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Celik: “Juventus la scelta migliore per la mia carriera. Grazie Roma”
Celik: “Juventus la scelta migliore per la mia carriera. Grazie Roma”
Zeki Celik si appresta a iniziare una nuova avventura con la Juventus. Il difensore turco, arrivato in bianconero a parametro zero dopo l’esperienza alla Roma, ha raccontato ai microfoni di Sky Sport le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta della società torinese. “Ho fatto la scelta migliore per la mia carriera”, ha spiegato Celik, sottolineando anche il ruolo avuto da Frederic Massara nella trattativa. Il rapporto con il dirigente, che conosce da tempo, è stato uno degli elementi decisivi per convincerlo ad accettare la Juventus: “Quando mi ha contattato ho detto subito sì e sono contento di essere qui, sono felice di mettermi alla prova sul campo”. Parole che testimoniano entusiasmo e ambizione da parte del terzino turco, desideroso di confrontarsi con una nuova realtà e con gli obiettivi della Juventus. Celik arriva a Torino da comprimario, ma con l'intenzione di ritagliarsi uno spazio importante nelle gerarchie e mettere a disposizione della squadra la propria esperienza. In queste prime amichevol Spalletti lo ha provato sia a destra sia a sinistra con un costante: il suo il calciatore lo ha sempre fatto. Nel corso dell’intervista non è mancato un pensiero alla Roma, club nel quale ha trascorso una parte importante della propria carriera. “Lì sono cresciuto e migliorato molto sia fisicamente che mentalmente e come essere umano”, ha ricordato il giocatore. Celik ha quindi voluto ringraziare tutte le persone che lo hanno accompagnato durante il percorso in giallorosso: allenatori, compagni, membri dello staff e tifosi. Ora, però, il capitolo Roma è alle spalle. Per il turco comincia la sfida più importante: conquistare la Juventus e dimostrare sul campo di aver fatto davvero la scelta migliore per la propria carriera.
Spalletti chiude davvero alla ricerca del centravanti? Le sue parole fanno riflettere
Spalletti chiude davvero alla ricerca del centravanti? Le sue parole fanno riflettere
L'avvicinamento all'amichevole contro l'Inter, ultimo test della tournée estiva della Juventus, ha regalato uno spunto di riflessione che va oltre la partita. Nella conferenza stampa della vigilia, Luciano Spalletti ha affrontato anche il tema del mercato offensivo, lasciando dichiarazioni che sembrano raccontare molto delle idee con cui il club si avvicina alle ultime settimane di trattative. "La nostra rosa, al momento, è molto ampia. Non penso ci manchi un attaccante da 20 gol, abbiamo preso dei calciatori che, insieme, potranno raggiungere quella quota di gol. Il centravanti fisico non lo abbiamo, ma sopperiremo con l'aiuto di tutti." Una frase che, letta così, potrebbe sembrare una vera e propria chiusura alla ricerca di un'altra punta. Ma è davvero così? Una Juventus costruita per distribuire i gol Le parole di Spalletti sembrano confermare un concetto che il tecnico sta portando avanti fin dal primo giorno di ritiro. La nuova Juventus non vuole dipendere da un solo bomber, ma costruire una fase offensiva nella quale le reti arrivino da più interpreti. Non è un caso che, parlando dell'attacco, abbia citato direttamente Kolo Muani e Alajbegovic, due giocatori che, pur avendo caratteristiche diverse, non sono i classici centravanti da trenta reti stagionali. Sono profili moderni, capaci di muoversi su tutto il fronte offensivo, partecipare alla costruzione della manovra e dialogare continuamente con i compagni. L'idea, quindi, sembra essere quella di distribuire il peso realizzativo tra più uomini, anche considerando una stagione nella quale la Juventus sarà impegnata tra Europa League e campionato, con un calendario che imporrà inevitabilmente rotazioni continue. Il centravanti serve davvero ancora? Eppure un dettaglio continua a far riflettere. Lo stesso Spalletti ammette apertamente che "il centravanti fisico non lo abbiamo". Una frase che, invece di chiudere definitivamente il discorso, potrebbe quasi lasciare aperta una porta. Per settimane il mercato bianconero è stato accostato a un attaccante capace di proteggere il pallone, far salire la squadra e offrire una soluzione diversa rispetto agli interpreti già presenti in rosa. Un profilo che, almeno sulla carta, continua a