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Juve già in crisi a metà settembre
Non posso essere il solo ad aver visto segnali preoccupanti già nelle gare precedenti. Col Frosinone e col Milan soprattutto, quando in troppi si sono adagiati sullo 0-0 contro una squadra comunque “forte”. Sta di fatto che la Juventus aveva fatto meglio dei rossoneri semplicemente per questi avevano costruito 0. Basta quindi 0,1 per dire di aver fatto meglio.
E la gara del Mapei Stadium contro il Sassuolo ha presentato il conto tutto in una volta a Luciano Spalletti. Canovaccio tattico al solito monocorde, che si discosta dal palleggio orizzontale sterile e inutile se e solo se qualcuno parte palla al piede e si inventa qualcosa. Lo hanno fatto nel primo tempo soprattutto Nico Gonzalez, che quando si mette in proprio può essere pericoloso, così come Alajbegovic, che ha confermato di avere talento, ma che deve ancora accumulare esperienza. Nulla di nuovo da parte di Conceicao, che come sottolineato anche da Spalletti lo scorso anno, non può sbagliare sempre 5 scelte su 6.
In generale è la questione equilibrio a preoccupare, perché appena il tecnico ha chiesto ai suoi di alzarsi e provare a vincere la partita, effettivamente la Juve è stata più pericolosa, ma si è esposta anche in maniera dilettantesca alle transizioni veloci della squadra di Aquilani. I tre gol neroverdi sono da manuale del gioco del calcio... al contrario: bianconeri con 8 giocatori nell'area avversaria o comunque con una difesa che rompe la linea e si trova su 4-5 linee diverse, errori tecnici individuali e infine Vicario a raccogliere la palla nel sacco come un uomo solo.
In certi frangenti si è rivista la squadra totalmente in balìa della partita che si è vista lo scorso anno in Champions League a Istanbul contro il Galatasaray, quando Spalletti elogiò la prestazione, ma in realtà mise a nudo tutti i limiti della filosofia del “meglio attaccare sempre”. Allora, la Juve rimasta in 10 uomini sul 2-2, fu mandata allo sbaraglio dal tecnico toscano mettendo un attaccante in più, piuttosto che cercare di limitare i danni per giocarsi la gara al ritorno. I turchi chiusero con 5 reti, ma potevano tranquillamente essere anche 6-7.
Copione analogo al Mapei Stadium, con la squadra bianconera sul 2-2 e a pochi minuti dalla fine a portare 8 uomini sulla linea dell’area neroverde, esponendosi a un altro gol da calcio di provincia. Ok voler vincere, ma come dichiarato nel post partita dal saggio Vicario, la Juventus non può prendere certe imbarcate. Del resto, i campanelli di allarme erano già scattati ben prima dei minuti finali citati a lungo da Spalletti nel post gara: sullo 0-0 la Juventus si è fatta infilare con una difesa altissima, ma se l’è cavata per il rotto della cuffia, ripetendo l’errore con una linea ballerina poco dopo aprendo le porte al vantaggio neroverde di Esposito.
Il resto è stato un continuo susseguirsi di azioni da una parte e dall’altra e quando le gare diventano di questo tipo, può vincere una, l’altra o finire in pari. Esattamente come la passata stagione, dunque, la Vecchia Signora è sull’altalena e una volta le va bene e una male. Anche per filosofia del suo allenatore, che dice di essere più soddisfatto delle montagne russe della ripresa piuttosto che dell’equilibrio del primo tempo. E allora tanti auguri, perché le partite con NEC e Atalanta potrebbero già essere decisive per la panchina.
Vicario in conferenza: «La Juve ha voluto vincerla, ma abbiamo perso l’equilibrio»
La Juventus torna da Reggio Emilia con una sconfitta difficile da digerire. Il 3-2 contro il Sassuolo è maturato dopo una rimonta che sembrava aver rimesso i bianconeri nella condizione di poter conquistare i tre punti, prima del colpo decisivo dei neroverdi nel finale. Guglielmo Vicario, intervenuto in conferenza stampa, ha analizzato la prestazione partendo proprio dalla volontà della squadra di cercare la vittoria.
«La Juve ha voluto vincerla»
Secondo il portiere bianconero, l'atteggiamento della Juventus non può essere messo in discussione. Il problema è stato piuttosto non aver accompagnato la spinta offensiva con la necessaria attenzione alle ripartenze avversarie.
«La Juve ha voluto vincerla, penso sia palese per l'atteggiamento che abbiamo assunto, per la voglia e la foga che abbiamo avuto e per i gol fatti. Ci portiamo dietro questa gara storta per il risultato, ma il mister aveva insistito parecchio in settimana per avere questo equilibrio difensivo preventivo e oggi ce l'hanno fatta pagare».
Vicario chiede quindi una maggiore consapevolezza nella gestione della partita. Le qualità della squadra non sono in discussione, ma devono essere accompagnate da una lettura più lucida dei momenti decisivi.
«Dobbiamo avere più coscienza e la consapevolezza di avere più equilibrio e più calma per fare i risultati, perché le qualità le abbiamo e abbiamo visto quante situazioni abbiamo creato negli ultimi 10 minuti. A noi non piace spiegare, ci piace giocare a pallone, ma per fare i fatti bisogna avere un'idea collettiva che ci aiuti e oggi non siamo riusciti a sfruttarla. Ora si volta pagina, da giovedì bisogna mettere in campo tante cose e non vogliamo venire qui a spiegare le sconfitte».
