di mantenere questo atteggiamento durante il campionato: «Anche se arrivano ai 16-20 metri, si immola chiunque, questo è lo spirito che dobbiamo mettere dentro le partite per far rimanere questa squadra nella categoria che gli compete».
A Cagliari esame di maturità della Juventus: il limbo e l'isola
C’è un silenzio innaturale, quasi metafisico, che cala sui campi di allenamento quando il campionato si ferma. Ottobre è già di per sé un mese incline alla malinconia, un tempo di transizione in cui la luce cambia, le ombre si allungano sul prato verde della Continassa e il pallone smette improvvisamente di rotolare al ritmo forsennato del rito domenicale. La lunghissima sosta per la Nazionale non è una semplice pausa fisiologica concessa dai calendari stilati da burocrati lontani; è un vero e proprio furto di tempo, un'apnea collettiva, un limbo in cui il tifoso si scopre orfano e la squadra si disgrega, sparpagliata ai quattro angoli del globo a rispondere al richiamo di bandiere diverse.
In questo vuoto il calcio dei club va in letargo. E come ogni risveglio da un lungo sonno indotto, la ripresa porta con sé l'insidia dell'intorpidimento. Rimettere in moto la grande macchina non è mai una questione puramente muscolare, ma psicologica, nervosa, quasi onirica. Lo sapeva bene Osvaldo Soriano, che raccontava l'attesa del fischio d'inizio come il momento in cui i destini si sospendono e gli uomini tornano a fare i conti con le proprie paure. La Juventus che si appresta a riallacciare il filo del suo destino non riparte dalle certezze ovattate delle mura amiche, ma è chiamata a compiere una traversata. Deve attraversare il mare, affrontare l'isola, sfidare l'incognita di Cagliari. Al centro di questo tempo sospeso, nel silenzio di Torino, è rimasto Luciano Spalletti. L'allenatore, in questi infiniti giorni, ha vestito i panni dell'orologiaio solitario, dell'alchimista rinchiuso nel suo laboratorio, costretto a lavorare con mezza materia prima. Spalletti non è un gestore banale, è un uomo che vive il calcio con una viscerale, ruvida profondità intellettuale. Ha camminato sui campi semivuoti, osservando chi è rimasto, misurando la fatica, soppesando le assenze. Ha dovuto fare i conti con quella che potremmo definire la sindrome del reduce: il ritorno scaglionato dei suoi uomini, ciascuno con addosso il fuso orario, le scorie, i trionfi o le delusioni maturati in maglia nazionale.
La ripresa contro il Cagliari non è una partita, è un agguato atmosferico. L'Unipol Domus è un catino dove il vento dell'isola si mescola al respiro di un pubblico che vive il calcio con l'orgoglio identitario di chi difende una terra antica. Andare a giocare in Sardegna, subito dopo la sosta, significa calarsi in una trincea. Spalletti sa che la tattica pura, quella disegnata sulle lavagne immacolate della Continassa, rischia di infrangersi contro la fisicità ruvida dei padroni di casa, contro l'erba irregolare, contro l'impeto di un avversario che farà della garra il proprio mantra. È qui che la Juventus deve dimostrare di essere matura, non necessariamente solo bella. È qui che deve sporcarsi le mani. La sfida si gioca tutta sul filo del rasoio delle scelte. Il turnover non è più un'opzione democratica per accontentare i rincalzi, ma una necessità chirurgica, un obbligo imposto dal calendario spietato che già proietta la sua ombra europea. Perché dietro il maestrale di Cagliari, si intravede già la notte di Champions League contro il Celta Vigo. Spalletti deve guardare al presente con la coda dell'occhio rivolta al futuro imminente, bilanciando il peso specifico dei muscoli e dei polmoni.
