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PodcastJuve-Yildiz ci risiamo: tornano le insinuazioni sull'addio del gioiello turco
Juve-Yildiz ci risiamo: tornano le insinuazioni sull'addio del gioiello turco
Yildiz via dalla Juve: refrain puntuale come un orologio svizzero. Pare uno di quei vecchi film sempre attuali, in grado di regalare emozioni ogni qualvolta venga rivisto. Da una parte la solita stampa ha la necessità di aumentare il seguito, dall'altra c'è la volontà di creare subbuglio nel mondo bianconero. Se non addirittura destabilizzare. Il momento sembra propizio per gli avvoltoi mediatici. Il giovane turco è infortunato, rientrerà intorno a metà dicembre, servirà qualche settimana per ritrovare la migliore forma. Nel frattempo si sta facendo strada Alajbegovic. Il ruolo è lo stesso di Kenan. In realtà il giovane bosniaco può giocare anche centrale nella linea della trequarti, insieme allo stesso giocatore turco e comunque dipende dal modulo. La Juve ha messo Yildiz al centro del suo progetto, presente e soprattutto futuro. Non a caso è il giocatore con l'ingaggio più altro di tutta la rosa, 7 milioni netti l'anno. Il ragazzo ha più volte ribadito di trovarsi bene con la maglia bianconera addosso, peraltro la numero 10 che fu del suo idolo Del Piero, la società non ha mai dato segnali di retromarcia rispetto alla sua scelta. Eppure in questi ultimi giorni sono state riaccese le luci su una possibile partenza. Pare resti sempre d'attualità il Real Madrid, lo voleva già l'ex tecnico Xabi Alonso lo scorso anno. Alle Merengues si sarebbero aggiunte altre due pretendenti: Arsenal e Bayern Monaco. “Cessione possibile se la Juve non dovesse qualificarsi per la Champions League”. Questa è la frase, dal sapore di speranza per chi vorrebbe Yildiz lontano dalla Juve.
9 ottobre 1988, Como-Juventus 0-3: De Agostini, Laudrup e Buso, una Juve senza freni
9 ottobre 1988, Como-Juventus 0-3: De Agostini, Laudrup e Buso, una Juve senza freni
Accadde oggi, 9 ottobre 1988. La Juventus di Dino Zoff comincia il campionato di Serie A 1988-89 con una vittoria netta sul campo del Como. Al Sinigaglia finisce 3-0, grazie alle reti di Luigi De Agostini, Michael Laudrup e Renato Buso, tutte realizzate nel primo tempo. La Juve chiude la partita in mezz'ora I bianconeri impiegano appena tre minuti per sbloccare il risultato. Al 3' è Luigi De Agostini a firmare l'1-0, dando subito una direzione precisa alla gara. La Juventus gioca con personalità e al 10' trova anche il raddoppio con Michael Laudrup, portandosi sul doppio vantaggio dopo appena dieci minuti. Il Como prova a reagire, ma la squadra di Zoff continua a gestire il pallone e a trovare spazi. Al 32' arriva anche il tris: a segnare è Renato Buso, che mette il risultato al sicuro già prima dell'intervallo. Una Juventus ricca di talento Quella Juventus può contare su un gruppo con esperienza e qualità. In porta c'è Stefano Tacconi, in difesa giocatori come Sergio Brio, Pasquale Bruno e Roberto Tricella, mentre a centrocampo e in attacco spiccano Giancarlo Marocchi, Rui Barros, Aleksandr Zavarov e Michael Laudrup. La squadra di Zoff mette in mostra un calcio concreto ed efficace, indirizzando la partita nei primi trenta minuti e amministrando poi il vantaggio. Il Como di Rino Marchesi non riesce a rientrare in gara e deve arrendersi alla superiorità bianconera. Dal Como di allora alla realtà di oggi Rivedere questa partita significa anche guardare all'evoluzione del calcio comasco. Nel 1988 il Como era una realtà che cercava di consolidarsi in Serie A, mentre oggi il club lariano vive una dimensione completamente diversa, grazie a una crescita societaria e sportiva che lo ha riportato stabilmente ai vertici del calcio italiano. Dopo la svolta arrivata con la nuova proprietà nel 2019, il Como ha risalito le categorie fino a tornare in Serie A e a conquistare, nel 2026, una storica qualificazione alla Champions League. Un percorso che testimonia quanto sia cambiato il club rispetto a quella domenica di ottobre di quasi quarant'anni fa. Quel Como-Juventus 0-3 del 9 ottobre 1988 resta così il ricordo di una vittoria convincente della squadra di Zoff, ma anche una fotografia di un calcio lontano nel tempo, quando il Como affrontava la Juventus da neopromossa e il suo futuro era molto diverso da quello ambizioso che lo attende oggi.