mancare. Molto dipenderà da Jonathan David Probabilmente la risposta passa anche da un altro nome: Jonathan David. Il canadese rappresenta una situazione ancora tutta da definire. Se dovesse restare, la batteria offensiva della Juventus sarebbe numericamente già molto importante e difficilmente giustificherebbe un ulteriore investimento. Se invece nelle ultime settimane di mercato dovesse arrivare un'offerta ritenuta soddisfacente dalla società, allora lo scenario potrebbe cambiare completamente. È proprio in quel momento che un eventuale nuovo attaccante tornerebbe d'attualità. E Zirkzee? Le parole di Spalletti non lo escludono davvero Anche il nome di Joshua Zirkzee, accostato più volte alla Juventus nelle ultime settimane, non sembra necessariamente incompatibile con il ragionamento fatto dall'allenatore. L'olandese, infatti, non è il classico centravanti fisico che vive soltanto dentro l'area di rigore. È un attaccante associativo, capace di proteggere il pallone, legare il gioco e far salire la squadra, qualità che si sposerebbero perfettamente con il calcio che Spalletti sta cercando di costruire. Per questo motivo, interpretare le dichiarazioni del tecnico come una chiusura definitiva al mercato offensivo potrebbe essere una conclusione affrettata. Strategia o semplice fotografia del momento? È qui che nasce il vero interrogativo. Spalletti ha semplicemente fotografato la situazione attuale della rosa oppure ha voluto anche togliere pressione al mercato, lasciando alla società la possibilità di lavorare con maggiore tranquillità? La sensazione è che la Juventus, oggi, si senta competitiva con gli uomini già a disposizione. Ma il mercato, soprattutto nelle ultime settimane, cambia rapidamente. Le uscite possono modificare gli equilibri tanto quanto gli acquisti. Per questo, più che una chiusura definitiva alla ricerca di un altro centravanti, le parole di Spalletti sembrano raccontare una Juventus che, allo stato attuale, non ha l'urgenza di intervenire. Se poi dovessero aprirsi nuove opportunità o cambiare gli equilibri della rosa, il finale del mercato potrebbe raccontare una storia diversa. Anche perché, come spesso accade nelle ultime settimane di trattative, molto dipenderà dalle occasioni che il mercato offrirà e dalle eventuali uscite. È proprio in questo contesto che profili come Zirkzee, per caratteristiche tecniche più che per semplice ruolo, potrebbero tornare improvvisamente d'attualità.
Accadde oggi - Juventus-Lione 2-1: l'ultima panchina di Sarri e la fine del ciclo dei nove Scudetti
Accadde oggi - Juventus-Lione 2-1: l'ultima panchina di Sarri e la fine del ciclo dei nove Scudetti
Il 7 agosto 2020 è una data che ha segnato uno spartiacque nella storia recente della Juventus. All'Allianz Stadium, in un'atmosfera surreale imposta dall'emergenza Coronavirus e con gli spalti completamente vuoti, i bianconeri battono 2-1 l'Olympique Lione nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Una vittoria che, però, non basta. La sconfitta per 1-0 maturata all'andata, disputata addirittura cinque mesi prima in Francia, e la regola del gol in trasferta condannano la squadra di Maurizio Sarri all'eliminazione. È la fine di un'avventura europea che chiude simbolicamente anche un ciclo destinato a cambiare il volto della Juventus. La doppietta di Cristiano Ronaldo non basta La serata si apre nel peggiore dei modi con il rigore trasformato da Memphis Depay dopo appena dodici minuti. La Juventus reagisce e si affida, come spesso accaduto in quella stagione, al suo fuoriclasse. Cristiano Ronaldo firma una doppietta, realizzando due reti che ribaltano il risultato della partita ma non quello della qualificazione. Il 2-1 finale lascia infatti il punteggio complessivo sul 2-2. A qualificarsi è il Lione grazie al gol segnato nella gara d'andata, secondo una regola che sarebbe stata abolita dall'UEFA soltanto l'anno successivo. L'ultima panchina di Maurizio Sarri Quella contro il Lione sarà anche l'ultima partita di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. Appena ventiquattro ore dopo arriverà l'esonero, nonostante poche settimane prima il tecnico toscano avesse conquistato il suo primo Scudetto in carriera. Un epilogo che fece molto discutere. Sarri pagò soprattutto la delusione europea e un rapporto con ambiente, società e parte dello spogliatoio che non sembrò