La sfida contro la Roma: un climax alpino per la “rieducazione” bianconera.

È normale per i tifosi bianconeri, dopo la partita contro il Genoa, desiderare all’Olimpico un’esplosione vincente della Juventus, proseguendo senza sosta a mo’ di un razzo lanciato verso l’alto la scalata della classifica. Il tassello vincente piazzato alla prima di Igor deve essere lo spunto per seguitare su una rinnovata linea vincente, non dimenticando mai saggezza e raziocinio. La Juventus di Tudor pian pianino deve ritrovarsi, rieducarsi, riconquistare l’identità perduta; inutile pretendere stasera a Roma la vetta della perfezione calcistica, rischiando già una discesa pericolosa e dolorosa, non avendo ancora acquisito la forza e la capacità necessarie per atterrare con piedi ben saldi. La Juventus deve riconquistare se stessa per tornare grande.
Alcuni romanzi annoiano, altri sorprendono, altri ancora provocano ansia o paura. Ciò è dovuto in gran parte alla loro trama; essa, infatti, stimola e influenza le emozioni umane. Da questo punto di vista, e se dovessimo immaginarla con un grafico, la trama si presenta come una linea che tende a salire man mano che si sviluppa la storia, per poi raggiungere un apice e discendere durante il finale. Beh, ricorda un po’ un campionato di calcio, e anche altro di più importante, non vi pare? Tale linea però non è in ascesa continua; ci sono dei momenti, infatti, in cui torna a scendere, per poi salire un’altra volta. Ognuna di queste salite rappresenta un ostacolo, sempre più alte col procedere del romanzo; ogni cima raggiunta dalla linea, prima della discesa, rappresenta il climax.
Rammentiamo tutti fin troppo bene lo studio scolastico delle cosiddette figure retoriche, ovvero i tanti artifici stilistici che la lingua ci offre per creare modi irripetibili e solo nostri per dire altrimenti ciò che intendiamo propriamente dire. Il climax è il procedimento stilistico della passione, che si accende o si spegne, una gradazione che consiste nel passare da un concetto all’altro, o nel ribadire un concetto unico, con sinonimi via via più efficaci e intensi. Oppure, al contrario, sempre più fiochi fino a spegnere del tutto l’esplosione iniziale. La vita è un climax (dal greco κλῖμαξ, «scala»). L’intensità costante però non è sostenibile, per leggi fisiche, umane, etimologiche: se proprio vogliamo ammirare il panorama da lassù, dai pioli del climax dobbiamo presto affrettarci a scendere. Del resto questa parola si ritrova in latino clinare, col significato di piegare, inclinare, fino alla nostra parola clivo, ovvero, il pendio che conduce a valle.
Il greco come sempre non ha dubbi: scendere verso terra, atterrare. Ciò che conta è stare bene attenti a non ruzzolare giù. Una scala di esperienze in cui ogni gradino percorso, verso l'alto o il basso non importa, contribuisce a tracciare la mappa per arrivare all’obiettivo.
Quintiliano, famoso oratore e retore romano del I secolo d.C., dice nella sua celebre Institutio Oratoria - vero e proprio manuale di pedagogia e retorica - che il climax consiste nel salire una scala fermandosi a ogni gradino, cautamente, prima di passare a quello successivo, non dimenticando mai come si ridiscende, perché solo tornando a valle sani e salvi si può risalire, e - aggiungo io - continuare così quella meravigliosa trama del romanzo che è la vita e tutto ciò che ne discende, calcio compreso.
L’ascesa che serve alla Juventus non è soltanto quindi far bottino di punti, ma ritrovare la consapevolezza della sua solidità, rivestirsi di quel lucente bianconero che ha abbagliato nei decenni avversari e illuminato i propri tifosi.
Ciò che vale, ciò che salva - e gli alpinisti lo sanno bene, fanno dell'etimo di climax legge di sopravvivenza – è accettare il suolo. Rispettare la terra per non cadere; la vertigine della vetta è solo l'illusione di un istante. Climax non vuol dire quindi salire e salire e salire fino all'infinito e oltre; significa invece accettare la nostra finitezza, e provare a scalarla con umiltà, piolo dopo piolo. La vera conquista è l'uomo, non la vetta affermò l'alpinista e scrittore Walter Bonatti, lui che era soprannominato il re delle Alpi. La vera vittoria per la Juventus è tornare ad essere se stessa, stando sulla terra con i piedi ben saldi, salendo più in alto, guardando più lontano. E chi più lontano vede, più a lungo sogna.
Roberto De Frede
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