PodcastCaso Malagò, Miele a RBN: “La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto”
Caso Malagò, Miele a RBN: “La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto”
Fra i passaggi più interessanti che l'avvocato Renato Miele ha toccato nel corso del suo intervento a Radio Bianconera f "Qual è il problema? Per me c'è una cosciente volontà di far passare questa mancanza senza un effettivo intervento per recuperare questa situazione. Nessuno lo sa, non è che qualcuno volesse fare fuori Malagò. Io il 19 maggio, un mese prima delle elezioni, presento un ricorso contro la mia espressione, adducendo che gli altri due candidato hanno problemi con i requisiti. Dovevano essere esclusi anche gli altri due. Abete aveva un conflitto d'interessi e Malagò non era tesserato. E lo dicevo un mese prima delle elezioni, notificandolo a Federcalcio, Malagò ed Abete. Loro si leggono il ricorso, il 20 viene depositato, non si costituiscono nel giudizio e non vedono che Malagò non è tesserato e anche lui non lo vede? E' una consapevolezza dell'errore da parte di tutti, che non ne hanno voluto prendere atto. Il Tribunale Federale non ha trasmesso nulla, poi ho fatto io due esposti a Chinè, uno l'11 giugno e uno il 18 giugno. E in quel momento speravo si aprisse almeno un fascicolo. Almeno mi rispondesse a me, invece silenzio assoluto. La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto, i giudici sportivi hanno fatto di tutto per non entrare in merito della vicenda. Tutti erano consapevoli all'interno della federazione, non solo gli organi di controllo ma tutti. C'è una consapevole posizione di voler omettere un intervento sulla situazione. Dovevano bloccare le elezioni per far tesserare Malagò. Io adesso sollevo un altro problema: è stato nominato un commissario e ci sarebbe già un conflitto d'interessi e di immagine. Ma come, uno che ha violato la norma, una violazione consapevole, anche da parte di Malagò, perché come ho detto non è un disguido, perché gli è stato notificato a casa quanto avevo detto, che non era tesserato, lui poi dà la colpa a Brunelli? E' inutile che ora vengano a dire al mondo intero che è un disguido. Non lo è, è una cosa voluta, portata avanti con la presupponenza di chi ha il potere in mano e pensa che non verrà mai controllato. I primi che dovrebbero saltare sono i componenti dell'ufficio legale, e non c'era solo Viglione, e tutti i giudici sportivi che hanno avallato questa situazione, senza entrare nel merito. Potevano anche loro bloccare tutto. Dovrebbero mandare a casa Chinè, che dopo due denunce mie non è intervenuto, la commissione di controllo, quella di garanzia. Sono tutti gli organi direttivi che sono complici, e Malagò è il primo complice di tutti".