mai decollare completamente. Il successo in campionato non bastò a garantirgli la conferma. L'ultima Juventus di Higuain e Pjanic La sfida contro il Lione rappresenta anche l'ultimo incontro ufficiale in maglia bianconera per Gonzalo Higuain e Miralem Pjanic. Il Pipita, protagonista di quattro stagioni ricche di gol e trofei, avrebbe lasciato Torino poche settimane dopo, chiudendo una parentesi iniziata con il clamoroso trasferimento dal Napoli e culminata con tre Scudetti, due Coppe Italia e una finale di Champions League. Per Pjanic, invece, quella fu l'ultima partita prima del trasferimento al Barcellona nell'ambito dell'operazione che portò Arthur in bianconero. Dopo quattro stagioni da regista della Juventus, anche il bosniaco salutava il club con quattro Scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana in bacheca. La fine di un'epoca irripetibile Riguardando oggi quella serata, è impossibile non leggerla come la conclusione di un ciclo storico. La Juventus arrivava da nove Scudetti consecutivi, un dominio mai visto nel calcio italiano, e quello conquistato da Sarri sarebbe rimasto, almeno fino a oggi, l'ultimo titolo tricolore dei bianconeri. Da quella eliminazione sarebbe iniziata una nuova fase. La società avrebbe affidato la panchina ad Andrea Pirlo, mentre negli anni successivi sarebbero cambiati allenatori, dirigenti e gran parte dei protagonisti che avevano costruito il decennio più vincente della storia juventina. Una partita che vale molto più di un'eliminazione Sul tabellino resterà una vittoria per 2-1, una doppietta di Cristiano Ronaldo e un'eliminazione agli ottavi di finale. Nella memoria dei tifosi juventini, però, Juventus-Lione rappresenta molto di più: è l'ultima panchina di Maurizio Sarri, l'ultima presenza in bianconero di Gonzalo Higuain e Miralem Pjanic e, soprattutto, il punto di chiusura di un ciclo che aveva dominato il calcio italiano per quasi un decennio.
Francesco Guccini e quella Juventus vissuta in silenzio: il tifo autentico di un Maestro che non ha mai avuto bisogno di esibirlo
Francesco Guccini e quella Juventus vissuta in silenzio: il tifo autentico di un Maestro che non ha mai avuto bisogno di esibirlo
Ci sono uomini che riempiono teatri, vendono milioni di dischi, entrano nella storia della cultura italiana e, nonostante tutto, scelgono il silenzio. Francesco Guccini era uno di loro. Aveva scelto Pavana quando avrebbe potuto scegliere qualsiasi altro luogo. Aveva preferito i libri alle luci della televisione, le chiacchierate con gli amici alle passerelle, il tempo lento dell'Appennino al rumore del successo. E forse è proprio per questo che anche la sua juventinità gli somigliava così tanto. Profonda. Sincera. Mai esibita. Da ieri, dopo la notizia della sua scomparsa, in molti hanno ricordato che Guccini era tifoso della Juventus. È vero. Ma forse la notizia non è mai stata questa. La notizia è come lo era. La Juventus lo accompagnava da sempre. Non ne faceva un manifesto, non sentiva il bisogno di ricordarlo continuamente, ma quando il calcio entrava nelle sue conversazioni non lasciava spazio ai dubbi. «In realtà sono juventino», rispondeva con quella semplicità che lo ha sempre contraddistinto a chi gli chiedeva della sua fede calcistica. Tra i campioni che più aveva amato c'era Michel Platini, simbolo di una Juventus elegante, geniale e vincente. Forse non è un caso: quel francese che incantava con la classe e l'intelligenza sembrava rappresentare anche il modo con cui Guccini affrontava la vita e l'arte. Per lui la Juventus non è mai stata un elemento da mettere in mostra, né un'etichetta da sventolare quando conveniva. Era semplicemente una parte della sua vita. Esattamente come le sue canzoni, i suoi libri, le sue idee. Non aveva bisogno di raccontarlo continuamente. Gli bastava esserlo. Il regalo di Buffon: da un capitano a un Maestro In occasione del suo 80° compleanno, Gianluigi Buffon volle omaggiare Guccini con una maglia della Juventus autografata e dedicata personalmente al Maestro. Non fu soltanto il regalo di uno dei più grandi portieri della storia del calcio a uno dei più grandi cantautori italiani. Fu l'abbraccio ideale tra due uomini che, ciascuno nel proprio mondo, erano diventati un punto di riferimento. Guccini accolse quella maglia con l'entusiasmo semplice di un tifoso. Non quello di una celebrità