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PodcastSpalletti candida Douglas Luiz a regista della Juve: Milan test decisivo
Spalletti candida Douglas Luiz a regista della Juve: Milan test decisivo
Juve-Milan non sarà quello di un tempo, quando in palio c'era lo scudetto, ma darà risposte importanti a Spalletti, in generale e rispetto anche ad alcuni singoli, vedi Douglas Luiz. Il brasiliano è tornato dalla Premier League dopo un'altra stagione da pollice verso. Un esubero da piazzare, era la convinzione della società e soprattutto il sentiment del popolo bianconero. Il calcio però riserva sorprese. L'ex Aston Villa, da una parte per esigenze della dirigenza, dall'altra per volontà di Spalletti, ha avuto l'occasione per dimostrare di essere ancora il giocatore nominato migliore centrocampista in Inghilterra, prima dello sbarco alla Continassa, estate 2024. Nei primi due turni di campionato, l'allenatore toscano lo ha schierato titolare, come nelle amichevoli pre-season. Douglas Luiz ha risposto presente, con prestazioni oltre la sufficienza: la Juve ha finalmente trovato il regista? La strada pare quella giusta, stando alle parole di Spalletti: “Le qualità per diventare quello che detta i tempi le ha tutte, è l'uomo giusto per dare equilibrio ad una squadra che ha tanti giocatori offensivi come la nostra”. Un'investitura bella e buona, ma si può fare di più. Magari nella velocità di manovra e a livello di continuità. A prescindere dalle dichiarazioni del tecnico, Douglas Luiz deve comunque superare test più probanti. Appuntamento quindi a domenica sera, ore 20,45, allo Stadium arriverà il Milan. Dopo il match capiremo se consegnare o meno al centrocampista brasiliano, il certificato di definitiva rinascita, quindi di  giocatore da Juve.
Juventus-Milan, chi è la favorita? Le quote danno un’indicazione precisa
Juventus-Milan, chi è la favorita? Le quote danno un’indicazione precisa
Juventus-Milan è già uno dei primi grandi appuntamenti della stagione. Domenica sera alle 20:45, all’Allianz Stadium, si affrontano due squadre ancora a punteggio pieno in classifica dopo le prime due giornate di Serie A. La Juventus ha iniziato il campionato con il successo per 1-0 sul campo del Frosinone, prima di imporsi per 2-0 in casa contro il Parma. Anche il Milan ha centrato due vittorie consecutive, superando 2-1 il Torino in trasferta all’esordio e poi battendo 2-0 il Venezia a San Siro. Le quote medie di Juventus-Milan indicano però una leggera preferenza per i bianconeri. Il successo della Juventus viene proposto mediamente a 2,10, mentre il pareggio si aggira intorno a 3,26 e la vittoria del Milan a 3,69. Numeri che individuano quindi nella squadra di Spalletti la favorita, ma con una distanza tutt’altro che proibitiva rispetto ai rossoneri. La sfida arriva inoltre dopo gli ultimi movimenti del mercato della Juventus, che hanno aggiunto ulteriori soluzioni alla rosa. I nuovi arrivati Woltemade e Sarr nelle battute finali della sessione potrebbero trovare spazio anche a gara in corso, offrendo a Spalletti nuove alternative nel corso del match. Dall’altra parte, il Milan di Rúben Amorim vuole continuare il proprio percorso di crescita dopo un avvio di campionato perfetto. Le due vittorie hanno dato fiducia alla squadra rossonera, ma quella contro la Juventus rappresenta il primo vero big match della stagione. Due squadre a punteggio pieno, due strisce di vittorie da difendere e una sfida che promette equilibrio: le quote di Juventus-Milan premiano leggermente i bianconeri, ma il campo è pronto a dare il suo verdetto.
