La Juve di Motta (e non solo) tra vergogna e umiliazione
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Vergogna e umiliazione: sembra il titolo di un film, invece sono i due sostantivi più utilizzati e soprattutto pertinenti per connotare la Juve targata Motta. Nella trasferta di Champions League contro il PSV, questa truppa priva di carattere e senza leader, sembrava avesse toccato il fondo, invece, come si dice in questi casi, al peggio non c'è mai fine. Uscire dalla Coppa Italia contro l'Empoli impegnato a salvarsi non è grave in sè, ma conta la modalità con cui avviene. Orribile, terrificante, ingiustificabile, fuori da ogni immaginazione consona con la storia di questo club. Lo ha riconosciuto lo stesso allenatore, a dire il vero con onestà: "Non sono stato capace di far capire ai giocatore il significato di indossare questa maglia". Lui l'ha capito? lecito dubitare. In una serata del genere, passa quasi in secondo piano il discorso tecnico/tattico, comunque rivedibile e il più delle volte incomprensibile. Come del resto l'ostinazione dell'allenatore rispetto alle scelte di alcuni giocatori.
Il tecnico si scusa con tutti, ma dovrà farsi un esame di coscienza e chiedersi se lui stesso sia un allenatore da Juve. Oppure se il salto da Bologna alla Continassa sia stato troppo grosso. Probabile. La motivazione è l'elemento principale in un gruppo che aspira a vincere, se necessario anche con ossessione. A febbraio il tecnico ci fa sapere che non riesce a trasferire certi valori. Grave. Questo è l'aspetto emotivo. Le scelte. Ma possibile non esista un modulo diverso dal 4-2-3-1? E' reato provare provare qualcosa di diverso contro un avversario sulla carta inferiore? Gli uomini. Caro Thiago è ora che tu spieghi la tua ostinazione nel mettere in campo Koopmeiners. L'olandese è spaesato, continua a vagare per il campo, senza capire quale sia la sua zolla. In buona sostanza, "un personaggio in cerca d'autore", tanto per citare l'opera drammatica di Pirandello. Non sostituire subito Nico Gonzalez palesemente in difficoltà è incomprensibile, come le recenti panchine di Thuram e non solo. Vlahovic è un altro capitolo orrendo, tra gol divorato nel finale e modo con cui ha mandato in tribuna il pallone in occasione del rigore. Male anche Yildiz dal dischetto. Ci sarebbe altro su cui dibattere, ma servirebbe un libro. La cosa certa è il terzo fallimento stagionale: dopo Supercoppa e mancata qualificazione agli ottavi di Champions, fuori anche dalla Coppa Italia. Rappresentava l'unica speranza per alzare un trofeo. A proposito, dov'è la società? Sarebbe ora che qualcuno si presentasse davanti alle telecamere per spiegare questo scempio e perché il progetto non decolla.
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