Seconda rimonta consecutiva: «Ci siamo sbilanciati troppo»
Per la seconda partita consecutiva la Juventus si è trovata a dover rimontare uno svantaggio. Rispetto alla gara contro il Milan, però, contro il Sassuolo la squadra ha concesso maggiormente nelle ripartenze, proprio a causa della ricerca insistita del gol.
«Mi è difficile trovare delle spiegazioni su questo, oggi questa grande voglia di riuscire a fare gol in maniera più semplice perché avevamo più tempo rispetto alla gara col Milan. Ci siamo sbilanciati troppo, questo è un argomento che va attenzionato, e si è persa questa componente qua e se non stiamo attenti poi nelle ripartenze rischiamo di pagarla cara».
Vicario e il ruolo di leader: «Ognuno a modo proprio lo deve essere»
Da giocatore esperto e da nuovo riferimento dello spogliatoio, Vicario non si tira indietro davanti alle responsabilità. Il portiere spiega però di non amare particolarmente il momento in cui bisogna presentarsi davanti ai microfoni dopo una sconfitta.
«Io penso che ognuno a modo proprio lo debba essere. Io vengo qui perché sono uno dei più vecchi nello spogliatoio e penso sia corretto farlo per tutti i tifosi, ma non mi piace venire a dare troppe spiegazioni sulle sconfitte, poi è giusto che ve le dia su certe letture».
Nessun alibi, dunque, e soprattutto la consapevolezza che alcuni errori erano stati preparati e discussi durante la settimana.
«Oggi è brutto venire a spiegare, noi alibi non dobbiamo averne, dobbiamo fare le cose bene, come ne abbiamo fatte tante stasera, ma ci sono situazioni che avevamo studiato in settimana e oggi sono venute meno e secondo me abbiamo le qualità, umane e non solo, per affrontare certi momenti».
Le polemiche dopo il Milan non hanno condizionato la squadra
Vicario respinge anche l'idea che l'arrembaggio finale possa essere stato una conseguenza delle discussioni nate dopo la gara contro il Milan. La Juventus, secondo il portiere, deve concentrarsi esclusivamente su ciò che può controllare.
«Noi non possiamo influenzarci dalle cose che non possiamo controllare, noi dobbiamo pensare alle nostre cose, a quello che ci dice l'allenatore e quello che succede dentro le nostre mura».
La rimonta è stata figlia della voglia della squadra, ma proprio quella spinta avrebbe dovuto essere accompagnata da maggiore attenzione nella copertura preventiva.
«Stasera abbiamo la presa di coscienza che negli ultimi 10 minuti abbiamo avuto la voglia e la foga di rimetterla in piedi e lo abbiamo fatto ma ci vuole anche la prevenzione, perché loro hanno qualità in avanti e bisognava prestare più attenzione. Abbiamo avuto grande spirito e grande voglia ma siamo stati un po' leggeri su certe dinamiche».
«La maglia della Juve la devi sentire addosso»
Infine, Vicario parla del suo nuovo percorso in bianconero e del significato di indossare una maglia così importante. Il portiere considera la responsabilità una parte fondamentale del suo ruolo, soprattutto nei momenti complicati.
«Sono soddisfatto, non posso avere gratificazione migliore. Da giocatore della Juve però sento senso di responsabilità e devo trasferirlo, nelle maniere corrette, perché la maglia della Juve la devi sentire addosso ed è giusto metterci la faccia quando le cose non vanno bene».
Il pensiero finale è già rivolto al prossimo appuntamento. La sconfitta contro il Sassuolo deve essere archiviata rapidamente, trasformando gli errori commessi in indicazioni utili per la prossima gara.
«La Juve deve ambire sempre a fare il miglior risultato, oggi non è venuto e da domani si punta dritti alla partita di giovedì che è molto importante».
Una presa di responsabilità che fotografa il momento della Juventus: la voglia di vincere c'è, le qualità anche, ma la squadra dovrà trovare il giusto equilibrio tra aggressività e gestione. È questo il passaggio indicato da Vicario per evitare che una rimonta costruita con carattere possa trasformarsi nuovamente in una sconfitta.
La formazione ideale contro il Sassuolo. La Signora delle Stampelle: tragicommedia in bianco e nero.
C’era una volta, nei regni fatati e un po’ sgarrupati della pedata sferica, una nobile casata in bianco e nero che, anziché scendere in campo con la classica formazione titolare, pareva ormai un reduce sgangherato dell’Armata Brancaleone dopo una scampagnata nella Transilvania dei crampi e dei legamenti capricciosi. A Torino, sponda juventina, l’infermeria non è più un locale asettico con il lettino in skai e l’odore di alcol canforato: è diventata il club più frequentato della metropoli, un salotto mondano dove i muscoli fanno sciopero bianco e le caviglie si danno appuntamento per un tè con i biscotti. Lì dentro, tra una risonanza magnetica e una sfilata di stampelle modello haute couture, si respira la stessa allegria di una sala d’aspetto dell’INPS a fine mese.