4 settembre 1994,Juventus-Brescia 1-1: l'inizio dell'era Lippi
4 settembre 1994,Juventus-Brescia 1-1: l'inizio dell'era Lippi
Accadde oggi, 4 settembre 1994. La Juventus debutta in campionato sul campo del Brescia nella prima giornata della Serie A 1994-95. È la prima Juventus di Marcello Lippi, arrivato in estate sulla panchina bianconera, e al Rigamonti finisce 1-1. La prima Juve di Lippi In campo ci sono già tanti protagonisti destinati a segnare gli anni successivi: Peruzzi, Ferrara, Torricelli, Kohler, Conte, Di Livio, Baggio, Vialli e un giovanissimo Alessandro Del Piero. Il primo tempo termina senza reti, con la Juventus che prova a fare la partita ma non riesce a trovare il guizzo per sbloccarla. La svolta arriva nella ripresa. Al 46' fa il suo ingresso Alessio Tacchinardi, al posto di Luca Fusi. È il suo debutto ufficiale con la maglia della Juventus: da quel momento comincia una lunga storia in bianconero che lo porterà a diventare uno dei protagonisti della Juventus degli anni Novanta e dei primi anni Duemila. Conte segna, Schenardi pareggia Al 55' la Juventus passa in vantaggio con Antonio Conte. Sembra il gol che possa regalare a Lippi la sua prima vittoria in campionato, ma il Brescia reagisce e all'80' trova il pareggio con Marco Schenardi. Finisce così 1-1. Un punto alla prima giornata, dunque, per una Juventus che deve ancora trovare il proprio equilibrio ma che di lì a pochi mesi sarà completamente trasformata. L'inizio di una stagione storica Quel pareggio non è ancora un punto di svolta, perché siamo soltanto all'inizio del campionato. È però il primo capitolo della nuova era. La Juventus di Lippi crescerà partita dopo partita e al termine della stagione conquisterà lo Scudetto 1994-95, riportando il tricolore a Torino dopo nove anni di attesa. Il 4 settembre 1994, quindi, non è ricordato soltanto per un 1-1. A Brescia nasce la Juventus di Marcello Lippi e, nello stesso pomeriggio, comincia anche la storia juventina di Alessio Tacchinardi. Due piccoli segnali di una stagione destinata ad aprire un nuovo grande ciclo bianconero.
“Made in Germany”, ma non è il solito gigante: la nuova arma offensiva di Spalletti
“Made in Germany”, ma non è il solito gigante: la nuova arma offensiva di Spalletti
L'arrivo di Nick Woltemade alla Juventus non va letto soltanto come l'acquisto di un centravanti da quasi due metri. La caratteristica che ha convinto Luciano Spalletti è proprio quella che rende il tedesco un attaccante difficile da catalogare: ha una struttura fisica imponente, ma non gioca come il classico centravanti statico che vive esclusivamente dentro l'area di rigore. È un giocatore che può dare alla Juventus una soluzione offensiva completamente diversa. Può fare da riferimento spalle alla porta, proteggere il pallone, permettere alla squadra di risalire, ma anche abbassarsi, associarsi con i compagni e diventare un vero e proprio punto di connessione tra centrocampo e attacco. È esattamente quel tipo di pivot offensivo che Spalletti aveva individuato come una delle esigenze della rosa. Il centravanti che Spalletti cercava Lo stesso Spalletti ha descritto con grande chiarezza il motivo dell'operazione: Woltemade è “quello che cercavamo come fisicità”. Ma subito dopo ha aggiunto un elemento ancora più importante: non è propriamente un finalizzatore, anche se dovrà diventarlo. Questa frase racchiude probabilmente tutto il progetto tecnico della Juventus. Il tedesco non arriva soltanto per aggiungere centimetri e peso all'attacco, ma per offrire una presenza offensiva capace di modificare il modo in cui la squadra costruisce e attacca. Con un giocatore di 1,98 metri, la Juventus può avere un riferimento in grado di ricevere palloni diretti, difenderli e consentire alla squadra di guadagnare metri. Ma la vera particolarità è ciò che Woltemade può fare dopo aver ricevuto il pallone: non necessariamente girarsi e attaccare subito la profondità, ma anche giocare di sponda, scegliere la soluzione laterale oppure servire il compagno che arriva da dietro. Un gigante con caratteristiche da trequartista È qui che Woltemade diventa particolarmente interessante per Spalletti. La sua struttura fisica suggerirebbe un centravanti di peso, mentre le sue qualità tecniche raccontano un giocatore molto più raffinato. Il tedesco ha una buona sensibilità nel controllo, sa gestire