PodcastMiele a RBN: “Caso Malagò, non potevano non commissariare. Lui rientrato dalla finestra”
Miele a RBN: “Caso Malagò, non potevano non commissariare. Lui rientrato dalla finestra”
L'avvocato Renato Miele è stato ospite di Radio Bianconera, nel corso della trasmissione Fuori di Juve. Miele per informazione è stato colui che ha presentato l’esposto che di fatto ha portato al commissariamento della FIGC: "Sono la genesi dell'annullamento dell'elezione. Quello era il mio obiettivo, dopo essere stato escluso. Annullando le elezioni, in futuro potrei avere chance, sempre se cambiano lo statuto. Malagò Commissario? E' possibile, lo noto da molti anni che CONI e le altre. Una volta uno diventa controllore, e poi controllato. Il presidente del CONI diventa il presidente di una Federazione e così via. Si controllano l'uno con l'altro e sono sempre gli stessi. Ecco perché si rimane sempre così ed è difficile cambiare ed entrare. I rapporti tra Malagò e il CONI si sa quali potrebbero essere, è stato quasi 15 anni lì dentro e chissà quali sono gli accordi che ci son ostati. Non potevano fare a meno che commissariare, visto che le questioni che avevo portato io erano fondatissime. Hanno fatto rientrare dalla finestra Malagò ma non è cambiato nulla. Ma le federazioni sportive, purtroppo, sono tutti dirigenti che sono lì da 10-20 anni, sono sempre gli stessi. E diventa difficile cambiare qualcosa e introdursi. Io sono riuscito con il dirittto ad abbattere una porta. Ma se lì dietro c'è il potere di 40 persone che si mettono d'accordo per tirare su quella porta...". "Se io voglio entrare, devo parlare con qualcuno e promettere forse qualcosa. Non so quali sono i compromessi da fare. Io potevo andare a chiedere l'accredito ad Abete, ma si presentava lui e figuriamoci se mi davano accredito a me. L'Assocalciatori, con cui ho parlato più di tutti anche in passato, mi ha detto 'Ok presentati', poi il giorno dopo ho saputo che appoggiavano Malagò. E' difficile entrare, e chi decide sono quelli che poi si presentano. Al massimo può entrare chi come Malagò avrà dovuto fare un compromesso con la Lega Serie A e le altre componenti". Malagò un abusivo in Federcalcio? "Io sul punto mi sono battuto, perché non c'è solo una norma sportiva che prevede il tesseramento, ma anche una legge di stato che prevede obbligatoriamente il tesseramento. Io su questo ho battuto fino all'ultimo ricorso e davanti al Collegio del CONI la cosa è stata ascoltata. Effettivamente non so cosa possa essere capitato nella mente di Malagò. Uno che si circonda di giuristi e avvocati importanti, poi si dimentica queste cose? Il problema però non è il mancato tesseramento, ma anche la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, sull'onorabilità. Ha omesso diverse cose". "Qual è il problema? Per me c'è una cosciente volontà di far passare questa mancanza senza un effettivo intervento per recuperare questa situazione. Nessuno lo sa, non è che qualcuno volesse fare fuori Malagò. Io il 19 maggio, un mese prima delle elezioni, presento un ricorso contro la mia espressione, adducendo che gli altri due candidato hanno problemi con i requisiti. Dovevano essere esclusi anche gli altri due. Abete aveva un conflitto d'interessi e Malagò non era tesserato. E lo dicevo un mese prima delle elezioni, notificandolo a Federcalcio, Malagò ed Abete. Loro si leggono il ricorso, il 20 viene depositato, non si costituiscono nel giudizio e non vedono che Malagò non è tesserato e anche lui non lo vede? E' una consapevolezza dell'errore da parte di tutti, che non ne hanno voluto prendere atto. Il Tribunale Federale non ha trasmesso nulla, poi ho fatto io due esposti a Chinè, uno l'11 giugno e uno il 18 giugno. E in quel momento speravo si aprisse almeno un fascicolo. Almeno mi rispondesse a me, invece silenzio assoluto. La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto, i giudici sportivi hanno fatto di tutto per non entrare in merito della vicenda. Tutti erano consapevoli all'interno della federazione, non solo gli organi di controllo ma tutti. C'è una consapevole posizione di voler omettere un intervento sulla situazione. Dovevano bloccare le elezioni per far tesserare Malagò. Io adesso sollevo un altro problema: è stato nominato un commissario e ci sarebbe già un conflitto d'interessi e di immagine. Ma come, uno che ha violato la norma, una violazione consapevole, anche da parte di Malagò, perché come ho detto non è un disguido, perché gli è stato notificato a casa quanto avevo detto, che