Ed è in questa scacchiera complessa che emergono le figure di chi è chiamato a spezzare l'equilibrio. Penso a Nico Gonzalez, che porta in dote quel misto di furbizia sudamericana e tecnica cristallina indispensabile per scardinare le partite sporche. Il suo incedere elegante ma tagliente, la sua capacità di galleggiare tra le linee, di nascondersi per poi colpire all'improvviso, potrebbero essere la chiave per far saltare il banco in una gara che minaccia di essere bloccata, tesa, spigolosa. Quando il copione tattico si arena contro il muro avversario, serve l'estro di chi sa inventare lo strappo, il colpo di testa imperioso o il ricamo palla al piede nel buio. Nico rappresenta la folgore necessaria nel dogma tattico, il grimaldello capace di aprire le difese quando gli altri affondano nel fango. Non si tratta solo di singoli. Si tratta del respiro corale di una squadra che deve ritrovare la memoria di se stessa. Come scriveva Cesare Pavese, "non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi". E la Juventus ha bisogno di ritrovare immediatamente i suoi attimi di ferocia agonistica. Chi andrà in campo, che sia l'ultimo reduce di un volo transoceanico o il comprimario che freme da due settimane, dovrà indossare un abito da battaglia. Il calcio non fa sconti alla memoria, non si commuove per il blasone.
Il Cagliari aspetterà la Signora con i coltelli tra i denti, praticando un calcio antico, fatto di duelli rusticani a centrocampo, di ripartenze improvvise, di palle alte scagliate nel vento sperando che un rimbalzo traditore favorisca l'incursore rossoblù. La squadra di Spalletti dovrà opporre a questo furore isolano la calma olimpica della grande squadra, unita a un cinismo spietato. Dovrà far girare il pallone per far correre a vuoto la furia avversaria, dovrà essere paziente come un ragno che tesse la sua tela, attendendo il momento in cui la preda si sbilancia. È il vero esame di maturità di questa fase della stagione. Ottobre è il mese in cui si gettano le fondamenta per l'inverno. Se la Juventus uscirà indenne, con il bottino pieno, dall'Unipol Domus, avrà lanciato un segnale inequivocabile al campionato e a se stessa: avrà dimostrato che la sosta non ha spezzato l'incantesimo, che il lavoro certosino del suo tecnico ha radici profonde.
Si torna a respirare, finalmente. Il limbo è finito. L'odore dell'erba tagliata e dei fumogeni torna a riempire le narici. La Juventus attraversa il mare, lascia la solitudine degli allenamenti a porte chiuse e si tuffa nuovamente nel mare in tempesta della competizione. Il vento di Cagliari soffia forte, porta con sé antiche promesse e nuove insidie. E in mezzo a quel campo, tra i fischi e la polvere, ci sarà una partita da vincere, un campionato da aggredire, un'Europa da riconquistare. La palla torna al centro. Che Eupalla, per dirla con l'eterno Brera, ci assista, e che il risveglio della Signora sia un ruggito, non uno sbadiglio.
Roberto De Frede
Kolo Muani a DAZN: «Il gol è arrivato, ma nervoso per il risultato»
Il pareggio contro il Cagliari lascia un po' di rammarico in casa Juventus, soprattutto per le occasioni create nella ripresa e per la possibilità di portare a casa l'intera posta in palio. Tra le note positive della serata c'è però Randal Kolo Muani, che ha trovato il suo primo gol in campionato. L'attaccante francese ha parlato ai microfoni di DAZN, raccontando le proprie sensazioni dopo l'1-1 e spiegando come il lavoro della squadra possa aiutarlo a incidere maggiormente negli ultimi metri.
Kolo Muani non nasconde il rammarico: «Potevamo vincere»
Il centravanti bianconero ha ammesso di essere deluso per il risultato finale, convinto che la Juventus avesse le possibilità per conquistare i tre punti, considerando le opportunità avute nel corso della partita.
«Sono un po' nervoso per questa partita, perché penso che avremmo potuto finirla con tre punti. Abbiamo sprecato tante occasioni e, per come è andata la gara, avremmo dovuto tornare a casa con la vittoria».
La svolta nella ripresa e il lavoro di Spalletti
La Juventus ha cambiato atteggiamento nel secondo tempo, cercando con maggiore insistenza la via del cross e portando più uomini dentro l'area avversaria. Una soluzione indicata anche da Luciano Spalletti durante l'intervallo, per sfruttare meglio la presenza dei giocatori offensivi.