che riceve un omaggio, ma quello di chi vede arrivare un pezzo della propria storia dalla squadra del cuore. Quando Sarri trovò davanti a sé un semplice tifoso Qualche anno dopo, grazie all'amicizia con Marino Bartoletti, Guccini ebbe modo di incontrare Maurizio Sarri, che aveva ormai concluso la sua esperienza sulla panchina della Juventus. Tra una chiacchiera e un ricordo, il Maestro tornò semplicemente a essere un tifoso. Tra tutte le domande possibili, ce n'era una che gli stava particolarmente a cuore: il futuro di Cristiano Ronaldo. Era la curiosità genuina di chi continuava a seguire la Juventus senza clamore, senza il bisogno di raccontarlo al mondo, ma con la stessa passione di sempre. Nicolussi Caviglia, quando due generazioni si incontrano grazie alla Juventus Tra gli episodi più belli della sua juventinità c'è quello che lo lega a Hans Nicolussi Caviglia. Nel marzo del 2024, quando il centrocampista vestiva ancora la maglia della Juventus, riuscì finalmente a incontrare il Maestro nella sua Pavana. Hans aveva raccontato di essere cresciuto ascoltando Guccini insieme al padre durante i viaggi in macchina verso le piste da sci. Quel giorno arrivò con una maglia della Juventus autografata da regalargli e con il desiderio di conoscere l'uomo che aveva accompagnato tanti momenti della sua infanzia. Guccini ricambiò autografandogli il disco Amerigo. Parlarono di musica, cinema, letteratura, di Dostoevskij e naturalmente anche della Juventus. Più che un incontro tra un cantante e un calciatore, sembrò un passaggio di testimone tra due generazioni unite dagli stessi valori. Quel filo bianconero che arriva fino a Fabri Fibra Anche Fabri Fibra, altro noto tifoso della Juventus, ha incrociato artisticamente il cammino di Guccini grazie a L'Avvelenata. La loro collaborazione nacque dalla stima reciproca, ma colpisce pensare che due artisti così diversi per età e linguaggio condividessero anche la stessa passione bianconera. La coerenza di un uomo libero Francesco Guccini è stato spesso raccontato come il cantautore della protesta. Ma sarebbe riduttivo. Le sue canzoni hanno raccontato gli ultimi, hanno messo in discussione il potere, hanno difeso il diritto al dubbio e alla libertà di pensiero. Era, per sua natura, un uomo controcorrente. Uno che non inseguiva il consenso e non cambiava idea per seguire il vento. Ed è forse proprio per questo che colpisce ancora di più il suo modo di vivere la fede juventina. Ci sono stati anni in cui, in Italia, essere tifosi della Juventus sembrava quasi una colpa. Anni in cui il club bianconero era finito al centro di una bufera che divideva il Paese e in cui qualcuno, nel mondo dello spettacolo e della cultura, sentì il bisogno di prendere le distanze da quei colori, arrivando perfino a raccontare di aver cambiato squadra. Era forse il modo più semplice per allinearsi al sentimento dominante di quel momento. Guccini no. Non fece proclami. Non cercò di spiegare la propria passione. Non sentì il bisogno di prendere le distanze dalla Juventus per risultare più gradito o più conforme al pensiero del momento. Rimase semplicemente quello che era sempre stato. Un uomo libero. E un tifoso della Juventus. In fondo, la sua juventinità somigliava alle sue canzoni: non seguiva le mode, non cercava approvazione, non cambiava direzione per convenienza. Rimaneva fedele a se stessa. Forse è proprio questa la lezione che Francesco Guccini lascia anche ai tifosi bianconeri. In un tempo in cui tutto sembra dover essere raccontato, fotografato e condiviso, lui ha insegnato che perfino una passione può essere vissuta con discrezione. Essere juventini non significa gridarlo più forte degli altri. Non significa esibirlo quando conviene o nasconderlo quando il vento cambia. Significa portarselo dentro, con naturalezza, come una parte della propria storia. Francesco Guccini ha attraversato una vita intera senza cambiare il proprio modo di essere uomo. E non ha mai cambiato nemmeno il proprio modo di essere juventino. Perché certe passioni non hanno bisogno di essere urlate. Basta viverle. E forse è anche per questo che oggi la Juventus non perde soltanto un tifoso illustre. Perde uno di quelli che hanno insegnato, senza mai volerlo insegnare a nessuno, che la juventinità non è una bandiera da sventolare. È un modo di essere. Proprio come lo era Francesco Guccini.