non era tesserato, lui poi dà la colpa a Brunelli? E' inutile che ora vengano a dire al mondo intero che è un disguido. Non lo è, è una cosa voluta, portata avanti con la presupponenza di chi ha il potere in mano e pensa che non verrà mai controllato. I primi che dovrebbero saltare sono i componenti dell'ufficio legale, e non c'era solo Viglione, e tutti i giudici sportivi che hanno avallato questa situazione, senza entrare nel merito. Potevano anche loro bloccare tutto. Dovrebbero mandare a casa Chinè, che dopo due denunce mie non è intervenuto, la commissione di controllo, quella di garanzia. Sono tutti gli organi direttivi che sono complici, e Malagò è il primo complice di tutti". E ha concluso dicendo: "Dopo tutto questo troverò un appoggio? Con l'annullamento delle elezioni tutti gli organi sono azzerati, quindi pensa se troverò appoggi per la candidatura. Ci sono 3-4 persone che comandano e decidono loro chi diventa presidente. E' un circolo chiuso. Non è solo la Federcalcio, ma sono tutti gli statuti così. Malagò non potrebbe fare il commissario. Ha un parere dell'ANAC che ha fatto una delibera che anche lì è fuori tempo ma gli viene fatto ad hoc. Adesso però non è più una carica elettiva, è un incarico lavorativo, ma non può farlo perché la legge dice che non può andare a lavorare nell'ente che controllava. E' contro la legge Severino. Ora dovrebbe intervenire il governo o il ministro. Sul penale si potrebbe andare? Per quanto riguarda il CONI sì, le eventuali omissioni di atti d'ufficio, se erano atti dovuti, sì. La Federazione è un ente di diritto privato, ma nei momenti in cui ci sono queste attività, diventa un ente di rilevanza pubblicistica. Nel gestire i fondi pubblici che riceve e non solo, i tesserati e tutte altre operazioni con finalità pubblica, tutti quelli che rientrano nelle operazioni elettorali in quel momento sono diventati incaricati di pubblico servizio. Se queste attività sono di rilevanza pubblicistica e quelli diventano pubblici ufficiali, diventa un'omissione d'atto d'ufficio il fatto che abbiamo raccontato? Il rischio è che le cose che farà Malagò ora potrebbero essere atti nulli per questo discorso".
PodcastBonini a RBN: “Juventus: mi aspetto più compattezza, ma il talento c’è”
Bonini a RBN: “Juventus: mi aspetto più compattezza, ma il talento c’è”
Di seguito riportiamo le parole dell'ex calciatore Massimo Bonini , intervenuto a Radio Bianconera nel corso di Fuori di Juve: CAGLIARI-JUVENTUS "Mi aspetto che la Juventus cresca, che sia più compatta soprattutto. Perché magari è una squadra che ha fatto, sì, contro l'Atalanta, una grande prestazione, però nelle altre ha lasciato un po' a desiderare. Nel senso che magari prendono dei gol dimostrando ancora una squadra con non ha tanto equilibrio tattico. Deve crescere come compattezza ed essere più squadra. Però penso una cosa: che la Juventus ha giocatori con grande talento. Solo devono diventare più squadra. Però ha tanti giocatori che nell'uno contro l'altro saltano un avversario. E questo è l'importante nel calcio di oggi. Soltanto che dopo devono imparare a difendere, a stare in campo e occupare bene gli spazi". DOUGLAS LUIZ E SARR "Sono un po' sorpreso perché l'hanno preso, gli hanno dato pochissima possibilità di giocare e poi adesso si sono resi conto che magari è un giocatore utile. Io penso che in questi ultimi anni ci sono state un po' delle scelte un po' strane, anche McKennie l'hanno preso e poi tutti gli anni sembra che lo devono dar via, invece è un giocatore importante. Perciò mi sembra strano che non conoscono i giocatori, perché quando prendi un giocatore prima di tutto devi cercare di metterlo nelle condizioni di poter giocare, farlo sentire importante. Mi sembra che in questi ultimi anni a questi giocatori che sono arrivati hanno dato poco tempo a disposizione per poter capire. C'è quello che magari ha più personalità che entra subito nel campionato italiano, altri sono un po' più in difficoltà". WOLTEMADE E KOLO MUANI "Non sono bomber. Anche Paolo Rossi non era un bomber, cosa significa? Significa che devi metterli nelle condizioni di ricevere la palla per poter fare i gol. Se i due esterni rientrano in porta, il centravanti servirà a poco. Bisogna metterlo nelle condizioni che il giocatore deve andare al fondocampo e mettere la palla dietro, dove l'attaccante deve essere pronto per poter fare i gol. Devi metterlo anche nelle condizioni. Bisogna capire che tipo di gioco vuole fare. Bisogna metterlo nelle condizioni di rendere al meglio".