Mister Spalletti, pover’uomo, guarda la lista dei convocati alla vigilia della partita con la stessa espressione di un capostazione che riceve l’orario ferroviario scritto in geroglifico azteco. Non schiera più undici giocatori: fa la conta. «Tu cammini? Bene, vai ala destra. Tu respiri senza l’ausilio di una bombola d’ossigeno? Perfetto, regista basso davanti alla difesa». Nelle sedute di rifinitura ormai non si provano più gli schemi su palla inattiva, ma si sperimenta l'idroterapia avanzata, le sedute di sciamanesimo tibetano e il lancio del ferro di cavallo propiziatorio verso la Val di Susa. La sfortuna non ci vede benissimo, si sa, ma con la Juventus ha sviluppato un mirino laser degno di un cecchino galattico. Si rompono persino i panchinari mentre guardano la partita dalla tribuna: uno starnuto scomposto in tribuna stampa e zac, lesione al bicipite femorale; un’esultanza troppo energetica per un gol all’ultimo minuto e patatrac, menisco in frantumi. È un bollettino di guerra che farebbe impallidire un ospedale da campo della Somme. I terapisti lavorano a ciclo continuo, oliando ginocchia con unguento santo e massaggiando polpacci con creme ricavate da lacrime di coccodrillo e radici di mandragora colte nelle notti di luna nuova.
Ora, la riflessione che sorge spontanea nel petto di un uomo di buonsenso — o quantomeno di un tifoso che ha pagato l’abbonamento allo stadio o in tv — è perché mai la Sfortuna debba dimostrare una fedeltà così noiosa e monotona nei confronti di un solo club. È un principio di cortesia elementare, persino nella sventura, saper ruotare i propri favori. Un gentiluomo non occuperebbe mai la stessa poltrona al club per cinque anni consecutivi senza offrire il posto a un altro associato; perché dunque la Malasorte non dovrebbe impacchettare i suoi stiramenti, i suoi legamenti crociati e le sue misteriose influenze intestinali per farne gradito omaggio, di tanto in tanto, anche alle floride ed esultanti rose rivali? Sarebbe un gesto di squisita equità sportiva se domenica, nei dintorni di Reggio Emilia, la suddetta Signora con la Falce decidesse di sgarrare strada e andare a bussare alla porta dello spogliatoio adiacente, anche solo per chiedere un'informazione stradale o un pizzico di sale.
Eppure, in questo panorama da bollettino meteorologico catastrofico, dovrebbe accadere il miracolo laico dello sport, ciò che il tifoso si aspetta trepidante. Ecco che dalle nebbie della disperazione spuntano ragazzi sconosciuti, scovati nei tornei rionali o direttamente tra le file dei raccattapalle, sbalzati sul prato verde con la stessa grazia di un elefante in un negozio di cristalleria. Entrano in campo con le scarpette nuove che odorano ancora di scatola e la faccia pulita di chi pensava di passare il pomeriggio a fare i compiti di matematica, e invece si ritrova a marcare centravanti grandi come armadi a due ante. Corrono per tre polmoni a testa, spinti da un misto di furia agonistica e pura e semplice fifa, compensando con la sfrontatezza dell’incoscienza i muscoli di cristallo e d'alabastro dei veterani, ormai buoni tutt'al più per fare da testimonial a una marca di linimento o per dirigere il traffico nei pressi dello Stadium brandendo le stampelle come clave.
C'è qualcosa di profondamente educativo nel contemplare un giovane debuttante che, catapultato in campo per pura disperazione numerica, si batte contro l'avversario con la stessa determinazione di un terrier che tenta di sottrarre un osso a un alano. Ci si domanda, a questo punto, se non sarebbe opportuno estendere questa salutare esperienza d'incertezza anche a tutti i loro colleghi d'alta classifica. Non per cattiveria, s'intende, ma per pura curiosità scientifica: sarebbe oltremodo interessante osservare con quale contegno i loro patinati campioni accoglierebbero l'improvvisa comparsa di un crampo bilaterale al novantesimo, o la bizzarra sensazione di dover sostituire il proprio centravanti stellare con il secondo magazziniere o con un passante colto da improvvisa nostalgia per la giovinezza. Perché alla fine la palla rotola lo stesso, incurante dei muscoli stirati e dei bilanci in rosso della clinica ortopedica. La Juventus con le stampelle, zoppicante e rattoppata, continua a lottare contro il destino cinico e baro, aggrappata a quella sua ostinazione antica che profuma di fatica, di sogni e di vittorie. La morale di questa tragicommedia in pantaloncini corti e ghiaccio sintetico è che la vita, esattamente come il pallone, non ti dà mai la formazione ideale. Ti ritrovi sempre a giocare con una rosa dimezzata, i cambi finiti al novantesimo e l’arbitro che guarda il cronometro con aria complice. Il segreto non sta nell’avere tutti i muscoli al loro posto: sta nell'imparare a correre anche con l'anima rotta, tenendo duro e ricordando che, finché c’è un pallone da calciare nel fango, c’è sempre un miracolo imprevisto pronto a sbucare dall’angolo più buio dell’infermeria.