il pallone nello stretto e soprattutto possiede una discreta capacità di leggere gli spazi. Non è un attaccante che deve necessariamente ricevere il pallone soltanto davanti alla porta: può venire incontro, attirare un difensore e creare spazio alle proprie spalle. Spalletti ha sottolineato anche il suo passato da centrocampista e la capacità di “tracciare linee di passaggio” sia orizzontali sia verticali. Non è un dettaglio secondario. Significa avere davanti un giocatore che può partecipare alla costruzione e che, grazie alla propria struttura, può contemporaneamente attirare marcature e liberare corridoi per gli inserimenti dei compagni. La sua presenza può quindi diventare uno strumento di manipolazione delle marcature: se un difensore lo segue quando viene incontro, si apre spazio alle sue spalle; se invece la linea resta bassa, Woltemade può ricevere e girare il gioco. La sua utilità non dipende dunque soltanto da quanti gol riuscirà a segnare. Il paragone con Dzeko non è casuale Il riferimento a Edin Dzeko è particolarmente interessante proprio perché il bosniaco rappresenta uno dei modelli più vicini a quello che Spalletti potrebbe chiedere a Woltemade. Quando Spalletti allenò la Roma, Dzeko diventò molto più di un semplice finalizzatore. Nella sua migliore stagione con il tecnico toscano segnò 29 gol in campionato e arrivò a 39 reti complessive, diventando il capocannoniere della Serie A. Ma quella produzione realizzativa nasceva anche dalla sua capacità di partecipare al gioco. Dzeko poteva giocare spalle alla porta, venire incontro, dialogare con i trequartisti e gli esterni, occupare zone diverse del fronte offensivo e poi attaccare l'area. Era un centravanti fisico, ma con una qualità tecnica sufficiente per diventare anche un regista avanzato. È proprio questa combinazione che può rendere interessante Woltemade. Non è ancora Dzeko, e sarebbe sbagliato pretendere che lo diventi immediatamente. Ma alcune caratteristiche strutturali del suo gioco possono ricordare quel tipo di attaccante che Spalletti ha già dimostrato di saper valorizzare. Anche il paragone con Luca Toni può essere utile per un altro motivo: un centravanti molto alto e fisicamente dominante non deve necessariamente essere un giocatore limitato all'ultimo tocco. Se possiede tecnica e capacità di lettura, può diventare un punto di riferimento per tutta la squadra. I numeri raccontano una crescita, non ancora una certezza Woltemade arriva alla Juventus dopo la stagione della definitiva esplosione allo Stoccarda, che ha convinto il Newcastle un anno fa ad investire una cifra importante, e dopo un'annata in chiaroscuro in Premier League, pronto a rilanciarsi. La sua crescita realizzativa è stata importante, ma i numeri suggeriscono anche prudenza: non siamo davanti a un centravanti che abbia già dimostrato di poter garantire ogni anno una produzione da bomber assoluto. Ed è proprio per questo che la richiesta di Spalletti è significativa. Il tecnico non vuole semplicemente sfruttare ciò che Woltemade già sa fare, ma vuole aggiungere qualcosa al suo gioco. “Deve diventare un finalizzatore” significa chiedergli di trasformare maggiormente la propria presenza offensiva in gol. La Juventus non gli chiede quindi soltanto di essere il gigante che fa salire la squadra. Gli chiede di diventare anche il giocatore che conclude l'azione che lui stesso ha contribuito a costruire. Woltemade e Kolo Muani: due attaccanti complementari La presenza di Randal Kolo Muani rende ancora più interessante l'operazione. I due non hanno necessariamente bisogno di contendersi lo stesso tipo di partita, perché possiedono caratteristiche differenti. Kolo Muani è più portato ad attaccare la profondità, a muoversi nello spazio e a sfruttare la propria velocità. Woltemade può invece offrire una presenza più strutturata, venendo incontro e dando alla squadra un riferimento fisico nella costruzione. La loro complementarità potrebbe diventare una delle chiavi dell'attacco juventino. In alcune partite il tedesco potrebbe essere il punto di riferimento centrale, mentre il francese potrebbe sfruttare gli spazi creati dai suoi movimenti. In altre situazioni, invece, i due potrebbero anche alternarsi nelle posizioni e rendere meno leggibile la marcatura. Non necessariamente, dunque, la Juventus deve cercare due centravanti capaci di