Il mercato è imprevedibile, ma il precampionato di Gatti non è quello di un giocatore in uscita
Il mercato è imprevedibile, ma il precampionato di Gatti non è quello di un giocatore in uscita
Nonostante Federico Gatti sia indicato ormai quotidianamente come un giocatore con la valigia in mano e sia stato accostato con insistenza al Napoli prima che la pista sfumasse, l'utilizzo che Luciano Spalletti sta facendo del difensore non sembra quello di un profilo di cui il tecnico voglia liberarsi. Prendendo come riferimento le quattro partite fino ad oggi disputate dalla Juventus in preseason infatti, l'ex Frosinone appare sempre nella formazione titolare. Nelle prime due sfide, quelle contro Basilea e Standard Liegi, Gatti ha giocato il primo tempo ed è stato sostituito nell'intervallo, mentre contro il Nizza è rimasto in campo fino al triplice fischio finale e contro il Chelsea è uscito soltanto ad un quarto d'ora dal termine. Il mercato riserva sempre sorprese e soprattutto nel rush finale accelera considerevolmente, ma ad oggi è difficile parlare del difensore come di un giocatore fuori dal progetto Juventus.
Next Gen, Alfonso Montero rinnova con la Juventus fino al 2028
Next Gen, Alfonso Montero rinnova con la Juventus fino al 2028
Prosegue il percorso in bianconero di Alfonso Montero - si legge sul sito ufficiale della Juventus - Il difensore classe 2007 ha rinnovato il proprio contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2028, prolungando così il legame con il Club. Montero arriva al rinnovo contrattuale dopo un lungo percorso in Under 20 con cui ha collezionato oltre 40 presenze tra tutte le competizioni dal suo esordio, avvenuto il 4 febbraio 2024. Nel suo percorso con la Primavera sono arrivate anche 4 reti, la prima realizzata nel 2024 in occasione della sua prima presenza in UEFA Youth League, e ben 3 in campionato Primavera 1 nella stagione scorsa. Per Alfonso continua così il cammino di crescita in bianconero.
Lucumì è la priorità in difesa, ma non tramonta l’ipotesi Alaba
Lucumì è la priorità in difesa, ma non tramonta l’ipotesi Alaba
Jhon Lucumì è ormai senza dubbio l'obiettivo primario della Juventus. I bianconeri stanno trattando con il Bologna e, nonostante i segnali siano positivi, non si è ancora raggiunto un accordo. Proprio per questo motivo i bianconeri tengono vive altre piste, che potrebbero essere riattivate in caso di necessità sul finale di Agosto. Fra queste, come scrive Tuttomercatoweb.com, c'è anche quella conduce a David Alaba, rimasto ancora svincolato dopo gli anni al Real Madrid. Da valutare restano però le condizioni dell'austriaco, che a 34 anni proviene da due stagioni in cui in Liga ha incamerato appena nove gare da titolare per colpa dei continui infortuni.
Romano: “La Juventus deve capire come procedere con Suzuki. PSG e Parma trattano”
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Il noto giornalista Fabrizio Romano ha commentato la situazione legata a Zion Suzuki, da giorni al centro del mercato italiano ed estero. Queste le sue parole riprese da Tuttomercatoweb.com: "A proposito di Juventus, prima di passare ad un altro tema interessante, volevo parlare anche del portiere perché mentre aspettiamo novità a breve giro a proposito di Suzuki, c'è da capire intanto se Paris Saint- Germain e Parma riusciranno a trovare l'accordo definitivo, ci stanno lavorando, è una trattativa che continua su base quotidiana con la Juventus che aspetta e dovrà poi decidere se prendere il giocatore in prestito o meno. Quindi Suzuki è una fase in questo momento di trattativa PSG-Parma e poi starà alla Juve decidere se e come procedere".
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