Sicché, nell'attesa che arrivi la sera di domenica, ci mettiamo comodi con la nostra tazza di caffè, un bel libro sulla scrivania e un rosario di scongiuri tra le dita. Guardiamo al match con il rassegnato eppur brillante ottimismo di chi sa che il destino è un arbitro volubile: magari questa volta si ricorderà di fischiare a favore, o quantomeno si distrarrà un istante, permettendo alla nostra nobile e rattoppata Armata di trovare un gol di tibia e tre punti d'oro, mentre la sfortuna, stanca di Torino, si prende finalmente una meritata vacanza al mare di settembre.
Roberto De Frede
Spalletti a SKY: «Abbiamo perso l’equilibrio, ma la squadra ha avuto il coraggio di provare a vincere»
La sconfitta contro il Sassuolo lascia grande amarezza in casa Juventus, soprattutto per il modo in cui è maturata. I bianconeri hanno avuto la forza di reagire e di rimettere in piedi una partita complicata, ma nel finale hanno concesso troppo spazio agli avversari, pagando a caro prezzo la ricerca del gol della vittoria. Luciano Spalletti, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, parte proprio da qui per analizzare il 3-2 del Mapei Stadium.
Spalletti difende la voglia di vincere: «È la cosa più difficile»
Il tecnico bianconero riconosce l'errore commesso dalla squadra, ma allo stesso tempo rivendica l'atteggiamento avuto nella ripresa. La Juventus ha perso equilibrio e lasciato troppo campo aperto, ma lo ha fatto nel tentativo di ribaltare una gara che sembrava ormai compromessa.
«Quei due gol subiti sono venuti perché abbiamo perso un equilibrio, dove abbiamo lasciato troppo campo aperto. Però c’è stata una voglia di andare a ribaltare questa partita, che si era messa in una situazione difficilissima, e secondo me questo la squadra l’aveva meritato».
Spalletti non nasconde dunque il problema, ma invita a guardare anche all'altro lato della medaglia. Perché per lui limitarsi a proteggere il risultato sarebbe stato molto più semplice rispetto a cercare fino all'ultimo di vincere.
«La Juventus non può lasciare campo aperto così, è chiaro che non può. E lo ha fatto, però, per il tentativo di vincere la partita. La possibilità di vincerla ce l’aveva avuta e quella è la cosa più difficile da fare. Tra dire: “Rimani lì, questa partita non va persa”, è vero, ma quella è la cosa più facile. Riuscire a tentare di vincerla, a scavare la possibilità di vincerla, come ha fatto la squadra, perché secondo me se l’era scavata, è la cosa più difficile. E questo, per me, è una cosa che io apprezzo della mia squadra».
Il problema dell'equilibrio: «Eravamo otto contro sette»
Il tecnico entra poi nel dettaglio dell'azione che ha portato al gol decisivo del Sassuolo. La Juventus si è trovata scoperta a centrocampo, ma secondo Spalletti il problema non può essere ridotto solamente al numero di giocatori rimasti dietro la linea della palla. In quel momento, infatti, i bianconeri avevano una netta superiorità numerica nella zona offensiva.
«Siccome tutti mi dicono: “Ma si può rimanere in due contro tre a metà campo?”. No, non si può rimanere. Ma laggiù, al limite dell’area, siamo otto contro sette, o no? Se qui siamo due contro tre, là siamo otto contro sette. Si può perdere una palla infilandosi in un vicolo cieco in quella maniera lì, invece di farla girare e tirare in porta?».
È proprio la gestione dell'ultimo possesso a lasciare il rammarico maggiore all'allenatore. La squadra aveva portato tanti uomini nell'area del Sassuolo, ma non è riuscita a trasformare quella superiorità in una conclusione efficace.
«Perché si tira in porta, otto contro sette, con una squadra che è dentro l’area di rigore, ammucchiata a fare fase difensiva, perché loro ora stavano facendo questo: loro stavano pensando a difendersi. Abbiamo quella palla lì, siamo due contro tre, non riusciamo a finire quell’azione, a portarla a termine. E perché non riusciamo a portarla a termine, perdiamo la partita».
«È una partita sanguinosa»
Spalletti non nasconde il peso della sconfitta. Il ko di Reggio Emilia arriva in un momento in cui la Juventus avrebbe voluto dare continuità al proprio percorso e inevitabilmente incide sia sul morale sia sulla classifica.
«È una partita sanguinosa, perché ci costa molto sia a livello di entusiasmo, sia a livello di classifica, sia a qualsiasi livello. Però io ero quello che gli chiedevo e loro hanno tentato di metterlo in pratica, magari esagerando, perché hanno esagerato. Ma questa cosa di voler ribaltare questo risultato, a noi della squadra è piaciuta».
Spalletti: «Nel secondo tempo hanno tentato di fare di più»
Alla domanda sulla capacità dei suoi giocatori di interpretare il pensiero dell'allenatore e trovare soluzioni autonomamente, Spalletti rivela di aver chiesto un cambio di atteggiamento già durante l'intervallo. La Juventus, pur creando situazioni pericolose, non lo aveva convinto abbastanza nella prima parte della gara.