segnare una quantità enorme di gol individualmente. Può cercare due attaccanti capaci di contribuire in modi diversi alla produzione offensiva complessiva. La vera sfida: trasformare la qualità in gol Il punto interrogativo più importante riguarda proprio la finalizzazione. Spalletti lo ha detto apertamente: Woltemade ha molte qualità, ma deve diventare un giocatore ancora più determinante davanti alla porta. La sfida sarà trasformare il controllo, il palleggio, la capacità di associarsi e la superiorità fisica in una maggiore continuità realizzativa. Per farlo dovrà imparare a riconoscere il momento in cui smettere di essere il giocatore che costruisce e diventare quello che conclude. È un passaggio mentale e tattico prima ancora che tecnico. Un attaccante con le sue caratteristiche può essere tentato di partecipare sempre all'azione, di cercare il pallone e di venire incontro. Spalletti dovrà invece convincerlo che, in determinate situazioni, la cosa più utile che può fare è semplicemente occupare l'area e aspettare il momento giusto per colpire. Una nuova dimensione per l'attacco della Juventus Woltemade porta quindi alla Juventus qualcosa che mancava: fisicità senza rinunciare alla qualità tecnica. Non è soltanto un gigante da utilizzare nei palloni alti e nelle partite sporche, ma un attaccante che può partecipare alla costruzione, creare superiorità, collegare i reparti e contemporaneamente occupare zone che obbligano gli avversari a prendere decisioni diverse. Il suo rendimento dipenderà inevitabilmente dalla capacità di trasformare queste qualità in numeri e continuità. Ma proprio qui sta la scommessa di Spalletti: non acquistare semplicemente un centravanti alto, bensì costruire attorno a quel fisico un attaccante più completo. Se Woltemade riuscirà a diventare anche il finalizzatore che il tecnico gli chiede di essere, la Juventus potrebbe ritrovarsi con una soluzione offensiva molto più importante del semplice acquisto di un centravanti da 1,98 metri. Potrebbe avere un vero pivot offensivo, capace di far salire la squadra, far giocare i compagni e, soprattutto, decidere le partite.
PodcastOppini a RBN: “La squadra è migliore dell’anno scorso. Alajbegovic è un talento”
Oppini a RBN: “La squadra è migliore dell’anno scorso. Alajbegovic è un talento”
Francesco Oppini, conduttore e noto tifoso bianconero, ha parlato ai microfoni di Radio Bianconera: "Ricordo sempre quello che è stato il mercato di Spalletti a Napoli nell'anno con Giuntoli che ha portato Kvara, Kim e non solo. Si stava smontando un giocattolo per i tifosi, visti addii eccellenti, poi si scoprirono certi giocatori. Noi abbiamo avuto un problema grosso, la Champions, non arrivata perché la Juve ha perso tutto il vantaggio sulle altre e ha costruito la squadra con talenti momentanei. Carnevali e Massara, con un mercato senza soldi, sono riusciti a fare un ottimo lavoro. Sono stati fatti fuori giocatori importanti come Di Gregorio, Openda, David, Arthur, e questo ha permesso di fare un certo tipo di mercato. Kolo Muani costa troppo? Ma è un'ottima operazione se la guardiamo bene. Alajbegovic è un talento cercato da mezza Europa, hai messo a posto una squadra non prendendo campioni, oggi hai una squadra migliore di quella dello scorso anno. Spalletti con la squadra non fatta per lui è stato secondo dietro l'Inter da quando è arrivato. Ora tocca a lui". E su Woltemade: "Gioca bene anche di testa ma lega soprattutto molto bene i reparti. Non sempre è necessario un bomber. Avendo i soldi, avrei speso per altri giocatori. Secondo me, dato che non c'era la possibilità di spendere di più, siamo un cantiere ma da questa stagione posso uscire cose positive. Possono uscire cose strane quest'anno, se vediamo le altri. Se questa Juve non si qualifica in Champions, l'anno prossimo dobbiamo cambiare la guida tecnica. Siamo competitivi per la Champions, non per altro, anche se il calcio è imprevedibile". "Nico Gonzalez e Douglas Luiz? Nico credo un acquisto importante, se viene con la testa giusta dopo un anno all'Atletico. Lui entra e spacca la partita col Parma con la spocchia che piace a Spalletti. Su Douglas Luiz spero che Spalletti sia sincero quando dice che non si aspettava che fosse così bravo. E' stato uno dei primi tre della Premier qualche anno fa, continuo col freno a mano tirato visto quanto ha fatto dopo".