«All'intervallo il mister ci ha detto di crossare di più, perché avevamo tanti giocatori in area di rigore. Con Nico che si accentra abbiamo più soluzioni per mettere la palla dentro e creare occasioni. Per me il secondo tempo è stato molto meglio del primo, anche se penso che possiamo fare ancora di più».
L'intesa con Woltemade: «Ho più libertà per attaccare gli spazi»
Nel corso dell'intervista, Kolo Muani ha parlato anche dei benefici derivanti dalla presenza di Woltemade in zona offensiva. La sua fisicità costringe i difensori avversari a prestare maggiore attenzione, lasciando al francese la possibilità di muoversi con più libertà e cercare gli spazi.
«Quando lui entra dentro, i difensori sono preoccupati perché è alto. Io posso muovermi di più, ho maggiore libertà per attaccare gli spazi, venire incontro e ricevere il pallone. Posso muovermi ovunque e per me è meglio così».
Il primo gol in Serie A e la fiducia del gruppo
La rete segnata a Cagliari rappresenta un passaggio importante per l'attaccante, che ha riconosciuto quanto possa essere complicato per una punta attraversare un periodo senza gol. Kolo Muani ha però spiegato di non aver mai perso la fiducia, grazie al sostegno dell'allenatore e dei compagni.
«So che per un attaccante non è una bella situazione quando non segna. Io però sono rimasto tranquillo: il mister si fida di me, la squadra si fida di me e anch'io credo in me stesso. Devo lavorare duramente, continuare ad andare avanti e le occasioni arriveranno».
Il gol è arrivato, ma la voglia di migliorare resta intatta. Il messaggio finale di Kolo Muani è chiaro: «Oggi ho segnato, ma per me non è finita qui. Voglio di più, sempre di più».
LiveLIVE - Cagliari-Juventus 1-1: termina il secondo tempo
22:38 - TERMINA IL SECONDO TEMPO
90' - Iniziano i 4 minuti di recupero
89' - Saranno quattro i minuti di recupero
88' - Miracolo di Caprile sulla girata di Kolo Muani, ma in ogni caso era fuorigioco
85' - Cambio Cagliari: fuori Obert, dentro Fazzini
85' - Cambio Juventus: fuori Douglas Luiz, dentro Koopmeiners
84' - Giallo per Deiola
82' - RETEEEEEEE, KOLO MUANI: cross di Alajbegovic, incornata del francese che spiazza Caprile. Primo gol in campionato per l'ex Psg, il secondo in stagione dopo la rete al Nec in Europa League
76' - Fallo di Woltemade: punizione Cagliari
69' - Cambi Cagliari: Sugarawa e Nzola prendono il posto di Maldini e Mendy
64' - Cambio Juventus: fuori Celik, dentro Cambiaso
64' - Zhegrova si accentra e la piazza sul secondo palo: Caprile in calcio d'angolo
63' - Miracolo di Vicario su Fadera, ma anche in quest'occasione c'era posizione di fuorigioco
62' - Altro tiro di Zhegrova, ma Caprile blocca
61' - Zhegrova tira da fuori area, l'arbitro concede il corner
60' - Cambio per la Juventus: fuori Nico Gonzalez, dentro Woltemade
59' - Cambio per il Cagliari: fuori Massolin, dentro Fadera
58' - Doppio miracolo di Vicario sui tiri di Mendy e Maldini, ma sul primo il senegalese era partito da pisizione irregolare: fuorigioco e punizione Juventus
50' - Zhegrova si accentra e calcia: Caprile respinge
46' - Cambio per il Cagliari: fuori Rodriguez, ammonito, dentro Deiola
46' - Doppio cambio per la Juventus: fuori Conceicao e McKennie, dentro Alajbegovic e Zhegrova
21:47 - INIZIA IL SECONDO TEMPO
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21:32 - TERMINA IL PRIMO TEMPO
45'+1 - Rodriguez effettua un fallo su Nico Gonzalez: punizione e giallo
45' - Inizia il primo e unico minuto di recupero
42' - Nico Gonzalez prova da fuori area: palla a lato
35' - Percussione interna di Kolo Muani fermata da Rodriguez: angolo per la Juventus
30' - Passata la prima mezz'ora di gioco
19' - RETE, CAGLIARI IN VANTAGGIO: percussione di Maldini dalla destra, l'ex Milan cerca Mendy ma il passaggio è sbagliato. La palla, però, arriva al senegalese attraverso un doppio rimpallo. L'attaccante serve Maldini, nel frattempo inseritosi nell'area di rigore bianconera, che sigla l'1-0.