«Stasera hanno tentato di fare quello che io gli ho chiesto alla fine del primo tempo, perché non mi bastava quello che si stava facendo. Nonostante fossimo arrivati a mettere palla a cinque metri dal portiere, sulla linea di fondo, a scegliere su chi far tirare in porta, con quattro o cinque palloni passati dentro l’area piccola, abbiamo tirato due volte dal limite dell’area, una volta con Koop e una volta con un altro, totalmente liberi. Non ci siamo imbucati due o tre palloni dove ci eravamo ritagliati gli spazi e a me non è bastato. Gli ho chiesto di più».
La risposta della squadra, almeno sul piano offensivo, è arrivata nella ripresa.
«Nel secondo tempo hanno tentato di fare di più e, secondo me, l’hanno fatto. Poi, che ci sia da avere un equilibrio e che ci sia da avere una testa sempre lucida, che ragiona in determinate situazioni e in qualsiasi momento, questo è vero. E lì bisognava essere più bravi».
Dal secondo gol alla punizione: dove la Juve ha perso la partita
Spalletti individua però più di un momento nel quale la Juventus ha smarrito il necessario equilibrio. Non soltanto l'azione finale, ma anche il primo gol del Sassuolo nasce da una gestione difensiva che il tecnico considera migliorabile.
«Manca tutta la difesa da ultimo, ma siccome c’è una punizione laterale, noi andiamo per andare a saltare. Mancano 30 secondi, si va per andare a saltare, poi invece di essere battuta dentro, la punizione viene mossa e viene portata a sinistra, dove un calciatore prova a fare un dribbling invece di metterla dentro. Ma tutti pensavano che questa palla lì finisse dentro l’area di rigore per il colpo di testa, per il duello finale. Poi bisogna anche ragionare, perché non è solo quella la situazione dove abbiamo perso l’equilibrio».
Il primo gol, secondo Spalletti, racconta lo stesso problema da un'altra prospettiva: dopo l'uno-due sulla fascia, la linea difensiva non è riuscita ad abbassarsi in tempo.
«Abbiamo perso l’equilibrio anche, per esempio, sul primo gol: perdiamo equilibrio e la linea difensiva non scappa dopo che abbiamo subito l’uno-due in fascia e si lasciano degli spazi dove basta mettere una palla dietro le spalle. Poi Esposito è stato bravo a fare gol».
Spalletti non molla Kolo Muani: «Io sto lì fino in fondo»
Infine, il tecnico torna sul tema Kolo Muani. Dopo aver dichiarato la scorsa settimana di non voler «scendere dal carro» dell'attaccante francese, Spalletti ribadisce la propria fiducia e indica anche una soluzione tattica per coinvolgerlo maggiormente.
«No, bisogna dargli più palloni addosso. Gli abbiamo dato anche qualche pallone addosso. Perché quando non si trova uno sbocco, quando è tutto chiuso, ogni tanto va giocato addosso alla prima punta, che la tiene via al limite dell’area e che ribalta il senso dell’intenzione della squadra avversaria».
Secondo l'allenatore, servire maggiormente Kolo Muani direttamente può permettere alla Juventus di risalire e di creare nuove condizioni offensive quando gli spazi sono chiusi.
«Perché poi non si va a giocargli sull’appoggio dietro e diventa più difficoltoso ricomporre dietro la linea il blocco squadra per gli altri. Noi ci abbiamo giocato poco, ci dobbiamo giocare di più. Quando non troviamo sbocco, si va a giocare la palla, gliela si dà addosso. Si va a perdere, l’abbiamo persa perché l’abbiamo data e l’ha anche persa, però poche. Le dobbiamo giocare di più e noi dobbiamo stimolarlo di più. E io sto lì fino in fondo».
Il messaggio di Spalletti, dunque, è duplice: la Juventus deve correggere gli errori di equilibrio e gestione, ma senza rinunciare alla mentalità offensiva. Il 3-2 di Sassuolo fa male, ma per l'allenatore bianconero la strada non è quella di avere paura di perdere: è imparare a cercare la vittoria mantenendo lucidità e struttura fino all'ultimo pallone.
Esposito e Bowie a DAZN: «Il Sassuolo può sognare veramente»
Una vittoria al cardiopalma contro la Juventus, un esordio da protagonista e una serata che difficilmente il Sassuolo dimenticherà. Sebastiano Esposito e Kieran Bowie sono stati tra i grandi protagonisti del 3-2 del Mapei Stadium, andando entrambi a segno e contribuendo in maniera decisiva al successo dei neroverdi.
Esposito: «Dentro ho un mese e mezzo di sofferenza»
Per Sebastiano Esposito la rete contro la Juventus ha un significato ancora più particolare. L'attaccante ha raccontato tutta la sofferenza vissuta nell'ultimo mese e mezzo e la soddisfazione per essere riuscito a reagire nel modo migliore possibile, proprio alla prima occasione importante.
«Innanzitutto sono contentissimo per la vittoria ottenuta contro una grandissima squadra. Dentro c'ho un mese e mezzo di sofferenza. Un'emozione incredibile perché è stata dura per me questo mese e mezzo dove ho ricevuto tanta, tanta merda, però fa parte del calcio e sono contentissimo di aver reagito così».
Una risposta sul campo che, per Esposito, vale più di qualsiasi parola. La domanda se una serata del genere possa cancellare quanto accaduto nelle settimane precedenti trova una risposta netta.