Le Figaro su Kolo Muani: “Il PSG ha limitato i danni con la cessione, ma è stato un flop”
Le Figaro su Kolo Muani: “Il PSG ha limitato i danni con la cessione, ma è stato un flop”
Il noto quotidiano francese Le Figaro ha fatto la pulce al calciomercato delle squadre francese, fra cui ovviamente quello del Paris Saint Germain. Molto interessanti sono state le parole spese su Kolo Muani e sulle trattative che lo hanno riguardato. Queste le parole riportate da TuttoJuve: "Diamo a Cesare quel che è di Cesare: i dirigenti parigini hanno giocato bene le proprie carte in occasione di questa sessione di mercato, realizzando importanti plusvalenze sulla maggior parte dei trasferimenti . Non è stato così per Kolo Muani, acquistato per oltre 95 milioni di euro nel 2023 e venduto per 41,2 milioni nel 2026, con comunque 12 milioni di bonus che potrebbero potenzialmente aumentare la cifra complessiva. Il mercato non è una scienza esatta. L'innesto non ha mai funzionato. Un flop. Un incidente industriale" "Il Paris ha avuto però il merito di tenere duro e di riuscire comunque a completare la cessione. Del resto, il club ha incassato circa 15 milioni di euro dai successivi prestiti dell'ex giocatore del Nantes (Juventus, Tottenham). Non è stata un'operazione riuscita, nessuno lo nega, ma il Paris è riuscito a limitare i danni".
Centrocampo, la Juve si porta avanti. Si pensa a De Jong del Barcellona per Gennaio
Centrocampo, la Juve si porta avanti. Si pensa a De Jong del Barcellona per Gennaio
Solo fino ad alcuni mesi fa sarebbe stato impensabile, eppure ad oggi Frenkie De Jong potrebbe diventare un obiettivo della Juventus per la prossima finestra di mercato. I bianconeri insomma guardano già al futuro per aggiungere finalmente al pacchetto mediano di Spalletti un regista nel vero senso della parola. A riportarlo è il quotidiano spagnolo SPORT, che specifica il perché di questa nuova prospettiva. Il fatto è che De Jong appare meno centrale nel progetto blaugrana rispetto alle scorse stagioni per una serie di motivi: dalla crescente concorrenza a centrocampo fino alla gestione dell'infortunio al ginocchio. In questo caso il Barcellona avrebbe preferito un intervento chirurgico, mentre l'olandese si è opposto scegliendo la terapia conservativa. La Juventus a questo punto aspetta, ragionando già su un prestito con acquisto condizionato a determinate condizioni ancora da fissare.
Rabiot imprescindibile anche per Amorim. Può rimanere a lungo in rossonero
Rabiot imprescindibile anche per Amorim. Può rimanere a lungo in rossonero
La Juventus fra due giorni dovrà affrontare il primo vero ostacolo del proprio campionato, ossia il Milan. I rossoneri hanno conquistato sei punti e, nonostante debbano essere sciolti ancora dei dubbi, rimangono pur sempre un'avversaria da rispettare. Fra i giocatori più temuti c'è ovviamente Adrien Rabiot, che a Torino ricordano bene. Dopo un avvio deludente divenne un perno bianconero, salvo lasciare nell'Estate di due anni fa dopo l'addio di Allegri. Fu poi proprio quest'ultimo a portarlo al Milan nel 2025, anche se stavolta il francese ha deciso di rimanere anche senza il proprio maestro, sostituito da Amorim. Il portoghese a sua volta non solo ne ha apprezzato le qualità, ma lo ritiene indispensabile per il proprio gioco, tanto che, come riportato su TuttoJuve, l'obiettivo della società sia diventato quello di prolungare il contratto, ad oggi in scadenza nel 2028.
La Lazio spinge per Alaba. La Juventus ci aveva pensato in Estate
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David Alaba non è ancora riuscito a trovare una sistemazione dopo essere finito svincolato alla scadenza del proprio contratto con il Real Madrid. Essendo senza contratto però, l'austriaco ha ancora la possibilità di accasarsi a parametro zero. In particolare, come viene ribadito da TuttoJuve, è la Lazio che dalla Serie A sta sognando il colpo mediatico. Il classe 1992 a dire la verità era stato accostato anche ad altri club italiani, fra cui la Juventus, che però alla fine aveva desistito poiché non convinta dai tantissimi infortuni degli ultimi anni.
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