La Juventus pensa al futuro. Per la porta oltre a Palmisani c’è un talento del Bayern Monaco
La Juventus pensa al futuro. Per la porta oltre a Palmisani c’è un talento del Bayern Monaco
La Juventus in Estate ha risolto gli interrogativi riguardanti il discorso portiere ingaggiando Vicario e Grabara. Una buona coppia per il presente, ma la volontà del club è quella di guardare già al futuro. In tale ottica il nome principale che sta rimbalzando da giorni è quello di Lorenzo Palmisani, classe 2004 del Frosinone, per quanto esistano altre piste. In particolare Sky Sport Duetschland riporta l'interesse della Juventus per il giovanissimo Leonard Prescott. Classe 2009, Prescott ha appena compiuto 17 anni, ma in Germania ne parlano come un predestinato e da tempo è aggregato con la prima squadra. Si tratta di un nome estremamente futuribile dunque, per quanto la concorrenza potrebbe già presto infoltirsi, dato che sul ragazzo c'è già anche il Chelsea.
PodcastGiletti a RBN: “Non abbiamo un centravanti all’altezza, ma serve fiducia in Kolo Muani”
Giletti a RBN: “Non abbiamo un centravanti all’altezza, ma serve fiducia in Kolo Muani”
Il giornalista e conduttore Massimo Giletti, nonché tifoso juventino,è intervenuto a Radio Bianconera durante Fuori di Juve. Queste le sue parole: NICO GONZALEZ "Se sono contento del rinnovo di Nico Gonzalez? Credo fosse una situazione che poteva diventare delicata. Vorrei vedere il contenuto dell'accordo, ma qualche dubbio mi viene. Penso abbiano spalmato quello che lui voleva. Forse era necessario per avere il suo ok a rimanere. E' un giocatore di qualità e personalità". RICAPITALIZZAZIONE "È un discorso molto complesso. Ho detto anche altre volte che l'errore fondamentale è stato fatto da chi ci ha fatto vincere 9 scudetti di segutio, Andrea Agnelli. Quando sceglie di allontanare Marotta, regala l'Inter di oggi. Se Carnevali fa quello che deve fare, e sono contento che è arrivato uno che capisce di calcio, nella vita puoi spendere tanti soldi ma poi non è detto che vinci. Adesso la Juve ha messo un tassello importante, è il miglior management dal dopo-Marotta, non siamo molto fortunati per via degli infortuni e non sarà semplice fare qualcosa". IL LAVORO DI GIUNTOLI "Si è trovato a scegliere un allenatore che ha fallito. La grande colpa di Giuntoli è stata quella di investire su un tecnico che aveva fatto bene a Bologna. Le grandi società hanno bisogno di allenatori forti, sicuri, l'unica eccezione è Chivu ma conosceva l'ambiente Inter molto bene. E poi ci vuole anche fortuna. Ma quando hai anche una squadra forte, è più semplice". GLI ATTACCANTI "Hai preso un attaccante nel finale di mercato, si è speso troppo e male lo scorso anno, fallendo tanto sulle punte. Non abbiamo un centravanti all'altezza. La Juve non ce l'ha l'attaccante che fa gol. Bisogna avere fiducia però su Kolo Muani, perché ha qualità. Gioca lì per necessità, ora vedremo cosa troverà intorno a lui Spalletti. Con la cifra di Openda prendevi Hojlund, serviva uno come lui, perché sapevi che Vlahovic non rimaneva. Dovevi venderlo lo scorso anno il serbo purtroppo". MERCATO "Carnevali ha fatto una rivoluzione, ha portato molti giocatori, ha investito con coraggio anche in un giocatore come Alajbegovic, che è un investimento molto alto ma coraggioso. Anche perché poi non so quanto potrai trattenere alla Juve Yildiz. Oggi lui è di un altro pianeta e certi giocatori valgono sui 10-12 mln a stagione. Con lui arrivavi in Champions l'anno scorso e lo hai perso nel momento chiave. Può perdere Yildiz? Vale almeno 100 mln, una cifra enorme che uno come Carnevali può usare per fare mercato. Nessuno può sapere cosa succederà. Avendo perso Locatelli e Thuram sarà difficile reggere in mezzo al campo tutto l'anno. Dobbiamo pensare che la Juve non è più quella di una volta, quindi si è presa un giocatore fortissimo, con personalità, sperando che la Juve vada avanti. Ma se non torna tra le prime quattro, i punti interrogativi ci sono. Elkann ha dato 1,5 mld, senza risultati. Si spera sempre che la cosa peggiore non ci sia, ma devi mettere in preventivo che possa partire, e con quelle cifre investire su altri giocatori".
Maldini motivato contro la Juventus. Dopo la Nazionale punta ad un nuovo record
Maldini motivato contro la Juventus. Dopo la Nazionale punta ad un nuovo record
La Juventus dovrà fare grande attenzione al Cagliari e a Daniel Maldini nella gara di dopodomani. I sardi sono partiti forti e il classe 2001 proviene da un periodo molto positivo complessivamente parlando. L'ex Atalanta infatti si è goduto la convocazione in Nazionale e ora vuole tornare ad incidere anche con la formazione sarda. Maldini del resto ha segnato in tutte le ultime tre partite con il Cagliari e ora, come ricorda TuttoJuve, vuole agguantare un record. La volontà è quella di puntare le cinque partite di fila a segno, primato che appartiene a Joao Pedro nel 2020. Per provare a raggiungerlo il figlio d'arte dovrà dunque per forza timbrare il cartellino contro la Juventus.
Fabrizio Romano su Icardi: “Sarebbe andato alla Juventus e non è mai stato vicino all’Inter”
Fabrizio Romano su Icardi: “Sarebbe andato alla Juventus e non è mai stato vicino all’Inter”
Il giornalista Fabrizio Romano ha rilasciato alcune dichiarazioni al proprio canale YouTube, svelando alcuni retroscena sulle tante voce legate a Mauro Icardi, svincolato e accostato più volte anche alla Juventus. Queste le sue parole, riportate da TuttoJuve: "Sgomberiamo il campo dagli equivoci: ve lo dico al 101%, visto che parliamo di cose reali e non di fantasie, Icardi non è mai stato vicino all'Inter, non è mai stato vicino a partire per Milano e firmare per l'Inter. Si è sentito di tutto durante le ultime settimane, ma nulla di tutto ciò corrisponde al vero: Icardi non è mai stato vicino all'Inter (...)". "(...)Quindi, se mi chiedete se Icardi tornerebbe volentieri all'Inter, vi dico che da una vita ci tornerebbe, così come sarebbe andato, lo ripeto, alla Juventus a gennaio. Ma Icardi all'Inter non è mai stato vicino durante questo mercato estivo, e neanche in quello degli svincolati di queste settimane. Per cui, è giusto far chiarezza". 
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