«Io vivo per questo, quindi cancella sicuramente tutto quello che è stato detto».
Bowie: «Una montagna russa di emozioni»
Anche Kieran Bowie ha lasciato il segno contro la Juventus. L'attaccante scozzese, autore del gol che sembrava poter regalare la vittoria al Sassuolo prima del nuovo pareggio bianconero e del definitivo 3-2, ha raccontato le emozioni vissute nel finale.
«In questo momento sono solo stanco, a dire la verità. Ho corso tantissimo nel finale. Pensavo di aver segnato il gol della vittoria, poi loro hanno segnato e noi abbiamo segnato di nuovo. È stata una vera e propria montagna russa di emozioni, ma sono semplicemente contento di aver ottenuto i tre punti e di aver dato il mio contributo».
Bowie punta alla doppia cifra
Alla domanda sugli obiettivi realizzativi per la stagione, Bowie non ha voluto fissare un numero preciso, ma ha indicato comunque un traguardo personale ambizioso.
«Non mi pongo un obiettivo, ma spero di arrivare in doppia cifra».
Esposito: «Voglio fare più gol possibili con il Sassuolo»
Ancora più chiaro, invece, il desiderio di Esposito. Dopo aver trovato subito il gol all'esordio, l'attaccante vuole mettere le proprie qualità al servizio di un gruppo nel quale si è inserito immediatamente.
«Io voglio fare più gol possibili con il Sassuolo, perché questa squadra può sognare veramente. Una squadra fortissima che mi ha accolto benissimo e sono contento di far parte di questo magnifico gruppo».
«Abbiamo trovato un gruppo della Madonna»
Esposito ha poi parlato dell'ambiente trovato al Sassuolo e del lavoro di Alberto Aquilani. Nonostante i tanti nuovi arrivi, il centravanti ha percepito fin da subito un'identità precisa e un gruppo particolarmente unito.
«No, l'Europa non lo so. Sono arrivato da troppo poco per saperti dire questo. Noi sogniamo, siamo dei ragazzi che lavorano duro ogni giorno. Da quando sono arrivato mi sono messo a disposizione di un gruppo fantastico, veramente. Ho trovato un gruppo della Madonna. Sono contento anche del mister che ci fa lavorare bello duro. Noi sogniamo, poi non ci poniamo obiettivi, vedremo. A fine anno tireremo le somme».
Esposito e Bowie insieme? «Hanno segnato entrambi»
La chiusura dell'intervista ha inevitabilmente riguardato la possibile convivenza tra i due protagonisti della serata. Chi giocherà la prossima partita tra Esposito e Bowie? La risposta, arrivata con il sorriso, sembra quasi scontata.
«No, vedremo. Giocheranno entrambi».
Una serata speciale per due attaccanti che hanno saputo incidere immediatamente contro una delle squadre più importanti del campionato. Esposito e Bowie hanno segnato, il Sassuolo ha battuto la Juventus e il gruppo di Aquilani può continuare a sognare senza porsi limiti.
Adzic al 94': Juve dal paradiso di un anno fa all'inferno di oggi
Nella cabala dei numeri, dei corsi e ricorsi storici, di un fine settimana che consegna duecento milioni a un fortunato vincitore del jackpot, gli dei del calcio decidono di piazzare un Sassuolo-Juventus che è anch'esso contenitore di tantissimi significati.
Primo tra tutti, per i nostalgici dei tempi in cui si vinceva, la partita contro i neroverdi rimanda a quel secondo anno allegriano, quello in cui si toccò il fondo in un inizio orribile dopo i quattro scudetti: allora c'erano giocatori che avevano vinto tanto, consapevoli della propria forza, che poi costruirono, dalla partita successiva, un filotto formidabile, fino a vincere ancora - e per tanto ancora -. Oggi, obiettivamente, no.
Secondo, e in questo non è necessario avere memoria di ferro, non è tanto l'avversario, quanto la data. Partendo dal fondo, proprio dall'ultimo minuto. Gol di Adzic al 94'. Un anno fa, esatto, lo stesso 13 settembre, era roba da godere in un finale folle contro l'Inter: anche allora la Juve ne aveva presi tre, ma poco importava, perché la rete del giovane centrocampista era la quarta bianconera, quella del sigillo. Oggi pure, ma Adzic, uno dei tanti epurati dalla campagna di pulizia estiva, gioca dall'altra parte.
Con una lista di infortunati da far lavorare anche di notte fisioterapisti e centri medici, la Juve che si presenta al Mapei è una mescolanza riarrangiata in salsa fortemente giuntoliana: baricentro è infatti la mediana inedita e pluripagata Douglas Luiz-Koopmeiners, due passati dall'essere predestinati del riscatto bianconero a diventare precestinati della delusione. La coppia non va: qualcosa meglio il brasiliano, ma non basta. E non va la Juve tutta: può starci che manchi organizzazione con tutte le assenze, meno che manchi la fame.
Il primo tempo certifica la solita ammonizione di Lucumi nella prima parte - il difensore verrà sostituito all'intervallo anche per questo probabilmente - e il solito legno, questa volta non di Conceicao ma di Nico.
La ripresa è un'altalena.