16' - Giallo per McKennie, fallo su Romano
20:45 - INIZIA IL PRIMO TEMPO
CAGLIARI (4-2-3-1): Caprile; Ze Pedro, Mina, Rodriguez, Obert; Adopo, Winks, Romano; Massolin, Maldini; Mendy.
A disposizione: Sherri, Radunovic, Kevin Carlos, Fazzini, Deiola, Nzola, Ciervo, Gagliardini, Kofler, Aurelio, Liteta, Sugawara, Sulev, Sugamele, Fadera. All: Pisacane.
JUVENTUS (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumi, Celik; Douglas Luiz, Sarr; Conceicao, McKennie, Nico Gonzalez; Kolo Muani. All. Spalletti.
Amici e amiche di Bianconeranews.it, buonasera e benvenuti al live di Cagliari-Juventus, terzultimo incontro della 6ª giornata. I bianconeri sono reduci dalla vittoria contro l'Atalanta per 2-0, i rossoblù dal successo esterno con l'Udinese per 0-1. Di seguito le formazioni ufficiali:
Cagliari-Juventus 1-0 a fine primo tempo: il commento di Tolomei
Il primo tempo di Cagliari-Juventus, valevole per il nono match della sesta giornata, si è concluso per 1-0 a favore dei padroni di casa: rete di Daniel Maldini al 19' su assist di Paul Mendy dopo una deviazione favorevole. Di seguito il commento di Guido Tolomei sulla piattaforma X:
"La capacità di non far succedere mai niente, nonostante non si giochi male, è davvero un’ eccellenza tutta nostra".
Sassuolo-Milan 1-1, l'ex Juventus Rabiot: "Abbiamo perso due punti"
La delusione di Adrien Rabiot, ex centrocampista della Juventus e ora al Milan, dopo il pareggio contro il Sassuolo al Mapei: "Abbiamo fatto delle buone cose e poi ogni tanto non facciamo bene quello che dovremmo fare. Dopo il gol subito abbiamo perso due palle, ci ha salvato Mike (Maignan). E poi abbiamo preso il gol su calcio piazzato. Cose difficili da capire, dobbiamo rivedere la partita e analizzare. Abbiamo fatto una buona partita ma potevamo fare meglio per i giocatori che abbiamo.
II Sassuolo ha giocatori importanti che sanno metterti in difficoltà. Non possiamo prendere il gol su questa fase (da corner) perché ci lavoriamo quasi ogni giorno. Dettagli, ma alla fine perdiamo due punti. Ci adattiamo anche agli avversari. Ogni settimana lavoriamo diversamente in base all'avversario. È buono saper difendere a 4 o a 3, provare più giocatori in diverse posizioni. C'è da lavorare, ovviamente. Ma stasera anche cose facili che potevamo fare le abbiamo sbagliate".
Cagliari, Rodriguez pre Juventus: "Partita difficile, ma siamo una squadra forte"
Juan Rodriguez, difensore in forza al Cagliari, ha rilasciato alcune dichiarazioni a pochi minuti dal match casalingo contro la Juventus, valevole per l'ottava partita della sesta giornata di Serie A. Di seguito, ecco quanto detto ai microfoni dell'emittente televisiva DAZN.
"Esordio in Nazionale? Molto contento, un orgoglio per me. Juventus? Partita difficile, lo sappiamo ma anche che siamo una squadra forte. Dobbiamo continuare così, con umiltà".
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