La Juve si squaglia e si ricompone, non c'è una regola, non c'è soluzione di continuità in nulla.
Dietro si balla e il gol di Esposito a metà tempo è una foto impietosa. Altrove Alajbegovic, un ragazzino, è tra i pochi a salvarsi. Dall'altra parte, Adzic entra e spreca un paio di ripartenze da matita rossissima: emozione da giovane ex.
Davanti Kolo Muani è saldo sul carro pur non combinando mai nulla di buono, gli altri intorno girano: spunta Zhegrova. Uno talmente tagliato fuori, da non giocare titolare neanche in giornate come queste, prima di una competizione europea nella quale è escluso a priori. Eppure proprio lui riporta in superficie la Juve. Pari. E la ripareggia di nuovo lui anche quando, ancora una volta, la Juve riesce andare sotto stando allegrissima sul gol di Bowie.
Siamo in recupero ed è tempo di speranze, di sogni, di miracoli. Di rimpalli e rimpianti.
La palla arriva ad Adzic. Di nuovo, come altre due volte in questa partita. Di nuovo, come un anno fa esatto, all'ultimo respiro.
Gol: 3-2. Fine. Fine della partita, degli alibi e delle parole.
Vicario a DAZN: "Troppo spregiudicati, abbiamo perso equilibrio"
Grande amarezza e soprattutto la consapevolezza di aver pagato a caro prezzo la voglia di vincere. Guglielmo Vicario, al termine della sconfitta per 3-2 contro il Sassuolo, analizza senza mezzi termini il finale di partita della Juventus e individua nell’equilibrio la principale chiave del risultato.
«La voglia di vincere non deve far perdere l’equilibrio»
Il portiere bianconero comprende la necessità della Juventus di cercare la vittoria, ma sottolinea come nel finale la squadra si sia esposta troppo, concedendo al Sassuolo una situazione di netta superiorità numerica proprio nell’azione che ha deciso la partita.
«Sicuramente c'è grande amarezza. Io capisco la voglia di andare a vincere la partita, perché la Juventus ha l'obbligo di provare e di dover vincere le partite. Però poi si è perso un po' l'equilibrio. Ce lo si era detto tutta la settimana col mister. Se n'era parlato tanto e si è stati veramente troppo spregiudicati».
Un errore che, secondo Vicario, non può essere scollegato dalla gestione complessiva della gara, soprattutto per il modo in cui sono arrivati i gol subiti.
«Secondo me i due gol che prendiamo la Juventus non li può subire. Non li può subire in questo modo. La reazione sicuramente, andare sotto, è stata positiva, però poi il momento della partita è a nostro favore. Bisogna essere più equilibrati, più calmi, perché poi abbiamo qualità e le situazioni le possiamo creare, come abbiamo creato quella con Woltemade che ha appena fatto l'uno a uno per fare 2-1».
«Abbiamo una squadra di qualità, bisogna essere più calmi»
La Juventus, secondo Vicario, non ha bisogno di forzare ogni situazione quando la partita sembra essersi indirizzata dalla propria parte. Le qualità per creare occasioni e trovare il gol ci sono, ma serve maggiore lucidità nella gestione dei momenti.
«Abbiamo una squadra di qualità, quindi bisogna essere più calmi, più tranquilli, perché poi l'occasione si tira fuori».
Locatelli assente: «Non possiamo nasconderci dietro agli alibi»
Un passaggio importante dell’intervista riguarda anche l’assenza di Manuel Locatelli. Il capitano, che in passato ha spesso rappresentato un riferimento per la squadra anche nei momenti più difficili, non era a disposizione. Vicario riconosce il peso della sua assenza, ma rifiuta categoricamente l’idea di utilizzare gli infortuni come giustificazione.
«Sicuramente, sicuramente. Insomma, il capitano è un giocatore fondamentale per noi, però non possiamo nasconderci dietro agli alibi delle assenze, perché abbiamo una rosa forte e noi dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo andare oltre qualsiasi ostacolo, qualsiasi problema, qualsiasi avversità».
Il portiere bianconero guarda quindi alla rosa a disposizione e chiede responsabilità a tutti i componenti del gruppo.
«Ci dispiace ovviamente per Manuel, però sarà un infortunio penso purtroppo lungo e noi abbiamo nella rosa dei giocatori, dei ragazzi di grande livello e quindi bisogna andare oltre. Noi non possiamo celarci dietro gli alibi e andarci a nascondere così, perché indossiamo una maglia super prestigiosa con una storia incredibile e bisogna portarla con orgoglio e metterci senso di responsabilità».
«Rabbia e rammarico, ci vuole più gestione dei momenti»
La sconfitta contro il Sassuolo lascia soprattutto rabbia e rammarico. Vicario non vede una Juventus priva delle qualità necessarie, ma una squadra che deve imparare a leggere meglio i momenti della partita, soprattutto quando ha la possibilità di prendere il controllo del risultato.
«Secondo me lascia rammarico, lascia rabbia, perché avevamo girato... il momento della partita era dal nostro, insomma, a nostro favore, quindi bisogna avere solo più equilibrio, più gestione dei momenti e un po' più di calma, perché, come ho detto prima, le qualità le abbiamo e sono anche tante».
Il concetto viene ribadito con forza: una partita può essere decisa anche nell’ultimo secondo e, proprio per questo, non bisogna perdere la lucidità quando si cerca il gol della vittoria.
«Bisogna avere la lucidità di capire che le partite finiscono all'ultimo secondo e si può segnare anche all'ultimo secondo, perché poi quando si riesce a cambiare il vento e la direzione della gara poi abbiamo grandi qualità e le occasioni le abbiamo create, come le abbiamo create stasera. Ci vuole solo un po' più di attenzione».
«Da domani bisogna voltare pagina»
La conclusione di Vicario è un richiamo alla responsabilità e alla necessità di trasformare immediatamente la delusione in lavoro. La squadra era consapevole del rischio di perdere equilibrio e proprio per questo la sconfitta brucia ancora di più.
«Mi dispiace perché in settimana ne avevamo parlato tanto e da domani bisogna voltare pagina».
Parole che fotografano bene il sentimento della Juventus dopo il 3-2 di Reggio Emilia: la voglia di vincere non viene messa in discussione, ma dovrà essere accompagnata da maggiore equilibrio, gestione dei momenti e lucidità. Perché, come sottolinea Vicario, le qualità ci sono. Adesso bisogna imparare a non disperderle proprio nei momenti decisivi.
Adžić a DAZN: «Emozioni indimenticabili, ho segnato contro la mia Juve»
Un anno dopo il gol decisivo nel derby d’Italia con la maglia della Juventus, Vasilije Adžić si è ritrovato dall’altra parte. Questa volta il suo gol è arrivato contro quella che per due stagioni è stata la sua squadra, regalando al Sassuolo una vittoria pesantissima per 3-2 proprio sull’ultimo pallone della partita. Una rete arrivata dopo due occasioni in cui il montenegrino aveva preferito cercare i compagni, prima di trovare finalmente la giocata personale.
«Emozioni indimenticabili, ho segnato contro la mia Juve»
Al termine della partita, Adžić ha raccontato tutta la particolarità di una serata che difficilmente dimenticherà, soprattutto per la coincidenza con quanto accaduto esattamente un anno prima.
«Le emozioni sono... devo dire che sono strane. Ho sbagliato due volte vicino alla porta, la terza non potevo sbagliare, perché questa è una delle mie qualità più importanti. Le emozioni sono, posso dire, indimenticabili, perché l'anno scorso, esatto a questo giorno, ho fatto il mio primo gol per la Juventus. Era il gol nel derby per la vittoria e adesso ho fatto gol, posso dire, contro la mia Juve, perché con questi giocatori ho giocato due anni. Sono contento della squadra, della prestazione e abbiamo fatto una prestazione straordinaria, secondo me».
La fiducia di Aquilani: «Mi sento importante»
Adžić è arrivato al Sassuolo da poco, ma ha trovato immediatamente un ambiente nel quale riuscire a esprimere le proprie qualità. Il trequartista ha sottolineato soprattutto il rapporto con Alberto Aquilani e la fiducia ricevuta dal nuovo allenatore.
«Sono arrivato un mese fa, mi sono trovato benissimo, perché il mister mi dà tanta fiducia e secondo me quello che è più importante per un giovane è sentire fiducia dall'allenatore e sentirsi importante con il gruppo. Io mi sento adesso importante e ringrazio Dio che mi dà anche tanti contributi che do aiuto alla squadra».
«Con tanti giovani ti integri meglio»
Un altro elemento che sembra aver favorito l'inserimento di Adžić è la presenza di tanti ragazzi giovani all'interno dello spogliatoio neroverde. Una situazione che, secondo il montenegrino, permette di sentirsi subito a proprio agio e di lavorare con maggiore continuità sulla propria crescita.
«Sì, ha ragione, perché quando vieni a una squadra che ha tanti giovani ti integri meglio, ti senti meglio ogni giorno, perché i ragazzi sono della mia età e secondo me abbiamo tanti giovani forti. Bisogna crescere giorno dopo giorno e quella è la cosa più importante».
Il futuro alla Juventus? «Non posso rispondere»
Impossibile, naturalmente, evitare il riferimento alla Juventus e a quello che Adžić avrebbe potuto rappresentare per la squadra bianconera, soprattutto considerando il suo impatto immediato con il Sassuolo. Il giocatore, però, ha preferito non entrare nel merito delle scelte della sua ex squadra.
«Questa domanda per la Juventus non posso rispondere e mi scuso per questo. Però comunque sono arrivato a una squadra che ha tanti giovani, come ho già detto, e che vuole crescere. Questa è la cosa più importante per me, perché adesso alla mia età, che ho vent'anni, bisogna crescere, bisogna giocare con continuità e si possono fare grandi cose con questa squadra, perché abbiamo qualità molto importanti».
Adžić, una serata speciale che manda un messaggio alla Juve
Il gol arrivato in pieno recupero rende ancora più particolare il percorso di Adžić. Un anno fa era stato il suo primo squillo decisivo con la Juventus, oggi è stato invece l'uomo che ha condannato proprio i bianconeri. Una coincidenza dal forte valore simbolico, ma anche la conferma di un giocatore che al Sassuolo sta trovando fiducia, continuità e responsabilità.
«Ringrazio tutti voi anche per i complimenti».
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